Calibro 70

CALIBRO 70

di Federico Bianchini

e Salvatore Conte

(2016-2019)

1
È un freddo pomeriggio di febbraio, e ti trovi in compagnia di tuo padre nella casa di riposo dove è ricoverato. Da un paio di anni il suo cervello ha cominciato a regredire, così come la memoria, e non ricorda molto degli ultimi anni. Di tanto in tanto ti chiede notizie di tua madre, che è morta da ormai dieci anni.
«Sta bene», gli rispondi sorridendo, «è casa a preparare una torta di mele».
Tuo padre sorride... non è più molto presente, ma è ancora in buona salute e devi fartelo bastare.

Terminata la visita fai ritorno a casa sulla tua A112 Autobianchi, acquistata poco meno di un anno fa, modello noto al pubblico col nomignolo di “bara volante”: piccola e leggera, ma con un motore troppo potente per le ridotte dimensioni del veicolo. Parecchi ragazzi si son fatti prendere la mano e ci hanno lasciato le penne, ma per te è il veicolo ideale, specialmente per gli inseguimenti in città, anche se consuma un po' troppo.
L'appartamento è freddo e silente come al solito.
Appendi il cappotto e accendi un po’ di televisione. Trasmettono i cartoni animati di Braccobaldo. Sorridi per un attimo, ricordando con nostalgia che tua figlia Grazia li guarda tutti i giorni. Il suo chiasso infantile ti ha sempre messo allegria, ma da quando ti sei trasferito in questo bilocale in affitto sei assediato dal silenzio e dalla malinconia.
Trovi un notiziario locale che apre con un aggiornamento sulle indagini in corso in merito al duplice omicidio di sabato scorso, nel corso del quale una coppia che si era appartata nelle campagne poco fuori Gaggiano è stata barbaramente assassinata.
Le indagini, a quanto pare, non presentano novità: il commissario capo Merli, intervistato, dice che la polizia non esclude alcuna pista e che sta valutando attentamente indizi, testimoni e rilevamenti scientifici.
Conosci bene il tuo superiore e sai capire subito quando cerca di nascondere i propri timori di non riuscire ad arrivare in breve tempo al colpevole, come in questo caso, purtroppo.
Spegni la TV e ti lasci cadere sul divano.
La sospensione ti sta uccidendo... quando sei immerso nel tuo lavoro non hai tempo per pensare al divorzio, ai minuti contati che hai ogni volta che vai a trovare Grazia, o alla condizione di tuo padre. Inoltre puoi alzarti la mattina e guardarti allo specchio senza avvertire quella punta di tristezza e di frustrazione che provi ogni volta che senti di non aver adempiuto fino in fondo al tuo dovere.
In breve sono ormai le nove di sera, hai bisogno di fumare una sigaretta, ma scopri che l'ultima l'hai fumata mentre tornavi dalla casa di riposo.
Vuoi andare al bar tabacchi sotto casa a prendere un pacchetto? Vai al 56.
Altrimenti puoi sempre andare a fare una passeggiata al parco, tanto per prendere una boccata d'aria (27).
Se invece preferisci restare chiuso in casa a guardare la televisione, vai all'86.

2

«Det Som En Gang Var...», ripeti. «Ti ricordi cosa aveva detto il professore di Susanna?», domandi alla Frezzi.
«Aveva parlato di un nome strano...

«Nordico o russo... », puntualizzi. «Forse era proprio questo.
Dobbiamo scoprire cos'è, e scopriremo il legame tra la ragazza e questi pazzi».

La Frezzi sembra contrariata, piuttosto che soddisfatta. E non a causa della paura, perché in fondo non l'hai mai vista spaventarsi per alcunché.
La Russa intanto ha tracannato il secondo bicchiere di vodka.
«Grazie, Russa, il tuo aiuto è stato prezioso».
«Di niente, commissario, io ho un debito con la società da ripagare».
«Lascia perdere la parte della criminale redenta, non ti si addice.

Comunque scriverò un rapporto positivo al giudice».
«Grazie, commissario».
Hai ottenuto l'indizio I.
Lasciate il ristorante e vi dirigete alla macchina.
Vai al 74.

 

5

 

 

13

Sai che si comportano spesso così: litigano di brutto e poi fanno l'amore. Mangi un piatto di pasta davanti alla televisione, guardandoti una puntata del telefilm "Il prigioniero", con Patrick McGoohan.

Purtroppo non capisci granché, perché vedi ogni tanto qualche puntata qua e là ed ogni volta perdi il filo della trama che, tra l'altro, è piuttosto intricata.

Peccato, perché sarebbe molto istruttivo, se tu lo vedessi con regolarità.
Dopo mezz'ora i tuoi vicini si sono calmati, tu fai una doccia e poi vai a dormire.
Domani è martedì e potrai vedere tua figlia.
Vai al 126.

 

14

«Non è un simbolo come gli altri», dici, «sembra una stella a sette punte, con dentro un cerchio e delle croci».
«Ti viene in mente qualcosa?».
«Non saprei. Le Brigate Rosse usano una stella a cinque punte. I Nazisti usavano una croce uncinata che era un simbolo massonico. Non vorrei avessimo a che fare con qualcosa che possa accomunare entrambe. Se poi ipotizzassimo un delitto rituale, visto come è stato ridotto il cadavere della vittima, l'indagine prenderebbe una piega decisamente singolare. Sembra inoltre che il Golpe Borghese del 1970 sia stato appoggiato da elementi della massoneria, individui ancora legati al fascismo e al nazismo, ma non solo.

Non lo so, abbiamo troppo pochi elementi ancora per formulare alcunché».
«Ecco, allora vediamo di andarci cauti e di non partire per la tangente. Voglio che vi rechiate subito a casa della ragazza per scoprire qualcosa. Sentite i famigliari, i vicini, gli amici, tutti quelli che possono dirci qualcosa».
Tu e la Frezzi vi alzate, salutate il Commissario e uscite dal suo ufficio.
Riporta l'intuizione 1.
Se ti rechi a casa della vittima, vai al 140.
Se non hai avuto ancora modo di confrontarti con Cassinelli e vuoi prima recarti da lui, vai al 38.

 

19

Spari il primo colpo, ferendo al braccio il criminale che ha appena colpito il tabaccaio e che stava portando la mano dentro la giacca, mentre l'altro ti si avventa contro urlando: «Maledetto sbirro!».
Vai al 75.

 

22

Sulla scrivania della ragazza c'è anche una macchina da scrivere, cosa inusuale per una ragazza con tutti quei quaderni, penne e matite.

Forse stava scrivendo una lettera o testo che richiedeva una presentazione precisa e formale.
Prendi la macchina da scrivere e sollevi il coperchio, tiri via il nastro e lo svolgi, guardandolo in controluce: puoi così leggere le ultime parole scritte dalla ragazza con la macchina. Il testo però non è proprio ciò che ti aspetti, sembra una poesia, ma non quella che penseresti sia stata scritta da una adolescente: "Tra i cespugli fissavamo Quelli che ci ricordavano altri tempi E raccontavano che la speranza era andata Per sempre… Sentivamo le canzoni degli Elfi e L’acqua che scorreva Quello che c’era è ora andato Tutto il sangue Tutta la nostalgia e la tristezza che regnavano E quei sentimenti che potevano essere toccati Sono andati…. Per sempre… Non siamo morti… non siamo mai vissuti".
«Gesù...», sospiri, mentre riponi il nastro.
Hai ottenuto l'indizio E.
Ora puoi raggiungere la Frezzi al 24.

 

24

«Scoperto qualcosa?», domandi alla Frezzi, mentre con gli agenti sta sentendo i vicini.
«Dicono tutti le stesse cose, Francesco: che era una brava ragazza, che non frequentava gentaglia, che sono tutti molto scossi e spaventati».
«Lascia gli agenti a finire di prendere le deposizioni, poi rimandali su dal padre, quando si sarà calmato, e fai prendere anche la sua testimonianza. Noi andiamo a scuola».
«Bene, commissario...».
Esci dal palazzo, dove già si sta formando una piccola folla di curiosi che hanno visto le auto della polizia.
Vi recate all'istituto Leone XIII in via Melchiorre Gioia, che la ragazza frequentava.
Quando entrate chiedete di parlare con il direttore e, essendo questo un istituto gestito dai Salesiani, si tratta di un sacerdote, che vi riceve nel suo ufficio.
Lo informate della morte di Susanna, senza dilungarvi in particolari, il direttore scuote la testa, rammaricandosi e raccomandando a Dio l'anima della ragazza.
«Era una ragazza così gioviale, così piena dell'amore del Signore», vi racconta. «È davvero sconvolgente che sia stata uccisa».
«Noi vorremmo parlare con due sue amiche: Laura Belli e Marisa Mell».
«Certo, le faccio chiamare subito».
«Forse è meglio che siano presenti anche i genitori», suggerisci, «la notizia immagino le sconvolgerà».
«Sì, avete ragione. Li faccio chiamare immediatamente».
«Grazie».
Il direttore telefona personalmente ai genitori delle due ragazze, informandoli della delicata situazione e chiedendo loro di recarsi al più presto possibile alla scuola.
Nel frattempo chiedi di fare un giro per l'istituto.
Il direttore vi accompagna per i corridoi: al momento sono in corso le lezioni ed i ragazzi sono quasi tutti in classe, eccezion fatta per alcuni piccoli gruppetti di "ribelli" che alla vista del direttore scappano in classe.
«Noi imponiamo una rigida disciplina ai nostri ragazzi», ti spiega il direttore, «sono tempi difficili: è nelle scuole superiori che malintenzionati e cattivi maestri trovano terreno fertile. Non dimentichiamoci che quando ci sono tutte quelle manifestazioni per le strade, la maggior parte sono ragazzi che lottano per un ideale che li acceca, impedendogli di discernere la ragione dalla follia».
«Succede anche nella vostra scuola?», domandi. «Intendo, di malintenzionati che circuiscono i vostri ragazzi».
«Sicuramente non tra queste mura, ma fuori... non ci giurerei. Molti ragazzi si comportano da ribelli solo per andare contro i genitori o contro il “sistema”, prendono a cuore i disagi delle fasce più povere e deboli della nostra società, disprezzando quelli che loro chiamano borghesi, dimenticandosi che nemmeno a loro non manca mai nulla e senza sapere cosa significa avere fame».
Più tardi giungono i genitori delle ragazze e così il direttore le convoca nel suo ufficio. Quando entrano le due ragazze il direttore le fa sedere davanti ad un bel bicchiere di Cedrata Tassoni per metterle a loro agio e poi vi presenta:
«La signora e il signore sono della polizia. È successa una cosa terribile e reputano che voi possiate essere d'aiuto alle indagini», la voce del direttore gli si strozza in gola, capisci che è estremamente turbato per la morte della ragazza, e le due amiche impallidiscono, per poi scoppiare in lacrime tra le braccia dei genitori quando apprendono che la loro amica Susanna è mancata.
È difficile, ma con un po’ di pazienza riuscite a farle parlare.
Entrambe hanno visto Susanna per l'ultima volta ieri pomeriggio, fuori da scuola. Si erano fermate ad un bar a prendere una bibita, poi lei è andata via... doveva scappare, aveva detto, e l'hanno vista salire a bordo di una macchina sportiva rossa.

Purtroppo non avevano mai visto prima quella macchina e lei aveva taciuto su quell'appuntamento.
«Stava scrivendo una tesina per l'insegnante di filosofia, era il suo lavoro in vista della maturità», dice Laura. «So che ci teneva molto e che stava cercando qualcuno che potesse aiutarla a completarla».
«Che genere di tesina?».
«Sulla follia», risponde Marisa. «Ma non sappiamo con chi doveva vedersi, non ce ne ha mai parlato, davvero».
Le ragazze sono proprio allo stremo, le ringrazi e chiedi ai genitori di portarle in centrale per una deposizione non appena se la sentiranno.
Vai al 64.

 

25

«È stata violentata?».
«Non ho trovato tracce di liquido seminale, ma l'hanno ripulita così accuratamente che non posso esserne sicura al 100%».
«Hai mai visto una cosa del genere?», chiedi, rinunciando a quella formalità del "lei" che dovresti utilizzare in simili circostanze.
«Sinceramente? No. Mai», la dottoressa si leva i guanti e va a lavarsi le mani.
«Ti sarai fatta qualche idea».
«Non ancora».
«Allora aiutami. Se non sbaglio in alcune religioni pagane non vengono estratte le interiora del defunto?».
«Ti riferisci agli antichi Egizi?».
«Ad esempio».
«Sì, è così. Forse abbiamo a che fare con un delitto rituale.
Ma non chiedermi quale religione abominevole permetta di fare una cosa del genere ad una ragazza
».
Hai ottenuto l'indizio D.
Se hai l'indizio B, vai al 72.

Altrimenti vai al 151.

 

28

«D'accordo, vai ad interrogare il netturbino e poi fammi sapere».
«Vado...».

L'ispettrice Frezzi si allontana mentre tu continui a seguire il lavoro degli agenti. Il corpo della ragazza è pallido, qua e là risaltano lividi e ferite, molti dei quali si trovano nella zona pubica e sul petto. Forse quei bastardi l'hanno violentata prima di ucciderla. Una volta una scena come questa ti avrebbe dato il voltastomaco e ti avrebbe riempito il cuore di tristezza, ora invece non provi che apatia ed una rabbia profonda.
Mentre i portantini dell'ambulanza stanno per portare via il cadavere, vedi Maura tornare con il suo taccuino aperto:
«Il netturbino non è stato molto di aiuto, Francesco. Si chiama Luciano Rossi. È arrivato qui poco dopo le 5, ha visto il vagone aperto e ha trovato il corpo della ragazza. Dice che ci sono dei barboni che ogni tanto vengono a dormire in questi vagoni abbandonati».
«Prendi un paio di agenti e vai ad interrogarli, saranno qua nei dintorni».
«Subito...», la lentezza esasperata della parola che contrasta con il concetto sottostante.

La guardi perplesso, mentre si allontana con un paio di agenti in cerca di testimoni.
Vuoi fare qualche domanda al dottor Cassinelli? Vai al 116.
Altrimenti puoi raggiungere la Frezzi al 60.

 

38

Raggiungi l'ufficio di Cassinelli e gli domandi se ha potuto trarre delle conclusioni dalle sue indagini.
«Non del tutto», sospira il tuo collega; capisci che c'è qualcosa che non va, Cassinelli non è mai stato così abbottonato, sembra che il delitto lo abbia scosso.

La cosa non ti tranquillizza e gli manifesti i tuoi dubbi.
Lui ti guarda con aria un sconsolata: «A dir la verità, commissario, mi sembra un delitto insolito. Questa non è la solita ragazza che scappa di casa e fa un brutto incontro. E l'omicidio... beh... il patologo saprà dirle di più, ma credo che la morte sia sopraggiunta per il taglio della gola... solo che...».
«Cosa?».
«Non lo so... è tutto così strano... ci sono ferite e lividi, ma non ho trovato tracce di lotta, come se non si fosse difesa... e non ci sono colpi in testa da far pensare ad uno svenimento da trauma, ci sono parecchie cicatrici qui sull'addome e sui polsi... e poi... è decisamente anomalo il modo in cui è stata abbandonata».
«Sì, mi ha detto l'Ispettrice Frezzi che è stata incaprettata...».
«No, non è esatto...».
«Cioè?».
«Per incaprettamento intendiamo quando polsi e caviglie della vittima vengono tirati dietro la schiena, facendo passare al tempo stesso la corda intorno al collo della vittima, cosicché si strangola da sé, se intende divincolarsi.
Qui invece è tutta un'altra cosa. L'hanno appesa a testa in giù, commissario, per un piede, mentre l'altra gamba era piegata in modo che il secondo piede toccasse il ginocchio della gamba appesa. Ed i polsi erano legati tra di loro davanti, con le braccia in posizione conserta. Infine abbiamo il telo di nylon e il letame.

Mi creda, commissario, questo non è omicidio come gli altri».
«A cosa pensi?».
«Non lo so. Forse una vendetta, o un avvertimento. Si parla tanto di strategia del terrore. Beh, secondo me un omicidio del genere terrorizza, commissario».
«Già».
Riporta l'indizio C.
Se non sei ancora stato dal patologo, vai all'84.
Altrimenti vai a casa della vittima, al 140.

 

40

D'un tratto ti viene in mente una persona che potrebbe aiutarti nelle indagini.
Ti alzi dalla sedia e prendi il cappotto: «Vieni con me», dici alla Frezzi.

Lei ti segue a ruota: «Dove andiamo, commissario?».
«A trovare una che forse sa qualcosa».
Raggiungete in macchina un ristorante nella zona di Ortica, ci sono un paio di brutti ceffi all'ingresso, ma vi lasciano entrare senza problemi.
«Ma questo...», mormora la Frezzi, riconoscendo il posto.
«È il ristorante della Russa», concludi la frase. «Questa è zona sua, non può non sapere nulla».

Milena Nakszynska, detto "la Russa", è stata per molti anni una piccola (si fa per dire) gangster di città, arrestata più volte per rapina a mano armata, estorsione e violenza privata.

A fine anni '60 aveva fatto parte di alcuni gruppi di estrema destra, come il Fronte Nazionale di Valerio Borghese. Non è mai stato provato che avesse preso parte ad attentati o a stragi, ma le sue molteplici conoscenze in ogni ambiente l'avevano resa comunque un elemento fondamentale della catena. Dopo la strage della Questura di Milano dell'anno scorso, ha contribuito alle indagini del giudice istruttore Lombardi, rivelando che la matrice dell'attentato non era, come inizialmente si era creduto, quella di un pazzo anarchico isolato, ma che dietro c’erano dei rami deviati dei servizi segreti ed alcuni gruppi di estrema destra.

Grazie al suo aiuto si è guadagnata degli sconti di pena che le hanno permesso di uscire di prigione ancora abbastanza giovane e dedicarsi alla gestione del suo ristorante con discreti incassi. Resta comunque una figura temuta e rispettata. Sia il luogo di ritrovamento del corpo della ragazza che la sua abitazione non sono poi così distanti da qui, e forse lei saprà dirvi qualcosa.

La Nakszynska non ha niente a che vedere con l'eleganza distinta della Frezzi, ma è lo stesso una bella donna, della tipologia "polacca" più che russa, con un grosso seno letteralmente da vacca.
«Commissario, che piacere; e che piacere incontrare vostra moglie, suppongo...», vi accoglie con un sorriso smagliante. Indossa una tuta sportiva elastica, che le ingigantisce il seno, gigante di suo. «È un onore avervi nel mio modesto ristorante».
«Vacci piano con le lusinghe, Russa, siamo qui per lavoro».
«Commissario, lei mi offende, sa benissimo che ora sono una donna nuova, onesta e pulita».
«Certo, come la mia biancheria al venerdì sera».
I gorilla accennano ad una reazione, ma la Russa li ferma: «Tranquilli, ragazzi, al commissario piace scherzare. Ci conosciamo da tanto tempo. Venite, venite pure, andiamo nel mio ufficio a parlare».
Tu e la Frezzi seguite la Russa nel suo ufficio, mentre un aroma stuzzicante di carne arrosto giunge dalla cucina. Sbirci attraverso la porta aperta e sul tavolo ci sono parecchie confezioni di Pollo Aia.
L'ufficio della Russa è piccolo ma accogliente: un bel tavolo in legno massiccio, una macchina da scrivere Adler, delle poltroncine in legno foderate, un armadietto bar, e varie foto della Russia appese alle pareti.
«In cosa posso servirla, commissario?», domanda, mettendosi comoda alla sua sedia dietro la scrivania.
«Quello che sto per dirti è strettamente riservato e se ci aiuterai farò in modo che la guardia di finanza non passi a trovarti nel nuovo ristorante che stai aprendo».
«È sempre un piacere fare affari con lei, commissario», risponde la Nakszynski, in modo ironico.
«Si tratta dell'omicidio Melandri, la ragazza che abbiamo trovato morta alla stazione di Lambrate».
«Oh sì, ho sentito. Terribile, terribile».
«Carino, detto da una che ha ammazzato una donna incinta per coprirsi la fuga».
«Come le ho già detto, commissario, sono una donna nuova.
Dovrebbe saperlo».
«Ad ogni modo l'omicidio è decisamente insolito e sia la scientifica che il medico legale sono dell'opinione che ci sia qualcosa di strano sotto.

Non possiamo escludere che si tratti di un omicidio rituale. Alla ragazza è stata tagliata la gola, e poi le hanno asportato le interiora e tutto il sangue».
«Beh, commissario, così mi fa perdere l'appetito».
«Il corpo è stato trovato alla stazione a pochi chilometri da qui, la ragazza abitava in viale Argonne, sempre a pochi chilometri da qui.

Questa è la tua zona: saprai dirci qualcosa...».
La Russa accavalla le gambe ed unisce i palmi delle mani portandoli alla bocca, con fare riflessivo: «Uhm... sono tempi difficili, commissario, anche per una come me. Una volta c'era un codice anche tra noi criminali: questo è il mio territorio e quello è il tuo, tu rispetti me ed io rispetto te. Ora invece siamo pieni di pazzi anarchici che mettono bombe nelle stazioni, di banditi sbarbati che rapinano banche uccidendo chi gli capita a tiro, e siamo arrivati anche a bande di pazzi drogati che vivono solo per odiare e uccidere».
«Che intendi?».
«C'è un nuovo gruppo in giro. Nessuno ha ben capito chi siano o quanti siano. Sono dei pazzi furiosi, delle belve scatenate, che uccidono per il gusto di farlo, che praticano il voodoo e bevono il sangue delle loro vittime. Gente con cui è meglio non avere niente a che fare», capisci che anche la Russa è turbata da questi individui e la cosa ti preoccupa.
«Li hai conosciuti? Sai dove stanno?».
«No, non li conosco, non fanno parte dei Nuclei Armati per la Rivoluzione o altri di estrema destra conosciuti. Sono un gruppo nuovo».
«Non sarebbe il primo».
«Sì, ma questo fa paura. Un giorno si presentano qui in tre.
Sanno come mi chiamo e chi sono, e questo non li intimorisce. Vogliono prendere il mio giro della droga, io dico loro che ne sono fuori da un pezzo e di levarsi dall'utero. Il mio gorilla non fa in tempo ad avvicinarsi che uno di quelli gli pianta un coltello nell'occhio e poi nell'altro, ed il mio uomo va al tappeto urlando, con il sangue che spruzza dalle orbite... e quello resta lì calmo e freddo, mi guarda con i suoi occhi sbarrati, che sembrano luccicare di follia.

Io tiro fuori la pistola...», la Russo si ferma.
«E poi?».
«La mano mi trema, non riesco a sparare», si alza dalla sedia. «Ce l'ho lì, davanti a me, a bruciapelo, e… e non riesco a sparare... provo qualcosa che non provavo dai tempi delle purghe di Stalin... provo paura. Quel dannato figlio di puttana, con il suo sguardo da folle omicida sanguinario, mi terrorizza. Era come se con lui ci fosse un’ombra… una presenza oscura e terribile che mi paralizzava… poi, senza dire altro, si voltano e se ne vanno».
Per un attimo il sangue ti si gela nelle vene, vedi la Russa tremare rivivendo quel momento e versarsi un bicchiere di vodka che trangugia in un sorso.
Hai ottenuto l'indizio G.
Se in precedenza hai ottenuto anche l'indizio B, vai al 91.
Altrimenti vai al 119.

 

41

Non appena Grazia ti vede all'uscita di scuola, ti corre incontro e tu la prendi tra le braccia, sollevandola. La tua bimba ti dà un lungo abbraccio.

«Sei stata brava a scuola?», le domandi, mentre la rimetti a terra prendendola per mano.
Stai per andare via, quando una donna sui cinquant'anni ti ferma: «Signor Sparanero?».
«Sì?».
«Sono la dottoressa Giorgi, l'insegnante di sua figlia».
«Oh sì, certo. Come sta?», stringi la mano alla donna.
«Bene, grazie. Posso parlarle?».
«Certo». Poi ti rivolgi a Grazia: «Resta qui a giocare un po’ con le tue amichette, mentre papà parla con la maestra, d'accordo?».
«Sì, papà».

Prendi la cartella di tua figlia e la vedi correre verso le sue amiche nel cortile della scuola.
«Sono un po’ preoccupata per Grazia», ti dice l'insegnante. «È un po’ di tempo che sembra turbata... a volte si addormenta in classe e due giorni fa ha litigato con una sua compagna. So che sono cose normali, ma sua figlia non si è mai comportata a questo modo e non vorrei che fossero dei campanelli di allarme... campanelli da non sottovalutare. Sono a conoscenza della separazione da sua moglie ed è facile supporre che sia una reazione della bambina che non riesce ad accettarlo ancora».
«Ne ha già parlato con mia moglie?».
«Sì. Dice che non c'è da preoccuparsi, che ha tutto sotto controllo. Ma ho ritenuto fosse corretto avvisare anche lei».
«Grazie, ne parlerò con mia moglie».
Saluti l'insegnante e richiami Grazia.
Passi il resto del pomeriggio con la bambina, la porti in un bar del centro a bere una cioccolata, le compri un braccialetto di Minnie ad una bancarella, poi, quando sono le sette, la accompagni a casa di sua madre, nel tuo vecchio condominio.
Quando Linda apre la porta, Grazia le salta in braccio riempiendola di baci.
«Da brava, ora saluta il papà».
Ti chini per abbracciare la bambina, la stringi forte a te, sentendo già la sua mancanza, come ogni dannata volta che la riporti a casa. Ti viene un groppo alla gola in questi casi.
Quando Grazia entra dentro, Linda ti saluta, ma tu ti schiarisci la gola e le fai cenno che hai qualcosa da dirle.
«Aspetta. Ho parlato con la maestra di Grazia, dice che da un po’ di tempo a questa parte la trova diversa. Si addormenta in classe qualche volta e l'altro giorno ha litigato con un'amica».
«Sì, lo so. È che mi hanno aumentato i turni in negozio, mia madre mi dà una mano quando può».
«Non voglio che trascuri nostra figlia, se hai dei problemi, posso chiedere al giudice il permesso di tenere Grazia più a lungo».
Linda scuote la testa: «No, è meglio di no. Col tuo lavoro puoi essere chiamato in ogni momento. Mi sto organizzando, vedrai che tra poco tutto si sistemerà».
«Possiamo prendere una bambinaia, che ti aiuti».
«Non è il periodo per spendere altri soldi».
«Posso darteli io, è per nostra figlia, cazzo, non fare la solita orgogliosa».
«Non parlarmi così, non voglio che mi parli così».
«Ecco che ricominci a litigare».
«Non voglio litigare, Francesco, ma tu non parlarmi così».
«Beh, allora pensaci. I soldi per una bambinaia che tenga Grazia un paio di ore al giorno dopo la scuola li trovo io».
«D'accordo. Ci penso».
Saluti Linda bofonchiando e ritorni alla macchina, dai dei pugni di frustrazione sul volante e poi fai ritorno a casa, guidando nervosamente.
Vai al 5.

 

51

Torni a casa con la tua macchina e ti fai seguire dalla Frezzi con l'Alfa Giulia della polizia, poi insieme raggiungete la centrale.

Sono quasi le otto del mattino e la città è nel pieno del suo traffico mattutino, tra persone che si recano al lavoro e chi accompagna i figli a scuola. Per un attimo ti sembra di vedere Linda che tiene per mano Grazia mentre attraversa la strada, ma è solo un'impressione: sono una donna ed una bambina che non hai mai visto.

«Pensa la sensazione di sentirti svuotare delle tue budella...» mormora la Frezzi a bocca dischiusa, con la mascella leggermente in fuori.
«Ti auguro di non doverla provare mai.
E comunque la ragazza era già morta in quel momento».
Si volta e ti guarda, perplessa.
Il seno che le formicola nella camicetta.

Continui a guidare, rassegnato, cercando di concentrarti sulla strada.
Parcheggiate nel cortile interno della centrale e vi avviate verso l'ufficio del Commissario Capo. Come al solito qui è un marasma, tra gente che viene a sporgere denunce e delinquenti che vengono scortati dagli agenti per essere ascoltati. Mentre passi, gli agenti ti salutano, manifestando la propria soddisfazione nel rivedere il Commissario Sparanero di nuovo al lavoro.
Bussi alla porta del Commissario Merli e ti viene risposto di entrare.
«Avanti, avanti», Merli si alza dalla poltrona della scrivania, «accomodatevi».

«Signor Commissario...», lo saluti formalmente mentre ti siedi di fronte a lui.
La Frezzi si siede al tuo fianco.
«Ho dovuto fare molte pressioni per riaverti in squadra, sai?», ti dice Merli. «Al sostituto procuratore D'Elia pulsano le vene delle tempie solo all'udire il tuo nome. Non apprezza i tuoi metodi e non nasconde il suo disprezzo. Ma grazie anche all'intervento del Questore e al tuo record di arresti, mi hanno permesso di reintegrarti», rivolgendo un'occhiata all'ispettrice Frezzi, sottintendo che in pratica funge da garanzia per D'Elia, di cui forse è anche la cocchetta.

«Allora la devo ringraziare».
«No, commissario, non mi basta. Mi devi promettere che non agirai più di impulso, ma che seguirai la legge. I criminali devono essere arrestati, non uccisi. Devono essere consegnati alla giustizia e non al becchino, dannazione!».

Senti chi parla, pensi.

Anche Merli è finito nella rete del sistema, dunque. E si mette a pontificare sulle procedure.

Ci vada lui con il procuratore D'Elia a stanare quei macellai egizi...
Se ieri sera hai ucciso un malvivente, vai al 79.
Se l'hai arrestato senza uccidere nessuno, vai al 108.
Se invece sei stato a casa, vai all'8.

 

56

Esci di casa, un condominio popolare di via Rombon, nella periferia orientale di Milano, per andare dal tabaccaio.
C'è poca gente in giro e la cosa non ti sorprende: sono giorni insicuri, questi, e le persone hanno paura ad uscire di casa con il buio.

Anche questa è una sconfitta della polizia, che non è in grado di proteggere né di rassicurare i cittadini.
Arrivi al piccolo bar tabacchi. Ci sono solo due persone sedute ad un tavolino a bere del Punt e Mes.

Ti avvicini al bancone e chiedi un pacchetto di sigarette. Senza dire una parola il barista ti porge il pacchetto.

Lasci i soldi ed esci salutando con un vago cenno.
Appena sei fuori dal bar, prendi una sigaretta e l'accendi distrattamente, dai una boccata e senti una disgustosa sensazione in bocca, sputi in terra e guardi il pacchetto delle sigarette: ALFA.
Il barista per sei anni ti ha sempre dato un pacchetto di MS.
Ti volti e vedi che qualcuno sta attaccando da dietro la porta a vetri del bar il cartello "Chiuso", mentre gira la chiave.
Qualcosa non va.
C'è un telefono pubblico a pochi passi: vuoi avvisare la polizia (12), oppure vuoi vedere da te cosa sta succedendo (102)?

 

60

Non è facile staccarsi da lei, lo ammetti; specie quando non porta il reggiseno e i capezzoli si stampano sulla camicetta...
Mamma mia, che storia...

La morte prematura di una ragazza diciottenne e l'esplosiva vitalità di questa cinquantenne contrastano fra loro in maniera cinica.

Esci dalla stazione ed in piazza Bottini la vedi, insieme agli agenti, mentre sta parlando con alcuni senzatetto.
«Saputo nulla?».
«No, niente. Dicono di non aver visto niente».

«Non ci credo... adesso li faccio cantare io».
«Ehi, un momento...», ti sussurra. «Niente colpi di testa, sei appena rientrato in servizio...».

La Frezzi ti ricorda i patti, ma non sei sicuro di riuscire a trattenerti.
Se vuoi provare ad offrire loro del denaro, vai al 129.
Se invece intendi intimidirli, vai al 32.

 

61

«Abbiamo già identificato la vittima», il commissario ti porge una scheda. «Si chiama Susanna Melandri, di 18 anni, abita in viale Argonne. Il padre ha denunciato la scomparsa ieri sera, non vedendola tornare a casa».
«Poveraccio».
«Cos'altro avete scoperto alla stazione? Per caso avete altri indizi? Altri testimoni? Supposizioni? Dannazione, tra poco avrò una pletora di giornalisti che mi chiederanno cosa ci facesse il cadavere di una ragazza di diciotto anni nudo dentro un vagone dismesso alla stazione di Lambrate, qualcosa dovrò raccontare».
Se hai riportato l'indizio A, vai al 43.
Se hai riportato l'indizio B, vai al 127.
Se non ha ottenuto nulla, vai al 95.

 

64

«Possiamo parlare con il professore di filosofia di Susanna?», domandi al direttore; lui annuisce e fa chiamare il professore.
Arriva un altro sacerdote, vestito con la tunica dei salesiani, il quale informate della morte di Susanna.
«Oh mio Dio, è terribile», esclama turbato.
«Sappiamo che stava lavorando ad una tesina di filosofia, non possiamo escludere nulla, nemmeno che dovesse incontrarsi con qualcuno per completare il lavoro e che forse si sia fidata della persona sbagliata».
«Voi credete che... oh cielo...», il sacerdote si siede, pallido in volto. «Non mi aveva ancora consegnato nulla, ma sembrava soddisfatta del proprio lavoro. Per cominciare le avevo consigliato l' "Elogio della follia" di Erasmo da Rottherdam, ma poi non saprei dire davvero come abbia proseguito il suo lavoro... anzi no... aspettate...», il salesiano chiude gli occhi, sforzandosi di ricordare. «Mi ha parlato di un capitolo della tesi. Aveva un nome strano, particolare, in lingua straniera, non mediterranea, direi più nordica o russa, non so».
«E perché avrebbe dato un titolo del genere ad un capitolo?».
«Non saprei, doveva essere il titolo di una poesia, di un libro o di qualcos'altro che aveva letto e che riteneva importante per la tesina».
«Grazie».
Hai ottenuto l'indizio F.
Uscite dall'istituto che è mezzogiorno passato, andate in bar a mangiare un panino.

C'è una tv accesa dietro al bancone e vedi che il telegiornale apre proprio con la morte della ragazza, suscitando mormorii di disappunto e orrore tra i presenti.
Vai al 133.

 

69

Non ti fidi di questi individui, potrebbero benissimo avere delle pistole.

Entri, spalancando la porta, pronto a far fuoco: «Fermi, polizia!», urli, con il dito già sul grilletto.
I due criminali, colti di sorpresa, si voltano, uno mettendo una mano dentro la giacca, l'altro impugnando il coltello.
Vai al 19.

 

71

«Sparanero», rispondi con tono assonnato.
«Commissario, sono Garcovich. È stato ritrovato un cadavere nei pressi della Stazione di Lambrate. È richiesta la sua presenza».
«Garcovich... sono stato sospeso, ricordi?».
«Sì, signore, ma ho avuto ordine diretto dal commissario capo Merli di chiamarla. La sospensione è stata sospesa, se mi permette il gioco di parole.

C'è solo una condizione, signore: dovrà fare coppia fissa con l'ispettrice Frezzi e dovrà sempre consultarsi con lei, prima di agire.
L'ispettrice ha un carattere più accomodante del suo, signore, perciò il commissario Merli avrà meno problemi con i suoi capi, se procederà in questo modo
».
Non che questo sia un gran sacrificio, pensi.
Prima della sospensione, avevi già lavorato con l'ispettrice Maura Frezzi.

Ti chiedevi spesso come mai te l'avessero assegnata, visto che è un gran pezzo di fica e molto probabilmente la poliziotta più bona d'Italia.
In genere hai sempre lavorato con degli sgorbi grammaticali, mentre qui siamo alla pura calligrafia.
Certo, non ha tanta voglia come te di farsi bucare la buccia, ma c'è da capirla. Sa dei tuoi problemi in famiglia, ma non ha lasciato aperto nemmeno uno spiffero per te.
Coppia professionale e niente altro.
Spinto più che altro da curiosità maschile, avevi sbirciato nel suo curriculum, trovando parecchi buchi. Il passato professionale della Frezzi è alquanto vago, sebbene sia bella sveglia e operativa più di un uomo.
Stavolta dovrai stare al suo guinzaglio, a quanto sembra.
Il segugio e la padrona dal guinzaglio corto: sembra questa la storia.
Almeno, però, la padrona merita tutte le coccole possibili.

Tiri su il busto sbadigliando, tenendo la cornetta tra la testa ed il collo.

«D'accordo. Arrivo subito… oh, però per oggi basta giochi di parole. Ci siamo capiti?».
«Certo, commissario! Non dubiti
».
Riattacchi il ricevitore e ti alzi dal letto stiracchiando i muscoli, poi vai in bagno a darti una lavata.
Arrivi sgommando con la tua A112 alla stazione di Lambrate in pochi minuti: non sono ancora le sei e la città si sta svegliando.
Nei pressi della stazione ci sono due auto della polizia e un’ambulanza.

Un agente ti scorta sul luogo del ritrovamento, nei pressi dei binari della ferrovia ad alcune centinaia di metri dalla banchina, in una zona di vagoni dismessi, in mezzo alle sterpaglie, ai bidoni arrugginiti e a materiali di risulta.
Ci sono già i colleghi della scientifica per le foto e le rilevazioni, poi spunta anche l'ispettrice Frezzi: «Salve, commissario
», ti saluta convenzionalmente. «E bentornato».
«Grazie. Così hanno annullato la mia sospensione, eh?».

«Tanto meglio, no?», ti guarda, facendoti capire che il vero commissario è lei.

Ti avvicini al vagone: «Chi è la vittima?».
«Una ragazza di diciotto anni, legata, incaprettata e avvolta in un telo di plastica. Il medico legale ci dirà se è morta prima o dopo essere stata legata».
«Come è stata uccisa?».
«È difficile dirlo, è piena di lividi: forse per un colpo alla testa o per asfissia».

«E che diavolo è questa puzza?».
«Letame».
«Letame?».
«Lo hanno gettato sul corpo».
«Gesù... questa città è piena di pazzi», commenti acidamente tra i denti, «ma la Questura preferisce che vengano dati venti uomini di scorta ad ogni politico, piuttosto che metterli nelle strade a pattugliare e a difendere i cittadini. Diciotto anni… maledetti... che altre informazioni abbiamo?».
«Aspettiamo che il dottor Cassinelli abbia terminato il lavoro, commissario...», sfumando l'ultima parola con un lieve accento ironico; d'altra parte, c'è chi alle belle donne perdona tutto, e tu sei fra questi.

La Frezzi indica l'ufficiale della scientifica che con i suoi uomini sta prendendo i campioni di rito, mentre un agente scatta le foto al cadavere e al vagone ed un altro prende appunti su un taccuino.
Rimani in silenzio a guardare: il cadavere della ragazza è ancora avvolto nel sacco di plastica trasparente, ma quando gli uomini della scientifica l’aprono, distogli l’attenzione dal vagone per un attimo... una ragazza di diciotto anni... diavolo...
Mentre ti sposti nell’erba alta ti senti pungere ad un caviglia, alzi il piede d’istinto e trovi il gambo spinoso di un fiore che ti ha punto. Lo stacchi dalla caviglia e lo getti via, imprecando contro le rose che non sono mai senza spine. E ne hai una dimostrazione in carne e ossa, accanto a te. Anzi, in carne e tette.
«Chi ha trovato il corpo?», le domandi.
«Quel netturbino laggiù», Maura indica un uomo sui sessant’anni con dei baffi neri e pochissimi capelli in testa, visibilmente scosso, assieme ad un paio di agenti.

«Allora, che si fa?», le chiedi, stando al gioco.

«Il commissario sei tu, ma se vuoi, ti vado a interrogare il netturbino», il "tu" è l'unico progresso che hai ottenuto finora; ma anche per quello c'è voluto del tempo.
Se vuoi interrogare il netturbino di persona, vai al 132.
Se invece ordini alla Frezzi di interrogarlo, mentre tu resti qui ad attendere che la scientifica abbia finito, vai al 28.

 

72

«Dei testimoni affermano di aver visto due individui portare il corpo della ragazza nel vagone in cui è stata ritrovata. Ed avevano al collo un simbolo, una stella a sette punte con un cerchio e delle croci al suo interno. Forse ci troviamo davvero di fronte ad un gruppo esoterico che compie dei delitti rituali».
«Ecco un altro motivo per non dormire la notte», risponde intimorita la dottoressa; poi ti guarda negli occhi. «Questo non è delitto come gli altri, Francesco. Devi trovare l'assassino, e devi trovarlo subito».
Annuisci: «Farò del mio meglio».
Se sei già stato alla centrale, vai al 21.
Altrimenti la raggiungi al 51.

 

74

«Questa storia comincia a mettermi i brividi, Francesco...», ti confessa la Frezzi, in tono melodrammatico, mentre siete diretti alla centrale. Tuttavia non ti convince affatto. Vorresti risponderle - come hai fatto con la Russa poco fa - che "la parte della poliziotta spaventata non ti si addice", ma preferisci evitare le polemiche: per quanto ti sia stata imposta, è pur sempre la migliore imposizione possibile, pertanto non hai alcun interesse a togliertela di torno. Fin quando ti rimane vicino, c'è ancora qualche possibilità di aprire una crepa nel muro.

«Diavolo, se una come la Russa si spaventa davanti a quei tizi, forse è davvero il caso di non averci a che fare...», insiste. Ma sembra più intenzionata a spaventare te, che non realmente intimorita ella stessa.
«Siamo poliziotti, Maura, è nostro dovere averci a che fare».
«Sì, lo so, l'ho solo detto così... per dire...».
«Dobbiamo scoprire che posto è questo "Det Som En Gang Var", e farci dare un mandato».
«Ma il procuratore non ci darà mai il mandato su una confidenza della Russa».
«Allora faremo senza.

A meno che... non sia tu a chiederglielo...», stavolta una punzecchiatura ci sta tutta.

La Frezzi aggrotta gli occhi grigi, ma non risponde.
Tornate alla centrale e vi mettete subito al lavoro.

Passi l'intero pomeriggio a fare ricerche di ogni genere, ma non trovi nulla che porti un nome del genere.
Quando sono le 16, Maura ti ricorda che devi andare a prendere tua figlia a scuola, scatti in piedi dalla sedia e voli nel parcheggio della centrale a prendere l'automobile.
Vai al 41.

 

75

Il bandito ti è già addosso, ma non ti lasci intimorire: spari il secondo colpo, quasi a bruciapelo, e lo colpisci in pieno petto.

Il criminale emette un grido soffocato e cade a terra, col sangue che sgorga dalla pancia e dalla bocca.

Il suo compagno, ferito ad un braccio, sta cercando di aprire la porta a vetri per fuggire, ma tu sei già su di lui, lo afferri da dietro e lo fai cadere sul pavimento, e dopo averlo immobilizzato con un ginocchio sul collo, gli punti la pistola alla testa: «Resta dove sei».
«Maledetto, maledetto sbirro!», grida il bandito. «Hai ucciso un ragazzo!».
«Avanti, continua, ed il conto dei morti salirà a due».
Il bandito si acquieta, gemendo per il dolore al braccio, mentre senti le sirene della polizia ormai in arrivo.
Dici al tabaccaio di aprire la porta a vetri e dopo un minuto arrivano dei colleghi con le loro Alfa Giulia verdi.

«Commissario!», esclama un agente, riconoscendoti.
Ti alzi rinfoderando l'arma: «Questo arrestalo, attento che è ferito ad un braccio».
L'agente ammanetta il bandito che si lamenta per il dolore e poi lo fa alzare.

Un secondo agente è vicino all'altro criminale, riverso in una pozza di sangue: «Questo è morto.
Prendete le testimonianze del barista e del portiere», ordini agli agenti. «Io invierò domani il mio rapporto».
«Bene, commissario», rispondono.
Il tabaccaio, visibilmente scosso, si avvicina per ringraziarti.
La sua voce, come la sua mano, trema ancora: «Grazie, commissario, quei due mi avevano proprio terrorizzato, erano mesi che mi chiedevano del denaro... gli ha dato una bella lezione. Se posso fare qualcosa per lei...».
Gli porgi il pacchetto di Alfa, scandendo bene le parole: «Un pacchetto di MS, grazie».
«Subito, commissario!».
Una decina di minuti più tardi rincasi, e dopo una doccia vai a dormire.
Una telefonata poco prima dell'alba ti sveglia.
Vai al 71.

 

76

La stanza è una piccola camera di una adolescente con il poster di Burt Reynolds appeso alla parete e vari ninnoli e pupazzi.

È una stanza molto ordinata, c'è una scrivania con i libri di scuola, i quaderni e le penne. Negli armadi trovi solo vestiti, niente di anomalo.

Ti sorprendono le letture della ragazza: invece dei romanzi d'amore che ti aspettavi, trovi sul comodino libri come "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, o l' "Elogio della follia" di Erasmo da Rottherdam... probabilmente libri che stava leggendo per la scuola.
Vai al 22.

 

79

«Ho saputo della tua azione di ieri sera, per fortuna avevo già ottenuto la fine della tua sospensione, altrimenti saresti ancora a casa.

Dovevi per forza ucciderlo quel disgraziato?».
«Se l'è cercata, Commissario. Poteva scegliere… ma ha fatto la scelta sbagliata».

«Bah... sembra sempre che tu abbia ragione. Comunque stamattina il procuratore è andato su tutte le furie, ma hai salvato delle persone e questo ha giocato a tuo favore. Ad ogni modo d'ora in avanti devi andare con i piedi di piombo.
Ho dato ordine all'ispettrice Frezzi di farmi rapporto sulla tua disciplina, è la condizione richiesta dal procuratore e non ho potuto rifiutare».
«Sta bene».
«Ora che abbiamo messo le cose in chiaro, veniamo a noi».
Vai al 144.

 

84

Raggiungi l'obitorio in piazza Gorini.

Facendoti largo tra studenti dell'università e inservienti, raggiungi le sale nei sotterranei dove il patologo, la dottoressa Cattanei, sta eseguendo l'autopsia del cadavere.
La dottoressa Cattanei è una donna minuta di poco più di quarant'anni. Quando non indossa il camice veste sempre abiti sgargianti. Un paio ti volte ti ha chiesto di uscire assieme a bere qualcosa, ma l'idea di avere una relazione con una donna che per lavoro seziona cadaveri non ti entusiasma. E poi con la Frezzi vicino, tutte le altre ne escono male.
«Ben arrivati», vi saluta la dottoressa in camice. «Prego, venite, ci sono cose molto interessanti da vedere...
La ragazza è di circa 17, 18 anni», inizia il medico, «è alta un metro e 65, ma il corpo pesa solo 38 kg. Riporta diverse ferite e contusioni... il colpo mortale le è stato inferto qui, alla gola, un taglio netto, preciso, la ragazza è morta in pochi secondi. E chiunque sia stato a fare questo scempio ha avuto l’accortezza di pulire e ricucire ogni ferita».
«Cosa?», domandi stupito.
«La ragazza è stata sventrata, nel suo addome non c’è più un organo, e nel suo corpo non c’è nemmeno una goccia di sangue. Per questo il corpo pesa così poco».

Noti che la Frezzi ascolta impassibile, mentre tu sei letteralmente disgustato.

«Come vi ho detto», prosegue la patologa, «la ragazza è stata squartata: vedete qui?», mostra una lunga cicatrice che va dall’inguine al petto. «È stata sviscerata e poi l’hanno ripulita e ricucita. Mentre il sangue deve essere stato asportato rapidamente con delle cannule dai polsi, prima che coaugulasse», e mostra sui polsi della ragazza i segni di punture d’aghi.
«Le hanno tagliato la gola, sviscerata e dissanguata», sintetizzi con voce flebile. «Quale mostro può aver fatto una cosa simile, e perché?».
«Non credo sia un mostro qualunque», risponde la dottoressa. «Qui c’è metodo, perizia, gli organi sono stati asportati con cura; le ossa, i muscoli, non sono stati scalfiti, le ricuciture sono perfette. Creda a me, non è un pazzo come tutti gli altri».
«Che organi ha preso?», domandi, ancora sconvolto da quella macabra rivelazione.
«Intestino tenue e crasso, fegato, milza e i due reni, mentre lo stomaco è intatto, col piloro ben annodato… per questo le dico che è uno capace».
«Al Commissario Capo verrà un colpo quando gli racconteremo di questo scempio».
Ma la Frezzi rimane in silenzio, impassibile, quasi eccitata da quella professionale macelleria.
«Non ha altro da dirci, dottoressa? Magari qualcosa sotto le unghie o i piedi».
«Come le ho già detto, è stata lavata accuratamente, commissario, se c’erano tracce di qualcuno o qualcosa sono state cancellate, io almeno non ho trovato nulla».

Vai al 25.

 

91

alla Russa il disegno della stella a sette punte e quella impallidisce: «Sì, sono loro. È il loro dannato simbolo, ce l'hanno tatuato qui, alla base del collo. Non so cosa diavolo significhi, ma di certo nulla di buono».
«Dobbiamo trovarli, dacci una mano». La Russa si versa un secondo bicchiere, tu la fermi prima che trangugi anche il secondo: «Dove?».
L'ex bandita ti guarda: «Hai una moglie e una figlia, commissario, se non ricordo male. Perché vuoi farlo?».
«È il mio lavoro. È mio dovere fermarli».
«Non saprei dire dove stiano… nessuno lo sa, è questa la loro forza. Ma sembra che qualcuno di loro frequenti un posto con un nome particolare: "Det Som En Gang Var"».
«E che diavolo è?».
«Non lo so. Ma posso aiutarvi dicendovi che è un nome norvegese, significa "Le Cose che c’erano" o "Ciò che una volta c’era".

Fuggita dalla Russia ho passato alcuni anni in Finlandia e poi Norvegia prima di venire in Italia… qualche parola la ricordo ancora».
Hai ottenuto l'indizio H.
Se hai l'indizio F, vai al 2.
Altrimenti vai al 55.

 

102

La porta a vetri è oscurata con una tendina e non vedi niente, ma puoi provare ad entrare passando dal retro.
Corri verso l'ingresso dello stabile e suoni al portiere.
Un uomo di mezza età con i baffi apre la porta con sospetto: «Sì?».
Mostri il tuo tesserino di polizia: «Commissario Sparanero, presto mi faccia entrare, devo entrare dal tabaccaio dalla porta sul retro».
«Ma… che succede?».
«Forza, non ho tempo per le domande!».

«Certo, certo». Il portiere è un po’ spaventato, ma ti accompagna nel cortile interno da dove puoi raggiungere l'ingresso di servizio del bar. «Ecco, è quello là».
«Grazie. Chiami la polizia e dica di fare in fretta».
«Subito! Oh, mamma… vado subito…».
Mentre il portiere corre in casa, tu estrai dalla fondina la tua calibro 9 di ordinanza (per fortuna te l’hanno lasciata durante la “sospensione informale”) e ti avvicini alla porta.
Afferri la maniglia e la giri, la porta si apre.

Vedi un piccolo locale di servizio, con scaffali pieni di bevande, scatole, pacchi di caffé e sigarette.

Sul fondo c'è una porta socchiusa dalla quale senti provenire delle voci.
Entri e ti chiudi la porta alle spalle.
Ti avvicini alla porta socchiusa, dalla fessura puoi vedere il tabaccaio spinto contro il suo bancone, mentre i due uomini che erano al tavolino lo minacciano con un coltello.
«Avevamo detto centomila», intima un malvivente, «cosa sono questi spiccioli?».
«È tutto quello che ho, gli affari non vanno molto bene», il tabaccaio è terrorizzato.
Il criminale punta l'arma alla gola dell'uomo: «Domani ritorniamo e vedi di farci avere il resto dei soldi o fai una brutta fine, lo sai che non scherziamo».

«Ma sono tanti soldi...», si lamenta ancora il tabaccaio, «non posso portare avanti la mia attività se mi portate via tutto quel denaro».
«Non sono affari nostri», risponde il secondo delinquente. «Vedi di trovare i soldi per domani!», e rifila un pugno in pancia al povero barista facendolo crollare a terra.

È ora di intervenire.
Entri con la pistola puntata, dichiarandoti e intimando loro di abbassare le armi? Vai al 34.
Oppure entri e spari, cercando di ferirli? Vai al 69.

 

126

Passi nuovamente la mattina in centrale tra scartoffie e deposizioni inutili, l'unica nota positiva arriva dall'indagine sulla macchina sportiva rossa.
Dopo aver mostrato una serie di fotografie di vari modelli di automobili alle due amiche di Susanna, sembrano entrambe riconoscere una Triumph, anche non sono in grado di distinguere i vari modelli.

In un baleno richiedete alla motorizzazione un elenco di possessori di Triumph di città e provincia.
Vai al 40.

 

127

La Frezzi, quasi riluttante, mostra al Commissario Capo il foglietto con il disegno dell'anziana senzatetto: «Ce l'avevano al collo i due uomini, anche se non abbiamo capito se si tratti di pendagli, amuleti o di un tatuaggio».
«Sapete se c’è qualche gruppo o gang che faccia uso di questo simbolo?».
«No, ma possiamo lavorarci. Non è un simbolo comune, se qualcuno l'ha visto difficilmente se lo dimentica».
«Speriamo di non avere a che fare con un nuovo gruppo terroristico».
Vai al 14.

 

129

«Ho qui cinquemila lire», dici, mostrando la banconota ai barboni. «Darò i soldi a chi mi dirà che cosa ha visto.

È morta una ragazza, ed è stata portata qui in un vagone. Se avete visto qualcosa dovete dirmelo. Avanti, qualcuno vuole guadagnarsi qualche soldo? Chi ha visto qualcosa?».

Vedi che alcuni di loro se ne vanno, altri invece rimangono fermi, sanno bene che questa piccola banconota vale due o tre giorni di cibo.

«Allora?».
I senzatetto si guardano in faccia e finalmente uno di loro, un anziano, si fa avanti: «Io ho visto qualcosa, commissario», la sua voce è tremolante, puzza terribilmente, ma ti sforzi e ti avvicini all’uomo.
«Cosa hai visto?».
«Due uomini, entrare nella stazione con un grosso sacco di plastica, nient’altro».
«Due uomini... sapresti descriverli?».
«No, io… io non posso».
«Non puoi o non vuoi? Guarda che me le tengo le cinquemila».
«Io… io non posso… non ne sono in grado… non so dire se erano uomini o altro».

«Vuoi dire che c’era una donna?».
«No…», il barbone sembra agitato, spaventato, una donna vestita di stracci parla al posto suo: «Quello che il vecchio Luigi vuol dire è che non erano due uomini quelli che ha visto, ma due demoni».
Guardi la vecchia stupito, che siano già ubriachi alle cinque del mattino?

No, non puzzano d’alcool, forse è solo suggestione, probabilmente non sono persone con tutte le rotelle a posto.
«Perché dite così? Cosa avevano di… demoniaco?».
«Come si muovevano, commissario», dice Luigi, «erano... spettrali... vestiti di nero... i capelli lunghi e i loro occhi erano… erano rossi, come le fiamme dell’inferno».

«E tu sei riuscito a vedere i loro occhi da qui?».
«Brillavano nella notte, gliel’ho detto, come le fiamme…».
«Dell’inferno, sì, sì ho capito.

Allora… erano vestiti di nero… e non avevano qualche simbolo disegnato, qualche marchio? Non so, sul vestito, qualcosa, non ricordate?».
I due si guardano, la Frezzi porge loro il suo taccuino con la penna, poi la vecchia fa un disegno: si direbbe una stella a sette punte con una croce al centro.
«Questo l'avevano al collo», dice la donna. «L'ho visto bene, perché ero stesa in terra a dormire quando mi sono passati a fianco».
«Ne sei sicura?». Quella annuisce. «Tieni, compratevi da mangiare».
Dai ai barboni le cinquemila lire… e poi, vedendo lo sguardo che hanno quando le prendono, dai loro altre cinquemila e quindi li lasci andare.

«A cosa pensi, Francesco?», ti chiede la tua collega.
«Non ho mai visto questo simbolo, ma non significa nulla.
Gruppi eversivi nascono quasi ogni giorno».
«Pensi a qualcosa come Ordine Nero o organizzazioni simili?».
«È una pista da non scartare. Forza, andiamo in centrale.
Dobbiamo scoprire chi è la ragazza».

Hai ottenuto l'indizio B.
Se vai in centrale dal commissario capo Merli per un rapporto, vai al 51.
Se vai all'obitorio dal patologo, vai all'84.

 

133

«Sai, Francesco, questo Paese... questa città... stanno diventando invivibili», commenta la Frezzi, addentando il panino, un po' schifata dalla frugalità del posto e del pasto.
«Purtroppo è così, Maura».
«Tu hai una figlia. Non hai paura per lei? I miei sono grandi, ormai».

«Parli come avessi 100 anni...», la stuzzichi, facendole notare che non c'è una grossa differenza di età fra voi due; argomento che talvolta lei ha usato quale ostacolo a un'eventuale relazione. «L'ho avuta più tardi di te, tutto qui...», ribadisci il concetto, dopo una breve pausa.

Lei resta impassibile, dando un altro morso al panino.

«Comunque, sì», finalmente rispondi. «Forse questo non è il posto migliore per far crescere i propri figli... spesso, quando ero ancora assieme a mia moglie, ho pensato di farmi trasferire in una cittadina più piccola e calma... Pavia magari, o anche Novara. Volevo prendermi una vecchia casa di ringhiera con il cortile interno, ed un cane da compagnia. A Grazia sarebbe piaciuto. Ma il senso del dovere mi ha obbligato a restare... e mi ha fatto perdere la mia famiglia».
«Son belle a vedersi, se ben tenute; ma troppo promiscue...».

«Non prenderlo per un complimento, Maura.

Ma una regina non ha mai una compagnia degna di lei».

Ti guarda perplessa.

È troppo pratica per apprezzare le chiacchiere, anche se ben intessute.

È una regina dei tempi moderni: pragmatica e senza fronzoli.

Finite lo spuntino e poi siete pronti per rimettervi in pista.

Le rispettive posizioni non si sono mosse di una virgola.
«Dobbiamo far cercare tutte le auto sportive rosse della città», dici alla Frezzi, rientrando nel ruolo.

«Ma chissà quante sono».
«Chiamiamo la motorizzazione e ci facciamo dare l'elenco delle macchine e dei proprietari, poi faremo una prima cernita».
«Chiamo subito la centrale».
«E poi dovremmo richiedere altri uomini: dobbiamo sentire amici, parenti, vicini della vittima… e anche la gente del quartiere…. forse qualcuno ha visto qualcosa.

Ci vorranno molti uomini e molto tempo, ma non dobbiamo trascurare nulla».
Passi il resto della giornata a sentire potenziali testimoni alla centrale, ma senza ottenere alcunché. Tutti ripetono le stesse cose: nessuno sa chi dovesse incontrare Susanna per la tesina di filosofia e nessuno ha visto l'uomo dentro l'auto sportiva rossa.

Ti aspettano lunghe giornate inconcludenti, ma sai bene che anche questo fa parte del tuo lavoro.
Torni a casa la sera che sei stremato e come al solito i tuoi vicini di casa stanno litigando, mentre il loro bambino piange ed urla nella culla.
Ti stai preparando qualcosa da mangiare quando senti che il litigio sta degenerando, la moglie urla che vuole prendere il figlio ed andarsene di casa, quando il marito le risponde che lei è sua moglie e che deve fare quello che dice lui, poi senti il rumore di uno schiaffo, un grido strozzato e un rumore di oggetti che cadono e si rompono.
Se intendi intervenire, vai al 50.
Se non ci badi, visto che non è la prima volta che litigano, accenditi la tv al 13.

 

140

Quando arrivi a casa della ragazza, un palazzo popolare su un viale ad alto traffico, ci sono due agenti assieme al padre in lacrime ed ad altri famigliari.
«Comandi, commissario», ti saluta un giovane agente. «Abbiamo dato la notizia al padre della ragazza ed ora è visibilmente scosso. Abbiamo chiamato un medico perché gli desse un tranquillante. Poveraccio, mi fa una pena...».
«Ha detto qualcosa?».
«No».
«Maura, vai con questi agenti ad interrogare famigliari e vicini. Forse qualcuno sa qualcosa. Io parlo con il padre».
«Bene, commissario...».
Ti avvicini all'uomo, visibilmente affranto, che piange seduto sul divano.

Al suo fianco due donne, una anziana ed una più giovane.
«Signor Melandri, sono il commissario Sparanero. Mi spiace per sua figlia, ma io... dovrei farle alcune domande, per le indagini».
«Me l'hanno ammazzata, commissario», esclama in lacrime. «Maledetti! Me l'hanno ammazzata! La mia bambina!».
«Ha idea di chi possa essere stato?».
«No, no. Non lo so, non lo so. Ieri è andata a scuola ma non è più tornata… non è più tornata… non è più tornata…», ripete, inebetito dal dolore.
La donna più giovane si alza e ti prende da parte: «Io sono la zia di Susanna», ti dice, asciugandosi le lacrime. «Non sappiamo cosa sia accaduto. Susanna è sempre stata una ragazza a posto, non frequentava brutta gente, insomma. Ma forse a volte la famiglia è l'ultima a saperlo. Provate a sentire le sue amiche, forse loro sanno qualcosa».
«Grazie».
La donna ti da due nomi: Laura Belli e Marisa Mell, due compagne di classe di Susanna.
Se chiedi alla donna il permesso di guardare la stanza di Susanna, vai al 76.
Altrimenti puoi raggiungere la Frezzi al 24.

 

144

«Parlatemi dell'omicidio della stazione».
Fai un breve riassunto al commissario capo, descrivendo il corpo della ragazza e il luogo in cui è stata ritrovata, dei dubbi del dottor Cassinelli e della testimonianza del netturbino che non aggiunge niente di significativo.
«Ho già dato ordine che venga fatta una ricerca tra le denunce di persone scomparse».
Se sei già stato dal medico legale, vai al 61.
Altrimenti prosegui al 20.

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