Didone Liberata

L'autentica Didone di Virgilio

Dramma teatrale in quattro Atti

di Salvatore Conte

basato sulla Eneide

di Publio Virgilio Marone,

e su La Didone

di Giovan Francesco Busenello.

Un'opera Manifesto.

Filippo Falciatore - La caccia di Didone ed Enea, particolare (1765, ns. elaborazione grafica)

Welcome to QDido.org,

the new landing of the real Virgil's Dido:

an open, multilingual, cosmopolitan website,

dedicated to Elissa the Jocund, alias Queen Dido (a. 840-750 B.C.),

and to her inexhaustible aspects: historical, social, poetical, spiritual ones, and so on...

This website is co-directed by distinguished Latin scholar Prof. Loredana Marano and by Dr. Salvatore Conte (VS:SV, CLE).

Questo sito è condiretto dalla chiarissima Latinista Prof.ssa Loredana Marano e dal Dott. Salvatore Conte.

Drama published in:

A Bequest Unearthed, Phoenicia
Encyclopedia Phoeniciana

Drama catalogued and reviewed in:

Dido - Didon - Didone
Eine kommentierte Bibliographie zum Dido-Mythos in Literatur und Musik

Website reviewed in:

Il teatro. La voce dell'anima.

Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

(per il ritorno della Fenicia dal suo Prospero)

con il Patrocinio di S.E. il Presidente della Repubblica Italiana

A Madame Karin and all the Friends of Elissa

Your power has refounded the Circle of Byrsa

Our Manifest is the Letter of Elissa to Aeneas

Daw Aung San Suu Kyi

Another Woman in chains

FREE, MAKE FREE, AUNG SAN SUU KYI, LONG LIFE TO HER

Stop the new hypocrite show

Turn off TV

Turn off the Olympic Games of Cruelty and Hypocrisy

All the Mayors of the World should have to show maxi images

of Aung San Suu Kyi and Ingrid Betancourt

but just one could do it on the Capitol, where Minerva does seat.

Thank you, Veltroni.

For a real Roman, every woman in danger is a Roman woman.

Quaecumque mulier in periculo est, viro vere Romano Romana est.

BUT WORDS ARE NOT ENOUGH

INGRID BETANCOURT IS GOING TO BE SACRIFICED

TO THE EVIL GOD OF WESTERN WORLD

BUT KILLING HER

MEANS THAT THEY ARE KILLING THEMSELVES TOGETHER HER

HER MURDERERS HAVE NO FUTURE IN ANY WORLD:

NO ASYLUM, NO MERCY, NO BURIAL

THEY ARE SEPARATED, FOR EVER DIVIDED, FROM HUMANKIND:

NO ONE WILL HEAR THEIR ENTREATIES

GROUND WILL FEEL SHAME TO BE TOUCHED BY THEIR TEARS

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«Regina, io son

   confuso;
L’anima mia vorrebbe
Concepir il suo debito al

   tuo merto,
Ma l’obbligo disperde
I pensieri in se stesso,
Stà il buon voler dal non

   poter oppresso.
E non formo parole,
Per non scemar,

   parlando,
La gloria, che

   dall’obbligo mi nasce,
E mentre il cor

   nell’obbligo ti honora,
Honorato t’adora»

La Didone II, 10 (Enea a Didone)

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La D. di Virgilio

(secondo Maleuvre)

La D. di Virgilio

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Dido

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Didon - Didone

Agrippina A.

at Wikipedia

Elissar

at Phoenicia.org

Un tiro fallace

Bosco di cedri nei Colli che saran detti Albani, presso la futura Roma.

(Entra Carneade)

Carneade: Io son qui ad informare che Cadmo è or giunto alla foce del fiume Tevere.

(Entra Cadmo)

La spuma dei delfini ha indicato la via durante il giorno.

Le bianche ali dei gabbiani l’han mostrata la notte.

Solitario è stato il cammino di quest’uomo, come solitaria fu la sua opposizione all’imperio del Fato.

Risalendo il corso del fiume, egli ha incontrato le insegne di Cartagine poste a difesa della modesta città di Pallanteo.

Là ove sorgerà Roma.

Là ove il Greco Evandro pose la prima pietra.

La città greca di Pallanteo, da sempre in lotta con i Latini, ed or alleata d’Enea.

Un unico pensiero ha accompagnato Cadmo nel suo solitario cammino.

Un pensiero biondo come luce, e oscuro qual ombra, insieme.

Un unico pensiero lungo un infinito viaggio, sciolto in un unico insostenibile momento.

(Entra Didone, armata d’arco e faretra, e a distanza incrocia per un attimo lo sguardo di Cadmo. Poi entrambi si voltano. Ed infine seguiranno la narrazione di Carneade)

Solo questo sguardo.

E null’altro, tra Regina e Capitano.

Nessuna domanda.

Nessuna risposta.

Che non sia in questo sguardo.

Ma ora è tempo che Cadmo mi raggiunga all’ombra di questi cedri.

Perché questo è il compito che Sicheo gli ha consegnato.

Ecco dunque che egli conduce Didone sugli irti colli a mezzogiorno del fiume Tevere.

E dall’alto di questi, egli avvista il copioso bosco, nel cui mezzo io mi trovo, a narrar sì grande materia, con sì meschini verbi. Eppur questi ancor non m’è dato di sospendere.

Perché la linea continua e Cadmo ha or varcato questa gran selva di cedri.

E Didone già indugia.

Il Capitano attende, poi s’inoltra, e ormai m’ha raggiunto in questo mezzo.

Qui, infine, egli può scegliere il cedro più alto e slanciato.

Estratta la spada, qual aratro ne fa uso.

Profondo è il solco tracciato intorno al vecchio cedro.

Didone allor si commuove.

Cadmo sceglie ora il cedro più piccolo: giovane e promettente.

Il solco è profondo come l’altro, tuttavia più piccolo risulta essere il cerchio.

Infine il Capitano, con profondo solco, congiunge ora il cerchio più grande a quello minore.

Didone allor si volta e piange…

(Carneade esce)

Cadmo: Costruite ora una nuova città ai margini del bosco, mia Regina.

Io ho incontrato il vostro sposo.

E ne sono stato il braccio, la spada, il labbro.

Ma voi ne siete già informata.

E fortunata è la terra bagnata dalle vostre luci…

(Entrambi indugiano)

Didone: Un giorno di tanti giorni fa, un giorno fortunato di molti infelici giorni or sono, Sicheo mi condusse sulle patrie alture di Tiro, dove si ergono sovrani i cedri più alti del mondo.

Lì mi giurò il suo eterno amore.

Allora io scelsi un giovane cedro e gli dissi che il nostro amore sarebbe cresciuto con esso.

Sicheo non amava la spada, eppur quel giorno l’aveva portata con sé, perché quei luoghi erano solitari, ed egli temeva per la mia integrità.

(Con movimento fulmineo, Didone tende l’arco e scocca. Un ramo di cedro assai distante, si spezza e cade a terra, mostrando così le abilità balistiche della Regina)

Perché io non indossavo il mio arco quando ero con lui.

Al mio Signor io non mostro armi.

E quando di lui io ancor mi domandavo, già il mio tiro si rivelò fallace in presenza sua, perché affannato era già il mio cuore.

(Cadmo tradisce un’involontaria reazione d’amarezza. Didone la riconosce)

Fu così che quel giorno Sicheo brandì la spada, e con essa segnò un solco sul terreno, per riconoscere il nostro giovane cedro quando fossimo tornati.

Pensammo entrambi che se questo fosse avvenuto dopo che il solco fosse stato corrotto dal tempo, e non avessimo perciò ritrovato il nostro cedro, perdendolo, il nostro amore avrebbe seguito la stessa sorte.

Quando tornammo per l’ultima volta, il nostro cedro era molto cresciuto…

(Abbassa il capo)

Ma tu ben conosci la sventura che ci ha poi colpiti.

Quale turpe infamia, il mio stesso sangue, mio fratello, abbia commesso.

Ma or quel cedro è il più alto fra tutti, e si trova qui.

Ed un altro, più giovane, sta crescendo, unito al primo dall’amore per la stessa donna.

Così… Così il mio altissimo marito mi scioglie dalla colpa.

Il mio adorato Sicheo ancor mi rivolge il suo dolce pensiero, e sol per la mia felicità ancor si da pena.

Eppur questa ha sepolto con sé.

Perché egli sa quanto io abbia sofferto per il figlio che non ho avuto il tempo di dargli.

E per i lunghi anni di triste solitudine, ammantata di dolore e rimpianto.

Quando Enea approdò sui nostri nuovi lidi, pensai colpevole che questo giovane cedro avesse messo radici.

Ma oltre alla mia colpa, grande fu pure il mio errore, come ben sai, fratello mio di spirito, così diverso da quello di sangue.

Ed or questo piccolo cedro cresce su terreno sterile, dove solo erbe infestanti mettono radici.

Ed è per questo che io ora corrompo questo vano solco, affinché solo il cerchio più grande abbia da rimaner visibile, fino alla fine dei miei giorni.

(Didone afferra un ramo del sottobosco e comincia a cancellare il solco tracciato intorno al cedro più piccolo. Poi si arresta, ed indugia)

Il resto lo farà il tempo…

Ora riprendiamo la via, Cadmo.

(Percorsi alcuni passi, Didone torna a voltarsi in direzione del piccolo cedro, e tende di nuovo l’arco)

Ma per favorire il tempo, sarà la mia freccia a spezzare quest’illusione…

(Didone scocca la freccia, ma manca il bersaglio, benché chiaramente agevole)

Prode Cadmo, or ti prego. Torniamo al nostro Campo ed a spazi aperti.

Ché all’ombra dei cedri il mio cuore è ancor più gelido…

(Escono)

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