Dagon

DAGON

di Howard Phillips Lovecraft, Valentino Sergi e Salvatore Conte

(1919-2019)

Dagon (1919)

Il cane (1924)

La cerimonia (1925)

La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath (1943)

1

La nave sulla quale sei imbarcato come reporter viene attaccata dai corsari tedeschi.

Dopo un confronto rapido e impari, il vascello viene considerato una legittima preda e l’equipaggio catturato. La Grande Guerra è solo all’inizio e la marina germanica rispetta ancora i trattati internazionali, così vieni condotto in una cella insieme ai soldati, ma nonostante la vostra condizione ricevete un trattamento di estrema correttezza in qualità di prigionieri di guerra.
Tanto blanda è la disciplina imposta dai vostri carcerieri che appena cinque giorni dopo la cattura, nascosto alla vista da una notte placida e senza luna, riesci a raggiungere il ponte, pronto a salpare con la scialuppa sulla quale avevi caricato cibo e acqua sufficienti per parecchi giorni di viaggio.

Vai all’8.

 

5

L’odore di caffè caldo ti desta dal sonno, apri gli occhi e sul vecchio comodino scrostato accanto al letto osservi il torbido liquido fumante attraverso la patina unta degli inconfondibili bicchieri delle sudicie taverne di Kingsport.

Leila dorme ancora, accanto a te.

La sera prima ti ha mostrato una sua fotografia: era vestita e truccata con maggiore charme. Era davvero bella e non troppo consumata: una vera potenza.

Ai piedi del letto, un uomo distinto dalla chioma corvina e il vestito elegante ti saluta con un sorriso. Dopo qualche istante, sei definitivamente sveglio e riconosci in quella figura St. John, il tuo vecchio compagno di stanza all’Università.

Lo abbracci con trasporto, dichiarandoti sorpreso, ma rasserenato da quel fortuito incontro. La sera prima eri troppo stanco per salutarlo come merita.

«Hai fatto un bel colpo, stavolta...», scherza il tuo amico, alludendo a Leila, che dorme ancora beata o forse gioca a fare la bella addormentata e intanto ascolta tutto.

«È un bel pezzo...», confermi con malcelato orgoglio.

Durante la colazione, l’uomo rivela mortificato di aver assistito al tuo ingresso in città la sera precedente, ma di non averti potuto raggiungere subito, perché impegnato in un’importante ricerca.
«Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai», aggiunge con ironia, anche se scorgi una nota febbrile nel prosieguo del discorso, quando il vecchio amico fa riferimento alla sua presenza lì a Kingsport, dichiarandosi per nulla stupito dal vostro incontro, nonostante le assurde circostanze.
Ricordi che, voi due insieme, stanchi dei luoghi comuni del mondo, dei movimenti artistici o intellettuali, quando le gioie dell’amore e dell’avventura avevano perso ogni sapore, sperimentaste gli stimoli di esperienze e avventure morbose, fino all’estremo oltraggio del saccheggio tombale, per arricchire la macabra stanza dei trofei che adornava l’innominabile museo che avevate allestito nella grande casa di pietra dove vivevate da soli, senza servitori. E in tali occasioni eravate entrati in contatto con forze occulte, rivelatrici di fili sottili che legano indissolubilmente i destini dei mortali.
St. John ti offre di accompagnarlo alla Villa che ha affittato in primavera nei pressi del Cimitero, senza voler aggiungere altro per timore di orecchie indiscrete, ma già sospetti voglia proporti di partecipare a qualcosa di blasfemo e pericoloso.

Inoltre sei geloso di Leila, non ti piace come la guarda. E non ti fidi abbastanza di lei, che appare fin troppo scaltra.

D'altra parte, tornare da quegli strani vecchi o rimanere in quella stamberga non ti alletta affatto.
Se decidi di seguire St. John alla Villa, vai al 70.
Se decidi di rifiutare, preferendo recarti alla Casa dei tuoi avi, vai al 38.

 

8

Quando sembra fatta, un sussurro alle tue spalle ti gela, un sussurro femminile...

«Ehi... se pensi di andare via, voglio venire anch'io: non mi fare storie o mi metto a urlare...».

La riconosci: è la governante del Capitano.

Non sembri avere alternative, probabilmente sarebbe stato più facile smarcarsi da una guardia tedesca; e poi non è un imprevisto così sgradevole: benché quasi anziana, è ancora un bel pezzo di donna, e di certo il Capitano le faceva fare gli straordinari.

Annuisci lieve con un cenno del capo, facendole capire che bisogna muoversi con la massima circospezione.

Vai al 12.

 

10

St. John è convinto tu non sia stato trascinato per caso dalle correnti lì a Kingsport, nelle ultime ventiquattr’ore quel villaggio di pescatori semi-disabitato si è andato popolando da una moltitudine di stranieri attirati dal richiamo dello stesso primitivo e tetro retaggio.

Ora che ne hai compresa l’origine, ne avverti la profonda influenza nell’inconscio e scegli di accettare il tuo ruolo in quella missione disperata, tanto più che vuoi fare impressione su Leila.
St. John, traducendo un vecchio carteggio tra alcuni adepti del culto secolare, è riuscito a individuare nel Cimitero la posizione di un uomo sepolto da cinquecento anni che ai suoi tempi era stato un negromante e da un sepolcro magico aveva rubato un potente talismano. Il potere di quell’amuleto era descritto nel Necronomicon dell’arabo pazzo Abdul Alhazred e rappresenta lo spaventoso simbolo spirituale dei divoratori di cadaveri.

Ti rendi conto che avete perso le preziose ore del giorno per comprendere in minima parte la minaccia dell’orrendo rituale ormai prossimo al compimento.
St. John ti porge una borsa, al cui interno trovi alcuni oggetti che ti saranno utili ad affrontare i prossimi pericoli.

Vai al 77.

 

12

Sei finalmente libero e al largo, e in buona compagnia... ma ti rendi conto di non avere la minima idea di dove ti trovi.

«Come ti chiami?», le chiedi.

«Leila, Leila Hanna Hamilton. E tu?».

«Howard, Howard Phillips Lovecraft.

Senti, Leila... quando tutto questo sarà finito, avrei bisogno di un'assistente come te».

«Non sei sposato?», ha già capito.

Scuoti il capo.

«Sono più vecchia di te, molto più vecchia».

«Te li porti molto bene.

E sei una donna di carattere, questo è evidente».

«Non ci vedi nient'altro in me?», a dispetto dell'età, le piace civettare.

«Sei una donna potente, che non si lascia abbattere».

Come non detto.

La governante vorrebbe sentirsi dire che è ancora una bella donna, ma la salsedine ti ha impastato la lingua, evidentemente.

Non ti sfugge, però, è massiccia come una bestia, formosa e anche un po' troia, vista la casacchina allentata sul petto da vacca; ormai le hai messo gli occhi addosso, e visto come si sono messe le cose, hai intenzione di portartela a casa, a tutti i costi.

Ha parecchi anni più di te, ma sembra in grado di non farsi troppo decrepita.

Non sembra finita, può essere ancora spremuta e il Capitano l'aveva capito benissimo.

«Vuoi suggerirmi la rotta, Leila?».

«Non ne capisco niente. Tanto vale che ti riposi».
Se decidi di aspettare, vai al 42.
Se preferisci remare, vai al 57.

 

17

L’uomo vi introduce in una stanza bassa, illuminata dalle candele, con travi massicce ben visibili e mobili neri e frugali del XVII secolo. Noti un immenso camino e un filatoio al quale, nonostante il giorno festivo, si adopera una donna curva, rivolta dalla tua parte; costei indossa uno scialle abbondante e una cuffia.

Non tutto quello che vedi ti piace e provi di nuovo un senso di paura.
L’inquietudine è rafforzata proprio da ciò che prima ti aveva calmato, perché più osservi la faccia banale del vecchio, più ti allarma quella stessa banalità. Gli occhi non si muovono affatto e la pelle somiglia a cera, al punto da non poter dire con certezza se si tratti di una faccia o di una diabolica maschera. Tuttavia le mani flaccide e curiosamente coperte da guanti scrivono parole rassicuranti sulla tavoletta, informandoti che avrete l’onore di essere condotti alla celebrazione dell’antico rito di Yule, al quale anche i tuoi genitori avevano partecipato.

Poi ti indica una sedia, un tavolo e un vecchio libro di pelle verdastra, ed esce dalla stanza.

Ti consulti sottovoce con Leila.

«Mi dispiace, ma non sapevo che questi lontani parenti fossero così strani...

Forse possiamo cercarci una locanda, che ne dici?».

«Ormai siamo qui. Tanto vale adattarci», gli occhi della donna brillarono di una luce maligna.
Se scegli di leggere il vecchio libro, vai al 68.
Altrimenti, se preferisci allontanarti da quella casa, vai al 21.

 

20

Il Vecchio Cultista ti si avvicina accompagnato da due di quelle spaventose figure.
Gli altri celebranti li afferrano per cavalcarli, allontanandosi a uno a uno verso le sponde del fiume buio, dentro pozzi e gallerie, dove sorgenti velenose alimentano spaventose cascate nere.
La coppia di esseri avanza zoppicando, aiutandosi in parte con i piedi palmati e in parte con le ali membranose.

L’uomo dal volto di cera ti incita a montargli in groppa. È sottinteso che l'altro sia per la tua compagna.

Scambi un'occhiata con Leila. Sembra difficile dire di no, a quel punto.
Se accetti, vai al 15.

Se accetti, affidandoti ciecamente al potere di Leila, vai al 25.
Se rifiuti, vai al 30.

 

23

Una costellazione di stelle nere guida la folla di incappucciati che si riversa da ogni porta, formando una mostruosa processione che si snoda fra le insegne cigolanti e gli abbaini antidiluviani, i tetti coperti di paglia e le finestre con i vetri a losanga.
Non sai spiegare come ti possa essere materializzato lì in mezzo, scortato da un vecchio cultista con il volto raccapricciante simile a una maschera di cera e alla sua compagna incartapecorita che si dichiarano tuoi lontani parenti, mentre quell’interminabile fila di persone mormoranti si dirige sulle colline dove le case più antiche sono ammucchiate in rovina una sull’altra. Di qui il corteo prosegue nei cortili e tra piccoli camposanti dove i lanternoni che oscillano al vento formano inquietanti costellazioni ubriache.

«Che si fa?», sussurri a Leila.
«Rimaniamo con loro, è più sicuro».

Se provi a lasciare il corteo, vai all’11.
Se decidi di seguire la processione, vai al 63.

 

24

Avvistate finalmente la costa di una vecchia città di pescatori distesa nel gelo dell’imbrunire e mentre remi verso il porticciolo riconosci con sollievo la terra dei tuoi avi: la nevosa Kingsport costellata di vecchi comignoli, piccoli ponti e infiniti labirinti di stradine ripide e tortuose, sopra le quali si erge la Chiesa come una corona che nemmeno il tempo può toccare.

Mucchi di case coloniali la circondano in tutte le direzioni, in più strati e livelli come le costruzioni disordinate di un bambino.
Se vuoi dirigerti al Vecchio Borgo della cittadina per rintracciare la Casa dei tuoi avi, vai al 36.
Se preferisci dirigerti al Molo per raccogliere qualche informazione in più, vai al 53.

 

25

Monti in sella alla creatura, ma quando questa accenna a muoversi, Leila - anche lei "a cavallo" - ha una reazione nervosa, si scuote, cerca improvvisamente di scendere, picchiando in testa alla creatura.

Un brusco movimento della coda di quell'essere sposta la maschera di cera che avrebbe dovuto essere la testa dell’uomo, rivelando un volto informe, flaccido, sfregiato da profonde branchie verdastre e da occhi neri e senza vita che riflettono l’esplosione di luce emessa dal fuoco malato intorno a voi.

La bestia alata ti disarciona e svanisce in una vampa buia, annebbiando il ricordo della sua stessa presenza.

L’orrida figura di fronte a te emette un lamento disperato, prima di avventartisi contro con furia omicida.

In quell'attimo, penetri il velo tra sogno e realtà, e intuisci che stavi entrando in quel mondo di orrori sotterranei ai quali fanno cenno le leggende e che è rischiarato unicamente dalla pallida fiamma della morte, dentro il quale ribollono l’aria infernale e le nebbie primordiali dei pozzi che si trovano nel cuore della Terra.

In lontananza vette grigie e portentose si ergono spaventose e sinistre nel vuoto soprannaturale dell’oscurità e degli abissi eterni, più alte di quanto l’uomo possa misurare, dominando sconvolgenti vallate dove strisciano giganteschi vermi ripugnanti. La tua cavalcatura, d’improvviso, t'avrebbe gettato verso uno di questi colossi ciechi, che avrebbe spalancato le fauci, offrendoti l’onore del sacrificio riservato ai fedeli servitori di Dagon e di coloro che sussurrano nelle tenebre...

Nello stesso destino sarebbe incappata anche Leila, che invece è accanto a te, pure lei a piedi. È stata il tuo talismano sin dall'inizio dell'avventura: soltanto adesso te ne rendi conto.

L'attimo è finito: l'uomo senza maschera, se uomo può dirsi, ti è quasi addosso.

Vai all'80.

 

34

Non eri convinto, ma Leila ti trascina verso una caverna appartata, dove noti un manipolo di incappucciati compiere alcune funzioni; sembrano adorare la colonna di fuoco gettando in acqua manciate di vegetazione vischiosa che riflette uno strano alone verdastro, mentre declamano formule a te incomprensibili.

Nel momento in cui li scruti, noti con la coda dell’occhio qualcosa di amorfo che sta acquattato a distanza di sicurezza dalla fonte di luce. La creatura è simile a un rospo umanoide e quando ti volti nella sua direzione inizia a soffiare nel flauto producendo rumori odiosi, come un frullar d’ali in quelle tenebre maleodoranti.

Sei stordito e per un attimo ti senti mancare.

Devi far ricorso a tutta la tua forza di volontà per riprenderti.

Adesso puoi tornare indietro al 72, ma la curiosità di Leila sta diventando sempre più pericolosa.

 

36

«Siamo a Kingsport: ho dei parenti qui, Leila; ci ospiteranno, almeno per questa notte; sempre se la cosa non ti imbarazza...».

«Perché dovrebbe...».

Inorgoglito dalla compagnia di Leila, t’inoltri con la vecchia cessa al fianco nella neve appena caduta e imbocchi la strada che si dirige solitaria verso il Vecchio Borgo, che non hai mai visto, ma spesso sognato. Percorri la strada che gira intorno alla collina e di qui scende verso il mare, cerchi di cogliere gli allegri rumori di un villaggio di sera, ma non senti nulla.
Durante la prigionia non hai tenuto un conto preciso dei giorni, ma dovrebbe essere prossima la vigilia di Natale, probabilmente quei vecchi puritani hanno tradizioni diverse dalle tue e magari per loro tutto si riduce a una serie di preghiere davanti al focolare. Smetti di cercare tracce di divertimenti o di altri pellegrini, ma continui per la strada diretta alla Chiesa che, arroccata alla base del Cimitero sulla collina, sovrasta le case fiocamente illuminate e le mura di pietra dove le insegne dei vecchi negozi cigolano nella brezza salata.
Se vuoi proseguire nella ricerca della Casa dei tuoi avi, vai al 43.
Se vuoi dirigerti verso la Chiesa, vai al 2.
Se vuoi dirigerti al molo, vai al 53.

 

38

Ti avvicini al vecchio uscio consunto di quella casa che conoscevi solo dai racconti dei tuoi genitori.

Noti che l’interno è illuminato e le finestre dai vetri a losanga dimostrano che l’edificio è conservato nel rispetto della sua antichità. La parte superiore sporge sulla strada coperta d’erba e quasi tocca l’abbaino dell’edificio di fronte; ti trovi in una specie di galleria formata dalle due abitazioni, con la bassa soglia di pietra completamente priva di neve.
Usi l’antico batacchio e ti senti quasi spaventato. Una sorta di tremore si impossessa di te: la stranezza della gente, la solitudine della sera, il profondo silenzio dell’antica città dai bizzarri costumi, tutto contribuisce a renderti inquieto; la tua unica forza è rappresentata dalla presenza accanto a te di Leila.
Quando ti aprono, provi un tuffo al petto, perché prima che la porta cigolasse non avevi sentito rumore di passi. Ma la paura non dura a lungo: il vecchio in vestaglia e pantofole che sta sulla soglia ha una faccia del tutto banale e rassicurante.

Ti fa capire a gesti di essere sordo, poi con uno stilo e una tavoletta di cera scrive un’antica formula di benvenuto.

Vai al 17.

 

41

È una discesa silenziosa e paurosa. Dopo un terribile intervallo osservi che gradini e pareti cambiano aspetto: adesso ti sembrano ricavati direttamente dalla roccia.
Quello che più ti turba è il silenzio e la mancanza di eco in cui procede la miriade di pellegrini. Dopo altre interminabili discese ti accorgi che nella roccia si aprono corridoi laterali simili a tane: ignoti recessi di tenebra portano fino al pozzo in cui ti trovi, avvolti nel buio e nel mistero.
Se vuoi imboccare uno di questi corridoi, vai al 33.
Se preferisci continuare a seguire la processione, vai al 72.

 

42

Non sai come orientarti, né ci sono isole o coste in vista.

Il tempo comunque si mantiene buono e per molte ore continuate a galleggiare, aspettando di essere raccolti da qualche nave di passaggio o di raggiungere la costa di qualche terra abitata.
Vai al 24.

 

43

Ti affretti lungo la neve fresca che copre l’unica arteria veramente pavimentata della città, e di qui verso il centro del villaggio imbiancato. Sei impaziente di bussare alla porta di questi lontani e sconosciuti parenti. Non c’è marciapiede e le porte delle case sono piuttosto alte, alcune di esse si raggiungono da una doppia rampa di scale con la ringhiera di ferro. Una soluzione piuttosto insolita, non avevi mai visto niente di simile. Mentre rifletti su quelle strane strutture, ti accorgi di non aver visto alcuna impronta nella neve o persona per le strade e non c’è finestra senza le tende chiuse.

Ti stringi addosso Leila, approfittando del suo smarrimento: vieni a contatto con una massa di carne calda, rimanendone inebriato: sarà anche un'umile domestica avanti con gli anni, ma in quello squallore è un gran lusso, e te la tieni letteralmente stretta.

Ad un tratto, rischiarato dalla pallida luce lunare nell’oscurità di un vicolo, riconosci l’ingresso che faceva da sfondo alle foto d’infanzia di tua madre.

Se decidi di bussare alla porta della Casa dei tuoi avi, vai al 38.
Se preferisci raccogliere prima altre informazioni, puoi sempre andare alla Taverna. Vai al 48.

 

45

Provati dallo scontro, riprendete a scoperchiare la tomba del Negromante nell’oscurità della fossa, nauseati dagli odori tremendi e gelati dal vento della notte. Leila attende gli eventi al livello del terreno, torreggiando massiccia su entrambi.
D’un tratto spaccate finalmente la cassa coperta di incrostazioni accumulate nei secoli e sollevate le assi putrefatte del coperchio umido.

All’interno della tomba secolare, abbracciata da un nugolo di pipistrelli, giace la creatura che state cercando di derubare. Ma non è un mucchio di ossa placide e bianche come vorrebbero le leggi del tempo... vi appare macchiata di sangue, coperta di brandelli di carne e di capelli che non le appartengono, e vi fissa compiaciuta dalle orbite vuote e fosforescenti, con i lunghi denti insanguinati che ridono della vostra inevitabile rovina.
Noti che il Talismano brilla di una venefica luce verde che ribolle a contatto con la pelle del cadavere. Il mostro, animato da una forza smisurata, si avventa su St. John, riducendogli in pochi istanti il volto in una maschera maciullata.

Benché sconvolto, approfitti della situazione per darti precipitosamente alla fuga, portando via anche Leila.

Sei stato fortunato. Non così St. John.

Vai al 75.

 

50

L’uomo dal volto di cera che ti aveva fatto da guida sale verso un punto che si trova alle spalle della fiamma e si rivolge all’assemblea con una serie di rigidi gesti rituali.

A tratti la folla compie atto d’umiltà prostrandosi, specialmente quando il vecchio alza sulla testa l’aborrito Necronomicon che ha portato con sé.

Anche tu sei costretto a prostrarti con gli altri, soggiogato da forze invisibili.

E lo stesso fa Leila, ma non controvoglia.
Infine il vecchio fa un segnale al flautista nel buio e questi cambia immediatamente registro, provocando qualcosa di tanto orribile quanto inatteso.
Vai al 62.

 

51

Finalmente t’incammini, preceduto dall’uomo sinistro e dalla vecchia.
Nell’attraversare la soglia del tempio stracolmo e avvolto nell’oscurità, ti giri a guardare il mondo esterno illuminato dalla fosforescenza del camposanto che si riflette sulla sommità della collina. Nel far questo rabbrividisci perché sebbene il vento non abbia lasciato molta neve, alcune chiazze vicino alla porta restano e, per un attimo fuggente, hai l’impressione di non vedere una sola orma, nemmeno le tue e quelle di Leila.
Vai al 55.

 

55

La chiesa è poco illuminata, perché la maggior parte dei pellegrini con le lanterne si sono incamminati lungo la navata, tra i banchi alti e candidi, fino a raggiungere le botole che immettono alle cripte spalancate sotto il pulpito.

Procedi passivamente nei sotterranei umidi e soffocanti, stringendoti a Leila, che - a differenza tua - sembra ingolosita dalla strana atmosfera delle catacombe. La coda di quella colonna sinuosa di marciatori notturni ti sembra orribile, e ora che si cala nella cripta, più orribile ancora.
Noti che nel pavimento della tomba si apre un’apertura ulteriore dove la processione si sta inabissando. In un attimo vi trovate tutti a scendere una stretta scala a chiocciola rozzamente lavorata che odora di umidità e di qualcosa di strano, e che si cala interminabile nelle viscere della terra, fra monotone pareti di pietra e calcestruzzo in frantumi.
Se cerchi di convincere Leila ad andarvene da quel luogo inquietante, vai all’11.
Se preferisci continuare, vai al 41.

 

60

In pochi minuti individuate sul marmo inciso di una lapide l’effigie di cui parlava il demonologo arabo Abdul Alhazred nel Necronomicon: effigie, secondo quanto è scritto, che l’artista avrebbe copiato da oscure manifestazioni soprannaturali delle anime di coloro che violarono e divorarono i morti.

Iniziate a scavare, ma al cozzare dei badili sulle assi marce del feretro, un Avvoltoio si precipita dal cielo gelido per beccare in volto il tuo amico.

St. John, nel tentativo di proteggersi, scivola nella fossa.

L’orrido pennuto si scaglia adesso su di te.

BANG

Per fortuna, nella borsa che ti ha consegnato il tuo amico c'era anche un revolver.

È con questo che ti salvi!

Vai al 45.

 

62

Dalla tenebra che si stende oltre l’alone mefitico della fiamma verde, dal Tartaro che il fiume solca non visto e innaturale, avanza al ritmo del flauto un’orda di ibridi alati, docili e addestrati, che l’occhio di un uomo sano non può del tutto recepire né la mente del tutto trattenere.

Non sono corvi giganti o titanici pipistrelli vampiro, ma sembrano giganteschi esseri umani dalle ali membranose e dal corpo sottile e decomposto. Guardarli a lungo potrebbe farti impazzire...

Cerchi la mano di Leila e lei la tua.

Insieme potete farcela, forse, a non cedere a quell'orrore...

Vai al 20.

 

63

Tenendoti stretto a Leila, segui le tue guide nella folla silenziosa, spinto da gomiti molli e compresso fra petti e stomaci che danno l’impressione di esser fatti di gelatina.

Non riesci a distinguere una sola faccia, non senti una parola.

L’orrida colonna scivola su per il colle e ti rendi conto che i pellegrini di tutte le vie convergono verso un nodo di vicoli inestricabili in cima a un’altura al centro della città. Lì sta appollaiata una gran Chiesa bianca, la stessa che hai visto dal punto più alto della strada quando avevi ammirato Kingsport al tuo arrivo in città.
Se intendi entrare nella Chiesa, vai al 51.
Se vuoi fermarti, vai al 59.

 

68

Non sai contraddirla, perciò rimani con lei in quella strana casa.

Non hai mai visto il volume, ma quando ne leggi il titolo - Necronomicon - ricordi di averne sentito cose mostruose.

Mentre lo sfogli ti accompagna il cigolio delle insegne al vento e il debole fruscio del filatoio che la donna con la cuffia continua, instancabile, ad azionare. T’inquieta aver scoperto di essere atteso per partecipare all’antica tradizione dei tuoi progenitori, ma presto vieni assorbito da qualcosa che trovi in quel grimorio demoniaco, un concetto o una leggenda troppo orribile per essere sopportata dalla mente senza perder la ragione:

È antica la tradizione secondo cui l’anima dei corrotti dal demonio viene trattenuta da potenti Talismani per non distaccarsi dalla creta del corpo, così ingrassa e istruisce i vermi stessi che glielo divorano; finché dalla corruzione nasce orrida vita e le bestie abominevoli che si nutrono di carogne si moltiplicano per vessare la terra e per diffondervi piaghe mostruose ["La cerimonia"].

Ma prima di precipitare nell’abisso del libro maledetto, vieni distratto da un rumore provvidenziale a una delle finestre di fronte alla panca, come se qualcuno l’avesse colpita con un sasso dall’esterno.
Vai al 78.

 

70

Durante il cammino per il pendio innevato St. John si rivela essere l’amico eccentrico e affabile che ricordavi. Non esiti a chiedergli maggiori delucidazioni sulla sua presenza nel villaggio di pescatori dei tuoi avi e l’uomo ti confessa di essere alla ricerca di un potente artefatto in grado di arrestare l’oscuro rituale di Yule, la ricorrenza che gli uomini chiamano Natale pur sapendo in cuor loro che è più antica di Betlemme e Babilonia.
St. John ti racconta che a Kingston, dove la tua gente aveva vissuto, tale rito viene celebrato ancor oggi nelle sua veste pagana, perché gli antichi padri avevano raccomandato ai figli di osservare la ricorrenza almeno una volta ogni secolo, in modo da non dimenticarne i segreti, perché la tua era una stirpe già antica quando questa terra era stata colonizzata trecento anni prima.
Era gente strana, arrivata di soppiatto da terre remote, ricche di giardini e frutteti alimentati dal sangue dei sacrifici umani e costretta a imparare la lingua e la civiltà degli invasori europei. Ora, sparsi per la terra, i tuoi lontani consanguinei condividono rituali e misteri che nessun vivo può comprendere, con propositi violenti e vendicativi.

Leila ascolta in silenzio; sembra abbastanza indifferente a quei discorsi, ma tu giureresti che stia pensando a come ricavarne qualcosa.
Giunti alla villa, una vecchia struttura di legno aggredita dalla vegetazione e scurita dalla muffa, St. John vi guida verso i sotterranei, dando fuoco a una serie di torce disseminate lungo la vertiginosa scala che conduce a una stanza ricavata a grande profondità, dove al suo interno aveva raccolto un mondo di terrore e corruzione nel tentativo di comprendere l’abietta cultura dei tuoi progenitori: demoni d’onice e basalto, sarcofagi di antiche mummie, teschi di tutte le forme, teste conservate in vari stadi di dissoluzione e cadaveri che sembrano vivi, tanta era la cura con cui l’arte del tassidermista li aveva preparati.

Tuttaltro che spaventata, Leila sembra a suo agio in quell'ambiente.

La governante ha un'anima nera e tu ti senti sempre più attratto da lei.
La tua attenzione è però rapita da una teca con un volume tenuto sotto chiave e rilegato in pelle verde che il tuo amico rivela essere una rara copia del Necronomicon,
il libro maledetto trascritto in sogno dal poeta pazzo Abdul Alhazred.
Se vuoi chiedere a St. John di poterlo sfogliare, vai al 66.
Se preferisci tenerti lontano dagli orrori racchiusi al suo interno, vai al 10.

 

72

Ti ricongiungi alla fila di uomini incappucciati e noti una debole chiazza di luce, mentre senti lo sciabordio insidioso di onde senza sole. Rabbrividisci al pensiero che i tuoi genitori fossero consapevoli di quel rito immemore e di non averne mai inteso parola nella vostre discussioni. Man mano che i gradini e il corridoio si fanno più larghi, ti accorgi del debole e beffardo lamento di un piccolo flauto e contemporaneamente si spalanca ai tuoi occhi la sconfinata visione del mondo sotterraneo: una vasta spiaggia biancastra illuminata da un’imponente colonna di fuoco malato, verdognolo, entrambe lambite da un gran fiume oleoso che proviene da chissà quali abissi, per sfociare nei recessi più bui dell’antichissimo oceano.

Scambi un'occhiata con Leila: è sorpresa quanto te, ma per nulla intimorita, anzi il riverbero verdastro che la colpisce la rende ancora più imponente e sicura di sé.
Con il fiato strozzato in gola, osservi il fuoco livido, la folla degli incappucciati che formano un semicerchio intorno alla colonna sfavillante e tutt’intorno giganteschi funghi velenosi che emanano una malata fosforescenza. Stai per assistere al rito di Yule, più antico dell’uomo e destinato a sopravvivergli, l’antichissimo rito del solstizio e della promessa di una nuova primavera dopo la neve; il rito del fuoco e del rinverdimento, della luce e della musica.
Se vuoi analizzare quegli strani funghi vicino alle fiamme, vai al 18.
Se vuoi avvicinare un gruppo di incappucciati, vai al 34.
Se preferisci ricongiungerti al vecchio cultista con il volto di cera per partecipare al rituale, vai al 50.

 

75

L’orrore è al culmine, mentre gridi e fuggi come un idiota, con le urla che si trasformano in acutissime risa isteriche. La vista di St. John assalito e fatto a pezzi ti ha sconvolto e ti precipiti fuori dal Cimitero, tirando con te Leila, senza quasi renderti conto di puntare verso la strana processione che si profila lungo la via principale di Kingsport.

Forse senza la corpulenta donna al tuo fianco, e la sua rassicurante presenza, saresti già impazzito del tutto.

«Ma che diavolo è successo?», ti chiede, appena rallenti un po'.

«Appunto!», ritrovi una sparuta vena di ironia, ma non hai alcuna intenzione di capirlo davvero.
Vai al 23.

 

77

È ormai notte quando entrate nell’orribile Cimitero.

Una pallida luna d’inverno proietta ombre distorte, gli alberi nudi si inchinano sull’erba gelata e le lapidi crepate, la Chiesa coperta d’edera punta al cielo un dito poco amichevole e il vento della notte soffia da paludi ghiacciate e mari freddi.

In lontananza udite un misterioso abbaiare, sulla cui esistenza oggettiva non potete giurare.

Scambi un'occhiata d'intesa con Leila: lei c'è. E tu?
Se decidi di guardarti intorno, vai al 7.
Se preferisci puntare alla Tomba senza perdere altro tempo, vai al 60.

 

78

Quella che segue è un’attesa snervante e il ricordo di quel passaggio del libro blasfemo la rende peggiore. Leila, invece, sembra incoraggiarti con lo sguardo a proseguire la lettura, incuriosita dalla tua reazione.

Un corpo come il suo potrebbe nutrire generazioni di vermi.

Stavolta la ignori e quando suonano le undici, il vecchio ritorna nella stanza e si dirige con passo misurato verso un gran baule scolpito nell’angolo per prendere due mantelli con il cappuccio: uno lo indossa e l’altro lo avvolge intorno alla figura della donna, che ha smesso il suo monotono filare.

Entrambi poi si dirigono verso la porta, la vecchia con un passo strisciante da zoppa, il suo compagno con il cappuccio abbassato sulla faccia immobile, o maschera che sia, e sottobraccio il libro che avevi iniziato a leggere.

Li segui insieme a Leila, sentendoti strano, quasi incapace di controllare i tuoi movimenti.

Mentre camminate al loro fianco, si accosta una carrozza e un uomo dal volto familiare ti fa cenno di salire a bordo.
Se decidi di restare con i due vecchi, vai al 74.
Se vuoi salire sulla carrozza, vai al 5.

 

80

BANG

Dopo aver ucciso l’immondo assalitore, prendi per mano Leila e corri via da quel luogo da incubo, ripercorrendo il folle labirinto di scale e gallerie a ritroso.

Più volte temi di esserti smarrito, mentre inquietanti sussurri accompagnano la vostra fuga, forse sono solo frutto dell’immaginazione, provata allo stremo dai terribili eventi, o forse si tratta di maledizioni lanciate dai tuoi avi, infuriati per l’interruzione del rituale secolare.
Dopo un tempo indefinito, riemergi in superficie e senza voltarti indietro, raggiungi la taverna in cui hai già alloggiato.

Hai intenzione di lasciare quella piccola città piagata dal male il prima possibile, anche se ancora non sai bene come.

Mentre sei perso in queste elucubrazioni, Leila si avvicina a te, la casacca sbottonata stirata addosso al seno e alla pancia grassa; e lo sguardo da puttana...

«Noi non andiamo da nessuna parte...», intuendo i tuoi piani. «Sarò io la Regina di Kingsport, sarò io la Prostituta di Dagon...», e si porta al volto la maschera di cera...!

È riuscita a portarsela dietro...

«Indosserò l'antica mitra e abiteremo nella villa del tuo amico, a lui non serve più...

Ed è lì che farò portare il libro... lo studieremo insieme...».

«Tu verrai consumata da quel maledetto libro... diventerai un mostro con le branchie come...».

«No, io rimarrò così, tu avrai presto la mia età: sarai il Guardiano della Prostituta», ha un tono deciso, oltre sé stessa, come se le parole le fossero suggerite.

Sei tentato di prendere la pistola e farla finita: uccidere lei e uccidere te.

Ma ormai sei completamente succube di questa vecchia governante, ambiziosa e impazzita.

E ti prostri ai suoi piedi in segno di ubbidienza.

FINE

Home Didone Liberata DL - Abstract DL - Préface DL - Compte Rendu DL - Atti e Scene DL - 1.1F DL - 1.4F DL - 4.6F Dido sine veste Virgil's Dido Ovid's Dido Altisidora infera La Didone D. Delirante Contre-Enquête Contro-Inchiesta Point de Rupture A. incriminado Virgil murder Le prix de l'honneur Psittacus occidit La Saga di Enea Libro Primo Silio Italico Didone storica Fonti Dido coins Solky Dido Forum 1 Dido Forum 2 Dido Forum 3 Didography 1 Didography 2 Dido Links Didoleak AgrippinA Augustae The Doubt Un pupo per AA Il Naufragio Cornelio Agrippa Anneide Zoraida kiss 'A Barunissa Odyssey Dawn BB Mazonian War 2 Meminisse Iuvabit Gesù e le Donne Serici Silices Nova Humanitas Misoginia a fumetti Arkham Horror Dalila's Gates Porta di Dite I Porta di Dite II Porta di Dite III Porta di Dite IV Porta di Dite V Porta di Dite VI Ditis clientae Porta di Dite AI Porta di Dite AII Porta di Dite AIII Porta di Dite AIV Porta di Dite AV Porta di Dite AVI Porta di Dite AVII Porta di Dite AVIII Porta di Dite AIX Porta di Dite AX Porta di Dite AXI Porta di Dite AXII Porta di Dite AXIII Porta di Dite AXIV Porta di Dite AXV Porta di Dite AXVI Porta di Dite AXVII Porta di Dite AXVIII Porta di Dite AXIX Porta di Dite AXX Porta di Dite AXXI Porta di Dite AXXII Porta di Dite AXXIII Porta di Dite AXXIV Porta di Dite AXXV Porta di Dite AXXVI