Tex: Il Serpente Sbottonato

Requiem al piombo in sei pallottole

La dura legge del piombo

Tex: El Muerto e la Banda delle Cesse

Tex: Il ritorno della Diablera

Tex: Teste di Ferro

TEX: IL SERPENTE SBOTTONATO

di Salvatore Conte (2025)

Tex e Carson si imbattono casualmente in tre minatori in fuga, che gli raccontano la loro spaventosa disavventura, occorsa nel piccolo villaggio minerario di Bendito, nel New Mexico.

«Oggi il retro del locale è una vera e propria Gambling Hall: si chiama l'Asso di Fiori, come il soprannome della padrona».

I minatori raccontano di avere avvistato qualcosa di mostruoso: un grande serpente su due zampe, che infesterebbe la miniera come nelle antiche leggende del folklore locale.

Tex capisce subito di essersi imbattuto in tre grossi imbecilli, ma vuole vederci chiaro nella strana vicenda, perché sospetta la macchinazione di un astuto regista interessato a spaventare i minatori e a rimanere indisturbato possessore dell'oro già scavato e di quello che la miniera ancora nasconde.

Decide così di recarsi a Bendito e di indagare a fondo.

Qui fa la conoscenza di Layla Gallego, la procace proprietaria dell'Asso di Fiori, dalla quale rimane favorevolmente impressionato, soprattutto con riguardo all'importante camicia bianca sbottonata, che indossa da gran mignotta, e che al tempo stesso le conferisce un certo prestigio.

Poco dopo l'arrivo di Tex e Carson, un minatore viene trovato morto nella stanza che occupava presso la locanda della Gallego.

Le indagini di Aquila della Notte si indirizzano sulla Signora in Bianco, altro soprannome della locandiera.

«Allora, Donna Gallego... che ci fa una donna importante come voi in questo posto?».

«E in che altro luogo mi dovrei trovare, mister Willer?

Nelle mani di un bellimbusto, in una città con il velluto alle pareti?

Qui a Bendito sono l'unica donna del mazzo. Mi sento qualcuno».

«Voi sareste qualcuno ovunque...».

Il Ranger si avvicina e le mette le mani intorno ai fianchi.

«Non perdete tempo in chiacchiere, mister Willer...».

«Chiamami Tex, Layla... se la pista è importante, io la seguo fino in fondo...

Allora, ci sei tu dietro la storia del gran serpente?».

«Io non ho interesse ad allontanare i grattaterra, Tex... sono la mia fonte di ricchezza...».

«Perché tu li spelli bene-bene ai tavoli e alla roulette, non è vero?

Ai tavoli e a letto...».

Si stacca, fingendo di sdegnarsi.

«Loro si divertono e io incasso i loro soldi: non c'è niente di male, mi pare; sale da gioco ce ne sono in tutte le città dell'Unione».

«Questa però non è una città: non c'è l'ombra di un sindaco, né di uno sceriffo; ci sei solo tu, insieme a quattro baracche».

«Non credi di sbagliarti?», guardandolo allusivamente.

«Se è così, lo sceriffo del posto che cosa dice?».

«Che questa è una storia pericolosa; e che fino a poco tempo fa non disponeva di validi aiutanti; adesso, però, questi aiutanti così esperti non avranno molte difficoltà a scoprire il mistero della miniera.

Quanto al letto... io lo uso solo per dormire, perché dopo una giornata di lavoro non desidero altro».

«A meno che...».

«Non arrivi sull'uscio un bellimbusto con una grossa patacca sul petto...».

Tex torna ad abbracciarle i fianchi pesanti.

«Così va bene, Layla...».

Nel frattempo, il carro di un certo Remick, considerato il capo del villaggio, fa ritorno a Bendito senza conducente, scatenando le più fosche congetture.

Tex cavalca a ritroso la pista percorsa dal carro e rinviene Remick a terra, ancora tramortito.

Poco dopo, rinfrancato da un goccio di whisky, l'uomo racconta il poco che ha visto.

Ben presto Tex informa Remick dei suoi sospetti.

E decide di calarsi, con l'assistenza di Carson, all'interno di una voragine che si apre in una delle gallerie della miniera maledetta, per indagare sulle cause di un insopportabile fetore che risale dal fondo.

Tuttavia, Tex - forse ancora febbricitante per l'incontro con Layla Gallego - commette un'imperdonabile ingenuità nel far calare giù anche Carson.

Era infatti ampiamente prevedibile che l'occulto regista della macchinazione che sta colpendo Bendito non si sarebbe fatto sfuggire la ghiotta occasione di intrappolare i due Rangers all'interno di un così profondo buco, in compagnia di un cadavere in putrefazione.

Tex riesce faticosamente a risalire fino all'uscita della voragine, ma questa è ostruita a regola d'arte da un macigno.

Allora torna sul fondo e sferzato da una satanica risata che proviene dalle viscere della montagna, esplora attentamente la voragine fino a individuare un cunicolo che prosegue oltre e che sbuca in un'ampia grotta sotterranea, attraversata da un fiume.

Poco dopo i due Rangers scorgono un movimento furtivo tra le rocce, che rivela la presenza di uno strano personaggio.

Si tratta di Charles Remick, cioè del vero Remick.

L'uomo racconta la sua storia a Tex e Carson.

«Erano in compagnia di una donna, anche se non ci raggiunse al nostro tavolo».

«Pezzo di fica, camicia sbottonata, faccia da mignotta?».

«Sì, una stronzona, era chiaro».

«Durante il viaggio verso Bendito, i due assistenti che avevo assunto in precedenza - Forrest e Bulder - mi tradirono: uno di loro mi tramortì e caddi da cavallo. Ripresi i sensi, ascoltai i loro discorsi: avevano intenzione di uccidermi, insieme ai due minatori che avevamo incontrato la sera prima».

«La donna che viaggiava con noi fu risparmiata, forse pensavano di utilizzarla a loro vantaggio e per tenerla buona le promisero una parte dell'oro».

«Infatti è ancora in combutta con loro; pur essendoci presentati come due Rangers, si è guardata bene dal far parola dell'accaduto, tenendosi bene abbottonata, a differenza della camicia che indossa...».

Ritrovato il pozzo in cui era stato gettato Remick, Tex risale per primo in superficie, aiutando poi i due compagni a fare altrettanto.

Quindi si reca a Bendito, favorito dalla notte, e dà subito la sveglia a Layla Gallego, che dorme nella sua locanda.

«So tutto... ma voglio darti un'ultima possibilità: scarica i tuoi complici e mettiti con me... ci stai?».

«E l'oro?».

«Te ne farò dare una parte, se mi aiuti».

La donna annuisce e Tex le mette una mano sulle zinne: «Da adesso sei mia, Layla...».

La Gallego appicca il fuoco a una baracca non abitata, e poco dopo dà l'allarme al villaggio, secondo le indicazioni del Ranger.

Anche Forrest, quale capo villaggio, partecipa allo spegnimento dell'incendio, e così Tex ha l'occasione di entrare indisturbato nella sua baracca e di perquisirla, rinvenendo qualcosa di molto interessante, che è subito ansioso di mostrare a Carson.

Ora gli Assi del mazzo sono tutti in mano a Tex, compreso quello di Fiori.

Il Ranger assegna a Layla la parte della Donna-Serpente.

La Gallego entra in scena nella sua stessa locanda, mentre Tex rivela ai minatori di Bendito, riuniti nel saloon, l'oscura macchinazione ordita ai loro danni dal finto Remick, alias Forrest, e da Bulder.

«Maledetta!».

I due cercano di reagire, ma vengono freddati dalla colt di Tex Willer.

Il Ranger, secondo i patti, riversa a Layla la ricompensa offertagli dai minatori, ottenendo che alla donna spetti una parte dell'oro al momento della divisione.

«Torno tra una settimana al massimo... il mio oro non lo divido con nessuno... tutto chiaro?».

«Hai saputo scegliere...», e si lascia strizzare le zinne.

REQUIEM AL PIOMBO

IN SEI PALLOTTOLE

di Salvatore Conte (2024)

Starmene a terra in un angolo ad ascoltare quel concerto era umiliante.

E anche molto pericoloso.

Perché ero finito in quella scomoda posizione?

Per una donna, naturalmente. Per Lola Ramos. Se fossi sopravvissuto, ne avrei fatto un racconto. Era un voto.

Lola era la favorita del Puerco, 'na vaccaccia bona come 'na focaccia.

Dai covi segreti nei recessi della Sierra Madre, alle ricche banche di Arizona, Nuovo Messico e Texas, il passo non era così lungo.
Gli sceriffi non costituivano un pericolo: la gran parte puntava dritta alla pensione, quella piccola sbatteva il muso contro pallottole di piombo e le dimissioni erano implicite.
Il maggior pericolo per la banda del Puerco era rappresentato dal fiorire degli zeri sugli avvisi di taglia: al principio erano due, poi tre, quattro, e adesso cinque per l’intero mucchio!

Il capo ne valeva 25.000 da solo, i suoi colonnelli 15 a testa; a 100.000 si arrivava con i comprimari e i pesci piccoli.
I banchieri non badavano a spese pur di assicurarsi le carcasse dei desperados che imperversavano lungo la frontiera.
Sulle sponde del Rio Grande non erano ancora approdate le sottigliezze della Costa Orientale, ove un buon colpo in banca passava per un complice interno, spesso piazzato molto in alto.
Nella polvere della frontiera si sparava e basta: niente sottigliezze.
Come nel bordello di El Paso, dove l’avevo conosciuta, e dove Lola arrotondava le sue quote, tra una rapina e l’altra.
Era molto più intelligente di quanto le sue fattezze bovine lasciassero supporre; non era la solita puttana.
Dopo averne più volte goduto i servizi, ero sul punto di uscire allo scoperto, quando giunsero al mio orecchio strane voci sul suo conto; qualcuno mormorava che facesse addirittura parte della famigerata banda del Puerco.

Al momento mi sembrò una cosa assurda; tuttavia, quando le sue colleghe mi informarono - la sera successiva il colpo messo a segno alla El Paso Western Bank - che aveva cambiato città, cominciai a capire che mi ero scopato una delle puttane del Puerco.
A quel punto il mio interesse cambiò. Diventò un fatto professionale, anche se l’avrei gestito a modo mio.

Avrei cercato di risparmiarla, se fosse stato possibile; e poi l'avrei presa per il collo: o me o la corda; niente sottigliezze.

La pelle di Lola non valeva nulla per i banchieri, ma per me sarebbe stato il premio principale.

   

La faccenda era spinosa e mi accordai con un collega per spartire i soldi in due parti: 50.000 dollari a testa.
Frequentavamo le cantine a sud del Rio Grande e facevamo sciogliere la lingua attraverso un miracoloso sciroppo verde-argento della farmacia George Washington.
Stavo sorseggiando tequila nella migliore cantina di Lucero, quando il problema di trovare il Puerco fu risolto. La bevuta fu disturbata dallo strepito di numerosi cavalli che irrompevano in paese.
Non ci fu molto tempo per reagire: un nugolo di bandoleros, con il fazzoletto sul volto, fece irruzione nella cantina. Hamilton tentò di far cantare la colt, ma venne fulminato.
Io alzai le mani in aria.
Era il Puerco che aveva trovato noi e le inconfondibili curve della donna al suo fianco me ne diedero la conferma: non poteva non essere Lola, benché a volto coperto.

Indossava la solita blusa scollata, gonfiata meravigliosamente bene dal pesante seno e dalle forme grasse. Aveva solamente aggiunto il sombrero e il cinturone. Faceva la puttana e la pistolera senza cambiarsi nemmeno l'abito. Chissà cosa sapeva fare meglio. Forse l'avrei scoperto.
Anche lei non ebbe difficoltà a riconoscermi, i suoi occhi indugiarono su di me per farmelo intendere.
Fui disarmato e sbattuto rudemente da una parte.

Ecco come ero finito in quella scomoda posizione. E mi era andata bene. Per fortuna i desperados del Puerco non avevano capito chi fossi. E neanche lui.

Solo Lola lo sapeva.

Io non le avevo detto niente, ma le puttane sanno sempre tutto.

Per il momento, comunque, non mi tradì.

Nella polvere della frontiera conveniva sempre tenersi qualche pallottola da parte.

Sapeva che non le avrei sparato per primo: per lei non ero una minaccia.

El Puerco, da parte sua, aveva altro a cui pensare. Stava dando ordini alla banda. Si preparava a qualcosa.
Qualche minuto dopo altri cavalli fecero irruzione in paese: un concerto di fucili, accompagnato da pistole calibro 45, rimbombò infernale per le strette vie di Lucero.
Da quel che riuscivo a capire, si trattava di rurales. Il Puerco era stato intercettato e si era rintanato in quello schifo di paese per difendersi meglio.
La faccia d’argento di Washington aveva scosso anche i soporiferi rurales. E dovevano essere almeno il doppio dei bandoleros per spaventare un criminale del genere, forse era un intero squadrone.
Anche Lola, da una finestra della cantina, si dava da fare.
Pareva strano che fosse la stessa donna che mi ero tanto sbattuto a El Paso, ma evidentemente era così: anche il posteriore corrispondeva.
Se i rurales avessero perso la battaglia, per me sarebbero stati grossi guai.

Se pure non m'avesse tradito, le attenzioni del Puerco si sarebbero spostate su di me: due gringos bene armati non erano tanto comuni in un posto come Lucero.
Per fortuna i difensori della legge erano ancora numerosi, perché mentre i banditi cadevano, la loro musica non perdeva colpi.
Rimanevano in piedi il Puerco, Lola e un paio di desperados comuni.

Gli altri erano caduti all'interno della cantina, oppure nei vicini edifici, o durante le avventate sortite che il capo aveva ordinato loro.
El Puerco era furente. La sua banda era stata quasi azzerata.
All’improvviso si portò alle spalle di Lola, la abbrancò e la trascinò fino alla porta, facendosi scudo della sua figura femminile.

Le tolse il sombrero, per far vedere i capelli e il volto; e poi la pistola e il cinturone, per far credere ai rurales che si trattasse di una donna trovata all'interno della cantina, di un ostaggio insomma.
Forse avrebbe tentato la fuga.
Fece cenno agli altri due di provare una sortita; ma questi, appena usciti allo scoperto, furono crivellati di colpi, mentre una fucilata raggiunse el Puerco alla spalla, facendolo sobbalzare indietro.

Vidi Lola indugiare. I rurales avevano evitato di colpirla, forse avrebbe potuto continuare a recitare la parte dell'ostaggio, mettendosi in salvo, ma ebbe paura della reazione del Puerco, che conosceva bene.

Indietreggiò dunque anche lei, tornando all'interno della cantina.

Tuttavia, il suo capo, lungi dall'apprezzare la sua lealtà, comprese che ormai come ostaggio non sarebbe stata più credibile.

E credo temesse che potesse sopravvivergli.

La sua rabbia stava per esplodere.
Le puntò contro la pistola e le vomitò addosso il suo rancore: «Scrofa puzzolente, anche tu sei condannata…», e la fissò con occhi sbarrati, accompagnati da una risata ingorda e bestiale.

Sembrava un maiale.
Gli occhi di Lola erano spaventati.

«Aspetta...», protendendo le mani in avanti, si portò verso il centro della cantina, forse nel tentativo di prendere tempo. «Non voglio arrendermi... combatteremo insieme... ci salveremo tutti e due...».

Ma quello ormai era disperato fino in fondo.

L'aiuto della sua puttana non avrebbe cambiato le cose.

Era in trappola.
E voleva essere l'ultimo a morire.

Ancora quella risata da porco...

Lei sapeva molto bene cosa volesse dire.

«No... tu non lo farai...

No! Non voglio morire!

No! Aspetta...!»
Io ero a terra e disarmato.
Non potevo fare niente per lei.

Solo godermi lo spettacolo ed evitare di attirare l'attenzione su di me.

L’improvviso spegnersi dell'aberrante risata sembrò preludere allo sparo.

BANG (1!)

Il Puerco le piazzò una pallottola nella pancia.

Incassato il colpo, la messicana - d'istinto - voltò le spalle al bandito.
BANG (2!)
Quello non perse l’occasione di infierire con un proiettile nelle reni.
Lola inarcò la schiena e allargò le braccia; sfiorò quasi per caso il palo di sostegno che sorgeva al centro della cantina, e vi si aggrappò con la forza della disperazione, ruotando su sé stessa.
Ma non era finita. Il Puerco manteneva spianata la colt.
BANG (3!)
Un’altra pallottola, la terza, la raggiunse al petto, sotto la spalla destra.

Lola si avvitò intorno al palo della cantina e tornò a offrire la schiena al suo assassino.
BANG (4!)
El Puerco esplose il quarto colpo, ancora nelle reni della puttana.

Stava infierendo e non sembrava intenzionato a smettere.
Lola continuava a rimanere in piedi, aggrappata al palo della cantina, come il naufrago a un rottame della nave.
BANG (5!)
Impietoso, il Puerco le sparò addosso per la quinta volta, aprendole un altro buco nella pancia.

Si stava divertendo.
Lola perdeva sangue dalla bocca, gli occhi sbigottiti e sbarrati dalla paura; tratta in quella fine spietata come in un incubo, mi lanciò uno sguardo implorante, pur sapendo che non ero nella condizione di poter fare qualcosa per lei. Le donne non si rassegnano mai.
Nonostante tutto, forte della sua stazza, e aiutata dal sostegno del palo, riusciva ancora a rimanere in piedi.

La circostanza, però, ebbe l'effetto di esasperare il rancore del Puerco.
BANG (6!)
La resistenza di quella stupida vacca non gli andava a genio e così le piazzò il sesto colpo dritto nello stomaco.

Le aveva saldato il conto.

Gli occhi sgomenti di Lola schizzarono fuori dalle orbite, era sbalordita, come se avesse capito soltanto adesso che sarebbe rimasta uccisa.

La possente vacca ammetteva la fine, el Puerco poteva essere soddisfatto, le aveva scaricato addosso tutto il tamburo, scampo non ne avrebbe avuto, il requiem era concluso.

La solida stazza di Lola, però, le consentiva di incassare piombo meglio di parecchi uomini. Ma anche la sua lussuria di puttana c'entrava qualcosa: si piaceva, sapeva di piacere e non voleva saperne di crepare.

Finora l'aveva sempre fatta franca, e anche quel giorno, fino a un certo momento, le era andata bene. Perciò si era ormai convinta di essere praticamente invulnerabile, troppo piacente per essere uccisa.
La messicana, che si credeva di fatto quasi intoccabile, era rimasta con la bocca spalancata, ancora sbigottita per l'ultima sorpresa calibro 45.

Stavolta era troppo anche per lei.

Le ginocchia cedettero.

Franò pesante in avanti e rotolò floscia sul pavimento, finendo supina a braccia larghe.
Aveva la bocca piena di sangue e un’espressione indefinibile sul volto; la testa oscillava molle da una parte all’altra, seguendo gli spasmi del corpo.
«Puttana… zoccola...», fu il sintetico epitaffio del Puerco, che ricaricò la colt, si avvicinò alla finestra e riprese a sparare contro i rurales.
Poco dopo, da una finestra posta sul lato opposto, fece capolino la canna di un fucile.
BANG
Il Puerco, centrato di schiena in corrispondenza del cuore, si voltò e crollò a terra.

Sentendosi perduto, ebbe l’istinto di strisciare verso Lola.

«Zoccola… moriremo insieme...».

«Perché... lo hai fatto...», biascicò Lola.

«Perché amore... è morte...», rispose il bandito.

«Io... non ti ho... mai amato... maledetto porco...», alla fine le carte erano sul tavolo.

Anche le pallottole di Lola facevano male.

«Tu sei mia...».

L'aveva quasi raggiunta.

«Lola... voglio aiutarti... ti tampono i buchi... ti tampo...no...orghh...».

L'ufficiale dei rurales lo lasciò fare fino all'ultimo.

El Puerco era morto con il braccio proteso verso la donna e la mano che le sfiorava i buchi in pancia.

Forse era stata davvero la sua ultima volontà.

Mostrai all'ufficiale la mia licenza di privato cittadino americano cacciatore di criminali, lui mi rivolse un sorriso beffardo, e la cosa finì così.

Intanto i suoi uomini cominciarono a portar via i cadaveri dei banditi.

Avevano afferrato per gli stivali anche Lola, benché sembrasse ancora in vita. Avevano fretta di rientrare nella loro caserma con i cadaveri dei banditi e di aspettare lì un agente delle banche americane.

«Solo un attimo, per favore...», feci un cenno cortese ai rurales. «Capitano... l'intera banda vale 100.000 dollari; la donna quanto può valere?».

Un altro sorriso beffardo.

«Te la regalo, gringo... almeno tornerai con qualcosa...».

«Muy obligado, Capitano».

Le sollevai il petto, tirandola seduta di schiena contro la parete, perché aveva un buco nel polmone, e cercai di farle bere un goccio.

«Ti piacevo... vero...».

«Mi piaci anche adesso, Lola.

È il tuo vero nome?».

«Certo... Lola... Ramos... ohh... ho paura... ho paura... Tony...».

«Stai calma... hai retto bene, poteva fulminarti...».

«È vero... mi è andata bene... ohh...».

«Tu sei un gringo, signore. Perché ti occupi di una messicana?», l’oste era ricomparso dietro il banco.
«Lascia perdere le domande e chiama un dottore; c’è un dottore in questo buco di paese?».
«C’è un prete, signore».
Lo afferrai per il bavero: «Il prete potrebbe servire a te».
«Ma signore… il monaco della missione è un bravo dottore…».

Mollai la presa e gli acconciai il bavero.

«Scusa, avevo capito un'altra cosa.

Fallo chiamare subito, va bene?».
Il padrone della cantina lanciò delle urla verso un ragazzino.
«È davvero bravo questo monaco?».
«È bravissimo.

E anche molto veloce...».

L'oste rivolse lo sguardo verso un giovane, in tonaca marrone, che fece il suo trafelato ingresso nella cantina.
«Il ragazzo mi ha detto che si tratta di un caso grave…», e incrociò gli occhi di Lola, deglutendo.

Subito dopo, aprì una borsa contenente un gran numero di bottigliette.
«Puoi fare qualcosa, fratello?».
«Vediamo... vediamo...

Preghiamo tutti la Santissima Vergine di Guadalupe, mentre il suo umile devoto cerca di portare conforto a questa povera ragazza…».

Il giovane monaco non la conosceva molto bene.

«Che tipo di conforto, fratello?», domandai, sospettoso.
«Il conforto della medicina, fratello... come puoi vedere... pur se il caso rimane grave... come annunciato...», armeggiò con le bottigliette, e preparò una siringa; era intelligente, aveva capito il sottinteso.

«Niente scherzi, o la tua missione finisce qui, claro?

Cerca di tenerla su, non le serve molto, ha il fisico».

«Lo vedo, fratello. Lo vedo...».

Non mi rimaneva che lasciarlo fare e pregare la Vergine.

Sono dunque sopravvissuto e ho rispettato il mio voto.

Ho raccontato questa storia.

Manca il finale, è vero. Ma qualcosa si può immaginare.

LA DURA LEGGE DEL PIOMBO

di Salvatore Conte (2024)

Lola Ramos, l’ex favorita del Puerco, dopo aver salvato la pelle grazie agli sforzi di Tony Steffen, si era messa in proprio e aveva iniziato a collezionare avvisi di taglia.

Era singolare che in Arizona una donna messicana fosse a capo di una banda di fuorilegge; ma la Ramos c’era riuscita.

Imponente, massiccia, provocante, Lola utilizzava le sue forme procaci, quasi animalesche, per ottenere favori ed evitare il peggio nelle situazioni di pericolo.
Quel giorno, però, tutto questo non era bastato.

Quel giorno la procace Lola aveva mangiato piombo…

Una sola pallottola, ma letale, nell'utero, in un regolamento di conti con la banda di Freddie Johnson.

Una sola calibro 45 poteva sembrare, in fondo, poco cosa, se paragonata alle sei che le sparò contro el Puerco, quando cercò di portarla con sé all'inferno.

Ma tolti i colpi di tosse che le ricordavano di avere un polmone malconcio, il piombo del Puerco non aveva lasciato tracce sul corpo di Lola.

Stavolta, però, sarebbe stato diverso.

Tra le pistolere della frontiera valeva un detto: l'utero non perdona.

Fatti prendere dappertutto, ma non nell'utero.

Perché sarebbe scattata la dura legge del piombo.

Inutile lottare o cercare un dottore, la morte arrivava inesorabile.

In certi casi tanto valeva farla finita.

Un pallore mortale si era già impadronito della sua burrosa carnagione.

Adesso Lola voleva solo tornare alla sua fazenda e crepare comoda sul proprio letto; da signora; non da puttana, e non da bandita.

Aveva un po' di tempo, ma non poteva sprecarlo.

Si era messa a cavallo, scortata da alcuni dei suoi, e aveva lasciato gli altri a scannarsi con i rivali.

La fretta, però, le aveva suggerito una scorciatoia molto pericolosa.

Gli apache erano molto gelosi dei propri territori.

Un grosso gruppo a cavallo, formato da una ventina di guerrieri, aveva intercettato la piccola pattuglia di banditi, capeggiata dalla Ramos.

Gli indiani si gettarono subito all’attacco dei malcapitati; erano dotati di moderni winchester di contrabbando, anche se avevano poca esperienza nell'usarli.

Per Lola fu un altro duro colpo: non si sentiva bene, aveva un terribile mal di pancia e avrebbe fatto volentieri a meno di questo brutto inconveniente.

Ciò nonostante dovette rassegnarsi all’idea di trovare in fretta un punto sufficientemente difendibile.

Aveva preso una scorciatoia per arrivare prima alla fazenda, non all'inferno.

Una collinetta con speroni di roccia affioranti dal terreno era l’unico obiettivo raggiungibile prima della collisione con gli indiani.

I suoi presero posizione. Lei stava attenta a non esporsi.

Quel contegno smaccatamente furbo esasperò uno dei suoi tagliagole, un certo Emiliano dai capelli lunghi.

«Ehi, Lola… vuoi salvarti solo tu?».

«Chiudi la bocca... idiota... sto morendo... ho un buco nell'utero...», glielo mostrò, scostando le mani, nel caso non l'avesse ancora capito.

«Per quanto ne hai?».

«Un paio d'ore... se mi va bene...».

Emiliano riprese a sparare, anche se non c’erano molti dubbi che alla fine avrebbero prevalso gli apache.

Ma quando tutto sembrava ormai perduto…

PEEE-PEREPEE…
PEEE-PEREPEE…
Uno squillo insistito di tromba risuonò nella mente degli assediati…

Gli uomini della Ramos, usciti dallo scontro con la banda di Freddie Johnson, non avevano in realtà alcuna tromba con loro, ma caricavano gli indiani come fossero stati il Settimo Cavalleggeri.

Gli apache ripiegarono.

Ora i banditi erano tutti intorno al loro capo, Lola Ramos, la donna con 30.000 dollari di taglia sulla testa.

L'avevano imbottita di tequila.

E comunque, anche se si era mostrata indifferente, avevano subito mandato a chiamare il medico di Tucson, abile col bisturi quanto facile ai dollari.

Sapevano che era sopravvissuta a sei pallottole, volevano la conferma che fosse finita sul serio. E in punto di morte avrebbe scelto il successore.

Intanto, come trasportata dal vento, a Tucson si era diffusa la notizia secondo cui Lola Ramos, la pericolosa bandita messicana, aveva trovato la morte in uno scontro a fuoco con la banda rivale di Freddie Johnson.

Il clamore fu notevole e la ricerca dei particolari divenne subito ossessiva, coinvolgendo i principali giornali dello Stato.

La notizia giunse anche all’orecchio di Tony Steffen, il bounty-killer che l'aveva prima conosciuta come prostituta a El Paso e poi ritrovata in Messico al seguito del Puerco. E che l'aveva salvata da morte certa.

Quantunque fosse stato scaricato senza tanti riguardi, non l'aveva ancora dimenticata.

Anche lui voleva saperne di più.

«Allora… Jack…», Jack Milligan, il medico di Tucson, era arrivato alla fazenda. «Questi cani... hanno voluto... cough... farti perdere tempo... tanto vale... che me lo dici… cough-cough...».

«Bevi molto e non sentirai niente.

Ti fascio il buco prima di andarmene».

Era la dura legge del piombo.

La conoscevano anche i dottori.

I suoi uomini, al piano di sotto, si interrogavano sul da farsi.

Mentre il dibattito si scaldava, per un Jack che usciva dalla porta c’era un Tony che entrava dalla finestra.

La Ramos trasalì, come avesse visto il diavolo, prima ancora di morire.

Approfittando della confusione, si era arrampicato sul retro dell'edificio e l'aveva raggiunta indisturbato.

«Capiti… a proposito… Tony…

Sto cercando… l’ultima pallottola… cough... e sarai tu… a darmela…

Tu… l’uomo… del mio destino… cough...

Amore... è morte... disse... el Puerco... cough... te lo ricordi...».

«Mi ricordo anche quello che gli hai risposto. E vale di sicuro pure per me.

Non contarci sulla pallottola, ti consegnerò allo sceriffo nelle condizioni in cui sei».

A sorpresa, però, la Ramos gli puntò contro la colt, sempre pronta alla mano. Era nascosta sotto il lenzuolo.

«Estrai… oppure… t’ammazzo come un cane... cough...».

«Se ti sparo, i tuoi uomini mi faranno a pezzi…».

«Senza di me… non sono niente…».

«Almeno cerca di difenderti…».

Il paradosso la fece sorridere.

«Lo farò… spara...», tornando seria e fissandolo negli occhi.

Sembrava il momento culminante di un duello fatale.

Ma lei abbassò la colt.

«Sei uno stronzo...», e si morse il labbro.

BANG BANG BANG

BANG BANG BANG

BANG BANG BANG

Se al piano di sopra trionfava un magnifico stallo, in quello di sotto si scatenò una sarabanda di colpi.

Steffen rivolse un’occhiata interrogativa a Lola.

«Si stanno... scannando tra loro… cough... per dividersi... il mio impero…».

Dopo non molto, infatti, uno strepito di cavalli lanciati al galoppo raggiunse la camera.
«Se ne vanno», disse il bounty-killer.

«Vanno a prendersi... il bottino... cough... è qui vicino...».

«Dovrei seguirli, se qualcosa non mi trattenesse qui».

«Potevamo... essere invincibili… insieme… cough-cough...».

«Andando in giro ad ammazzare gente?».

«È quello… che fai... anche tu…».

«Vado a fumare, Lola…

Questa la prendo io», si era lentamente avvicinato e ora le portava via la colt.

BANG

Dopo non molto risuonò uno sparo.

Tony ritornò trafelato da Lola.

Forse l'aveva fatta finita.

La donna aveva una colt fumante nella mano, ma non sembrava essersi colpita. «Ne avevo un'altra... imbecille...», gli aveva dimostrato che avrebbe potuto farlo, se avesse voluto.

«Ci tieni alla pelle, vero?».

«Non ho fretta di crepare... stronzo...».

«Ma stavolta non sei stata fortunata...».

«No... io... ho paura... Tony... cough... dammi da bere... non ne ho per molto... cough... non è uno scherzo... doc Milligan conosce il suo mestiere... cough-cough...».

«Forse non abbastanza, Lola».

La donna perdeva a tratti conoscenza, fiaccata dalla mortale ferita.

«Sono svenuta... vero... Tony... ho paura... cough... non voglio morire... non mi importa dei soldi... cough... non voglio morire...».

«Aspetta... forse sono arrivati...».

Gli apache erano una dozzina.

Lo stregone cominciò subito a lavorare, mentre il capo dei guerrieri mostrò a Tony Steffen una mezza dozzina di scalpi ancora sanguinolenti, tra cui spiccava quello di Emiliano: li teneva tutti in una mano, ovviamente per i capelli.

Un altro indiano svuotò un sacco sul tavolino della camera, rimanendo in attesa di ordini: era un bel malloppo.

Il capo alzò la mano che reggeva gli scalpi e con un cenno indicò la donna e l’uomo bianco.

Il guerriero apache divise il malloppo in otto parti, sei erano infatti gli scalpi nella mano del suo capo.

Quindi fece cenno a Steffen di avvicinarsi, affinché contasse egli stesso, ma il viso pallido alzò la mano a palmo aperto.

Allora l’indiano reintrodusse nel sacco sei parti del malloppo.

Steffen, delle due rimaste sul tavolo, ne portò una allo stregone, ma questi rispose alzando la mano a palmo aperto.

«I bianchi guariscono in cambio di oro», insistette il pistolero.

«Io uomo della medicina, viso pallido», e si voltò verso Lola, per finire il suo lavoro. «Avvoltoio andare via, quando pasto troppo difficile».

Steffen, in un primo momento, non riuscì a dare un senso a queste parole.

Poi ripensò a doc Milligan, che aveva seguito fino alla fazenda.

La dura legge del piombo fece un'altra vittima.

Una croce alla fazenda ricordava Lola Ramos.

Due figure si ritrovarono a pregare.

«La tua banda non esiste più.

E neanche del tuo bottino c’è rimasto molto».

«Quella che hai visto è solo una piccola parte, idiota…

E poi hai me, che valgo molto più di 30.000 dollari…».

E questa invece era la dura legge di Lola Ramos.

TEX: EL MUERTO

E LA BANDA DELLE CESSE

di Salvatore Conte (2024)

       

«Tale cazzo di El Muerto proprio non me lo ricordo…».
«Sicuramente è qualcuno a cui hai pestato i piedi, nella tua lunga carriera di rompicoglioni».
«Questo è ovvio, ma sono talmente tanti che El Muerto non me lo ricordo…».
Tex si spreme inutilmente la mente, mentre spreme le zinne alla moglie.

È soddisfatto di questa importante vacca che si è messo accanto, e non lo nasconde, sebbene non sia stato semplice farla digerire ai suoi navajos, al figlio, e a tanti altri; solo il vecchio cammello non ha avuto niente da ridire.
L’ha conosciuta durante una delle sue torbide inchieste; una poco di buono, una tipa cazzuta, un mignottone sfondato, un ammasso di carne a cui non è riuscito a opporsi.

L'ha tenuta pulita e se l’è sposata.

E se la porta sempre appresso.

Le lunghe zinne e la faccia da troia lo ispirano. Gli piace quel camicione da puttana gonfiato da tanta carne, e non glielo fa più togliere.

«E poi vorrei sapere chi sono queste cesse messe insieme dal fantomatico El Muerto…».

«Già... si fa presto a immaginare quattro comuni banditi, ma stavolta hai delle cagne balorde sulla tua strada…

     

Tu, però, le riempirai di piombo con ancora più gusto, scommetto... caro…».
«Non hai paura che El Muerto possa arrivare anche a te, dopo aver quasi ammazzato i nostri pard, Tiger e Kit?».

«Nessuno può toccarmi da quando sono tua moglie, e poi ormai El Muerto ha scoperto il suo gioco: ha avuto la tua attenzione e ha lanciato la sua sfida.
Sta a te decidere, adesso».

«A me interessi solo tu, non certo El Muerto…», Tex se la strofina addosso, in tutta la sua ciccia prestigiosa.
«Piano… mi fai male… a volte ti comporti come un vaccaro…».

«Scommetto che non facevi tante storie, in quel buco dove ti ho trovato…».
«Stronzo…».
«Ho un’idea, Kelly…
Allaccia cinturone e tette, e alza il culo.

Voglio prendere di sorpresa El Muerto e le sue cesse.
Arriveremo prima di loro a Pueblo Feliz, tagliando per gli Echo Cliffs.
Butterai giù un po’ di ciccia, tesoro.
Spero non troppa, però…».

Giunto a Sunsetville, Tex fa baldoria con Kelly.

Non è mai sazio di lei e si compiace di aver fatto un grosso colpo, a margine di quell'inutile indagine.

Sicuro di aver anticipato la banda di El Muerto, il ranger sfoga sulla moglie la sua rabbia repressa.

«Ma dove ti sei nascosta in tutto questo tempo, Kelly?».

A suo modo se la coccola, sa che una stronza del genere non è facile da ritrovare.

«Il capo ci ha detto di sloggiare, la vendetta vuole gustarsela da solo».

«In fondo è un tipo all'antica, non vuole trucchi».

«Però quel boia di Tex si porterà di sicuro qualcuno».

«Io vorrei far fuori almeno la cessa della moglie, se la porta sempre dietro».

«Per prendere il suo posto, Luciana?».

«Pensi che non ci starebbe, Cindy?».

«Non lo so, ma con lui le donne non durano a lungo».

«Io ho voglia di sparare e uccidere, non sei obbligata a rimanere».

«A questo punto, o rimaniamo tutte, o nessuna: siamo una banda!».

«Quella gola non mi piace, Kelly: staccati un po'...», dice Tex alla moglie, avvistando l'imboccatura di uno stretto crepaccio, adatto a un'imboscata.

Tex non aveva torto a preoccuparsi: le cesse di El Muerto hanno deciso di rimanere nei paraggi e di portare la carcassa del ranger al loro capo.

In tre sparano da un versante del crepaccio, bene al riparo, come banditi qualsiasi, ma con zinne importanti addosso.

Da un lato del terzetto spara Pegah Bakhsh, una zoccolona dall'aspetto esotico, che se ne va in giro dentro una giacca blu, e che si dice provenga dalla lontana Persia, ricca di deserti e montagne come il selvaggio West.

Dal mezzo spara Elmira, una mezzosangue veloce e sicura del fatto suo.

Dal lato opposto fa fuoco Cindy Kruger, una mastodontica tedescona, avida e sanguinaria; forse per prenderlo in giro, indossa una camicia gialla e dei pantaloni blu.

Dopo l'iniziale momento di difficoltà, Tex si porta al riparo di una roccia e da lì riesce a inquadrare la Kruger...

Il colpo del ranger raggiunge in pieno la donna che caracolla imprecando lungo il pendio, rotolando a fondovalle!

La ciccia servirà ad attutire gli urti!

Tex, tuttavia, non ha fatto ancora i conti con la quarta cessa di El Muerto, colei che ha ispirato l'agguato: Luciana Paluzzi, una bella pistolera venuta dalla lontana Italia, tanto stronza quanto sbottonata.

Lo sorprende alle spalle, mentre ricarica la colt.

D'altronde non è la prima volta che accade, nella lunga carriera del ranger.

Ma a questo punto entra in scena Kelly Willer: la moglie del ranger, uditi gli spari, è smontata da cavallo e si è inerpicata lungo la gola, arrivando a sua volta alle spalle della Paluzzi.

E ora le salta addosso, pugnalandola senza pietà!

Tex ordina alle altre due fattesi avanti di arrendersi, ma per risposta ottiene piombo caldo.

Pegah ed Elmira si erano avvicinate a guardia bassa, convinte che Luciana avessero neutralizzato il ranger, ma scoprono adesso, a loro spese, che le cose sono andate molto diversamente!

La Bakhsh incassa un colpo nello stomaco, l'altra si dà alla fuga.

Tex e la moglie, che davvero sembra Tiger Jack, la lasciano andare; la Banda delle Cesse ne ha avute abbastanza per oggi.

Se qualcuna di loro arranca ancora in questa valle di lacrime, penserà a tamponare buchi, o a scavare fosse.

A Tex interessa solo El Muerto.

Willer le vede allontanarsi mestamente, alla disperata.

In testa al piccolo convoglio avanza pigramente un ronzino cavalcato da Luciana Paluzzi, piegata a testa china sul collo dell'animale, con al traino quello della Kruger, di traverso sulla sella con il grosso culo all'aria: una carogna moribonda che ne trascina un'altra, messa anche peggio.

Segue Elmira che strilla ancora come una cornacchia. Chiude la triste fila Pegah Bakhsh, che evidentemente è riuscita ad assorbire il colpo, almeno per il momento.

Tutte cercano di evitare il cimitero, finché possono.

Fatto sta che la faccenda non è ancora chiusa e che di buchi ne rimangono aperti parecchi.

I due pard arrivano finalmente a Pueblo Feliz, la resa dei conti si avvicina.

Si tratta di una tipica ghost-town, completamente in rovina.

Tex vi era già stato in compagnia di Tiger.

Un cavallo, legato al palo di un diroccato saloon, mette in allarme il ranger, ma ne viene fuori soltanto un ex minatore del tutto scombinato.

Il cavallo, però, sembra appartenere proprio a El Muerto.

«Tu rimani qui, Kelly.

Con lui devo vedermela io, tu hai già fatto abbastanza».

L'atteso momento della vendetta è finalmente giunto.

Però non è quella vendetta per certi versi romantica che sembrava dover essere.

El Muerto gioca sul sicuro e non rispetta nessuna regola d'onore.

No, non aspetta la nota del medaglione. Le quattro cesse erano solo un diversivo.

Il pezzo forte — Anna Frazer — entra in azione adesso!

Tex aveva capito che c’era qualcosa di sbagliato. Troppo silenzio.
Poi l'aveva vista: un movimento impercettibile dietro una grande croce di legno marcio.
Vestita di nero in onore di El Muerto, la camicia sbottonata sul petto, il cappello da cowboy calato sugli occhi, il cinturone pieno di proiettili che brillava alla luce debole del tramonto. Il suo viso era duro, determinato.

Voleva diventare la leggenda femminile del West, la pistolera che aveva cavalcato con il più temuto vendicatore.

Non era bastato il primo colpo allo stomaco, Anna barcollò, ma rimase in piedi, gli occhi ancora pieni di sfida. Cercò di alzare il braccio per sparare di nuovo.
Tex dovette fare quello che non voleva. Il secondo colpo la prese al fegato. Anna Frazer lasciò cadere la pistola. Si portò entrambe le mani sulla pancia, il sangue che inzuppava la seta nera della camicia. Cadde lentamente in ginocchio contro la croce, respirando a fatica.
El Muerto urlò di rabbia e fece fuoco a sua volta. Ma Tex era già in movimento. Tre colpi secchi, uno di riserva nella colt, e il Muerto fu effettivamente tale, ancora prima di toccare il suolo.

Il silenzio tornò nel cimitero.
Tex si avvicinò lentamente ad Anna, che era ancora viva, appoggiata alla croce di legno. Il suo respiro era corto, affannoso. Il sangue scorreva copioso tra le mani.
Si accovacciò davanti a lei, togliendosi il cappello in segno di rispetto.
«Perché, Anna?», chiese con voce grave. «Tu non sei mai stata una vigliacca. Perché ti sei messa con lui?».
Anna Frazer alzò lo sguardo, gli occhi lucidi ma ancora fieri. Un rivolo di sangue le colò dall’angolo della bocca. Con voce debole, spezzata dal dolore, rispose: «Volevo… diventare qualcuno, Tex. Una pistolera vestita di nero... al fianco del vendicatore più temuto del West… la gente avrebbe parlato di me per anni…».
Fece una smorfia di dolore, stringendo i denti. «Sembra… che la fama costi più cara di quanto pensassi...».

   

Tex rimase in silenzio per qualche secondo, guardandola con un misto di pietà e tristezza.
«Potevi essere una leggenda senza tradire te stessa, Anna».
Lei abbozzò un sorriso amaro, mentre la vita le scivolava via.
«Forse… ma ormai è tardi, Ranger…».
In quel momento si sentì un rumore di zoccoli.

Era Kelly.

Aveva sentito cinque colpi, un po' troppi per un duello.

Scesa dalla sella con un balzo, i suoi occhi si posarono immediatamente su Anna Frazer.
«Ma guarda un po’…», disse con voce tagliente, piena di disprezzo. «La grande pistolera. Quella che voleva rubare la scena a tutti quanti».
C’era una rivalità evidente tra le due donne: Anna, la leggenda che voleva diventare tale, e Kelly, la donna focosa che aveva conquistato il cuore di Tex.
«Volevi sparare alle spalle del mio uomo?», continuò Kelly, la voce che saliva di tono. «Vestita come una vedova nera per fare la dura? Patetica».
Anna alzò appena la testa, il viso pallido, un filo di sangue che le colava dal labbro. Riuscì ancora a sorridere debolmente, con sfida.
«Almeno io… ho scelto il mio destino… invece di fare la mogliettina del Ranger…».
Kelly alzò la pistola, gli occhi che bruciavano di rabbia. Stava per infierire, con un colpo o con parole velenose.
Tex intervenne con fermezza: «Kelly, basta».
Ma la biondona era troppo carica. Fece un passo avanti, pronta a dire altro.
Anna ebbe uno spasmo. Il dolore era atroce; tuttavia non moriva subito. I due colpi (stomaco e fegato) erano mortali, però l’agonia si stava prolungando.
Tex guardò la Frazer negli occhi. Vide la sofferenza, la consapevolezza della fine, ma anche una certa dignità residua. Non voleva che soffrisse ancora.
Con voce bassa e grave disse: «Mi dispiace, Anna».

Tex era inginocchiato accanto a lei, il volto teso, una mano che stringeva inutilmente la sua. Provava qualcosa che non si aspettava: una pietà mescolata a un’antica stima per quella donna coraggiosa e testarda.
Kelly si avvicinò di più, gli occhi accesi di rabbia e gelosia.
«Ancora viva questa maledetta?», sibilò. «Lascia fare a me».
Alzò la pistola puntandola contro Anna per finirla una volta per tutte.
Tex scattò come una belva.
«Kelly, NO!», urlò con una voce che non gli aveva mai sentito prima. Era rabbia pura, profonda, quasi disperata.
Ma Kelly non si fermò. Il dito premette sul grilletto.
Un terzo colpo sfondò la Frazer in pancia.
Tex reagì, sparando a sua volta.

Un solo colpo, nello stomaco di Kelly.

La donna lanciò un grido di dolore e sorpresa, lasciando cadere la pistola nella polvere.
Kelly cadde in ginocchio, una mano premuta sulla ferita, gli occhi spalancati per lo shock.
«Tex…?», mormorò incredula, il sangue che già le colava tra le dita. «Tu… hai sparato a me… per lei?».
Tex rimase in piedi tra le due donne, colt ancora fumante in mano, il volto distorto dalla furia e dal dolore.
«Ti avevo detto basta!», ringhiò. «Non è da te infierire su una moribonda, Kelly! Non ti riconosco più! Anna stava soffrendo come un animale e tu le spari ancora?!».
Kelly lo guardava con gli occhi pieni di lacrime.
«Tu… hai sempre avuto un debole per lei… vero? Anche adesso… mentre sta crepando… la difendi!».
Tex non rispose. Si voltò verso Anna Frazer.
Un debole sussulto le scosse il petto. Sembrava che stesse ascoltando tutto, anche se non poteva più parlare.

Il cimitero di Pueblo Feliz era diventato un mattatoio di tradimenti, rimpianti e sangue.
Tex Willer, il Ranger invincibile, per la prima volta nella sua vita si sentiva completamente perso, in mezzo a due donne che aveva appena colpito a morte, una per difesa, l’altra per fermarne la crudeltà.

Anna Frazer era ancora appoggiata alla croce, gli occhi fissi al cielo, respiri corti e rantolanti.

I tre colpi (stomaco, fegato, e il colpo di grazia sparato da Kelly nelle sue budella) l’avevano devastata, ma la sua fibra di pistolera la teneva ancora aggrappata alla vita con le unghie e con i denti.
Pochi metri più in là, Kelly giaceva a terra dopo il colpo sparato da Tex.

La moglie del Ranger era esuberante, ma  più fragile di Anna, meno abituata a incassare piombo. Il sangue usciva copioso dalla ferita, formando una pozza scura nella polvere. Anche lei respirava a fatica, il viso contratto dal dolore e dallo shock.
Tex Willer era in piedi in mezzo a loro, gli occhi spalancati come se non riuscisse a credere a quello che aveva appena visto e fatto.

Il grande Tex Willer, l’uomo che aveva affrontato mille pericoli, ora si sentiva completamente annientato.
Il vento caldo del cimitero soffiava tra le croci, portando con sé rantoli di donna e odore di sangue.

Anna si sforzò di parlare, attirando l'attenzione su di sé.
«Tex…», sussurrò con voce roca, un filo di sangue che le colava dal labbro. «Tu… hai sparato a lei… per me. Hai scelto me… alla fine».
Fece una pausa, respirando a fatica, ma un debole sorriso le piegò le labbra.
«Lo sapevo… che dentro di te c’ero io...

Lo sapevo. In questo momento… io sono tua moglie, Tex Willer. Non lei. Io...

Anche se solo per poco… io sono la vera signora Willer. Quella che hai difeso. Quella per cui hai tradito la tua donna...».
Kelly, sentendo quelle parole, ebbe un sussulto di rabbia. Cercò di alzarsi su un gomito, il viso distorto dal dolore e dalla gelosia.
«Tu… sei pazza…», sibilò con voce debole.
Anna la guardò con disprezzo e trionfo insieme, nonostante stesse morendo.
«Taci, Kelly… tu non vali niente. Sei solo una puttanella stronza che gli scaldava il letto. Io… io sono Anna Frazer. La pistolera in nero. E adesso… sono la moglie di Tex. Lui ha sparato a te per vendicare e salvare me. Questo vale più di tutti i tuoi mesi con lui...».
Fece una risata debole, che si trasformò in un colpo di tosse sanguinante. Il corpo ebbe un altro violento sussulto, ma continuò a parlare, con gli ultimi respiri: «Hai perso, bionda… io muoio… ma muoio da moglie di Tex Willer. Tu invece… muori solo come la donna che lui ha dovuto fermare… con un solo colpo».
Kelly tentò di rispondere, ma le uscì solo un gemito strozzato. Le sue forze stavano calando rapidamente.
Tex, con il volto segnato dal tormento più profondo, guardava Anna con gli occhi lucidi. «Anna… basta…», mormorò. «Non ripetere i suoi stessi errori…».

Ma Anna Frazer, con gli occhi sempre più vitrei fissi su di lui, allungò debolmente una mano insanguinata, come per toccarlo un’ultima volta.
«Mia… marito…», sussurrò con un sorriso delirante. «Almeno… in punto di morte… sono riuscita ad averti…».

Kelly, schiacciata a terra, singhiozzava piano, ormai troppo debole per rispondere alle parole della rivale.

Tex Willer strappò un pezzo della propria camicia e cominciò a tamponare le ferite di Anna, come se potesse ancora salvarla.
Kelly se ne accorse. I suoi occhi si riempirono di lacrime di rabbia e dolore.
«Tex…», sussurrò con voce spezzata. «Tu… mi hai abbandonato… per lei».
Tex non rispose. Continuava a premere sulle ferite di Anna, il viso vicinissimo a quello della pistolera in nero.
La Frazer, nonostante il dolore atroce, trovò la forza di sorridere debolmente. I suoi occhi, vitrei ma ancora vivi, guardavano Tex con una luce delirante di trionfo.
«Lo vedi, Kelly?», disse con voce flebile, interrotta da rantoli. «Lui… ha fatto la scelta. Ha divorziato da te… col piombo. E ha sposato me. Qui. Adesso. Io sono la sua vera moglie… anche se solo per poco...».
Tex non la contraddisse. Continuava a tamponare le sue ferite, come se quel gesto potesse cancellare tutto il sangue versato. Aveva davvero fatto breccia nel suo cuore, quella donna dura e testarda vestita di nero. In quel momento di follia e morte, Anna Frazer era diventata la più importante; El Muerto stesso sembrava solo un vecchio incubo sbiadito, sebbene giacesse stecchito a pochi metri di distanza, imbottito di piombo più o meno come la sua nuova donna.

Kelly emise un ultimo gemito strozzato, gli occhi pieni di incredulità e sofferenza. Poi la sua testa ricadde di lato. Non parlò più.
Tex non la guardò neanche. Rimase chino su Anna, premendo inutilmente sulle sue ferite, mentre la vita della pistolera in nero stava lentamente scivolando via.

«Tex… ti ricordi… quella volta a Tucson? Quattro anni fa…», sussurrò la Frazer, con voce flebile ma carica di emozione. «Ero arrivata in città con una taglia sulla testa… tu mi hai visto nella locanda. Ci siamo guardati a lungo… e per un momento… ho pensato che... avresti lasciato perdere tutto».
Tex annuì. «Me lo ricordo, Anna. Eri bellissima… vestita di scuro già allora. Mi hai sfidato con lo sguardo. Ho sentito qualcosa… qualcosa di forte. Avrei voluto fermarmi, parlarti, magari proporti di cavalcare insieme. Ma poi è arrivato lo sceriffo con i suoi uomini… e tu hai dovuto scappare».
Anna ebbe un piccolo colpo di tosse, un rivolo di sangue le uscì dall’angolo della bocca, ma continuò a parlare, gli occhi fissi in quelli di lui.
«Già… qualcosa ci ha sempre divisi, vero? Il dovere… la legge… il tuo maledetto senso di giustizia. Io volevo la fama, la libertà assoluta… e tu eri il Ranger che non poteva cedere. Ma in fondo lo sapevamo entrambi… c’era un’attrazione. Un fuoco. Lo sentivi anche tu, vero?».
«Sì, lo sentivo. Ogni volta che sentivo il tuo nome nel West mi si stringeva il petto. Pensavo a te… alla donna che avrebbe potuto starmi accanto senza paura del piombo. Invece ho scelto la strada più facile. Ho preso con me Kelly… e guarda dove ci ha portato».
Anna sorrise di nuovo, un sorriso debole ma trionfante, nonostante il dolore atroce.
«Adesso… hai rimediato, marito mio. Hai sparato a lei… per me. Hai scelto me mentre stavo morendo. È la cosa più romantica che qualcuno abbia mai fatto per Anna Frazer... e per qualunque donna...».
Tex si chinò ancora di più su di lei, quasi sfiorandole la fronte con la sua.
«Se solo avessi avuto il coraggio di farlo prima… ti avrei portato via da tutto questo. Niente El Muerto, niente vendette. Solo io e te, sotto il cielo del West. Avremmo potuto essere una leggenda insieme, Anna. La pistolera in nero e Tex Willer».

In quel momento si sentì un rumore di zoccoli lenti. Un cavallo pezzato arrivò in cima alla collina degli stivali.

In sella c’era una figura imponente: un vecchio stregone indiano, il viso segnato da rughe profonde e pitture rituali sbiadite, i capelli lunghi e grigi ornati di piume e perline.
Era Lupo Grigio.

Il minatore scombinato non era l'unico abitante di Pueblo Feliz, evidentemente; a parte gli ospiti fissi sulla collina.

Il vecchio smontò lentamente dal cavallo e si avvicinò senza fretta, osservando la scena con occhi penetranti: due donne morte o morenti, il sangue sulla terra, Tex Willer inginocchiato accanto ad Anna Frazer; e il Muerto davvero muerto.
Lo stregone si avvicinò ad Anna, accovacciandosi dall’altro lato. Posò una mano rugosa sulla fronte della donna, poi osservò le ferite tamponate malamente da Tex. Scosse lentamente la testa.
«Questa donna ha un già piede nel mondo degli spiriti… ma l’altro è ancora qui. Il suo spirito è forte. Molto forte. Vuole restare».
Anna, sentendo la voce dello stregone, riaprì gli occhi con fatica. Un debole sorriso le curvò le labbra insanguinate.
«Vedi, Tex…», sussurrò. «La morte non mi vuole ancora…».
Tex guardò lo stregone con disperazione e speranza insieme.
«Puoi fare qualcosa?».
Lupo Grigio tirò fuori alcune erbe essiccate e un piccolo coltello rituale. Cominciò a triturare le erbe tra le mani, mormorando una cantilena bassa nella sua lingua.
«Posso rallentare il sangue e calmare il dolore», disse infine. «Ma non posso fermare la morte se è già stata chiamata tre volte dal piombo. Posso solo darle un po’ di tempo… tempo per dire quello che deve dire».
«Anna… se hai ancora fiato, parlami. Dimmi tutto quello che vuoi. Non ti lascio sola».
«Tex… ti ricordi quella notte a Silver Creek?» sussurrò, un debole sorriso le illuminò il viso pallido. «Ero ferita a una spalla dopo una rapina finita male… tu mi hai trovato nella stalla abbandonata. Invece di arrestarmi, mi hai medicato la ferita con le tue mani. Mi hai guardato per tanto tempo senza dire niente… e io ho sentito il cuore battere come quello di una ragazzina. Ti ho chiesto: “Perché non mi porti via, Ranger?”. E tu hai risposto solo: “Non è ancora il momento”».
Tex annuì, la voce rotta dal rimpianto: «Me lo ricordo fin troppo bene, Anna. Quella notte non ho dormito. Pensavo a te… a quanto sarebbe stato facile prenderti con me e lasciare tutto il resto. Ma il dovere mi chiamava altrove. Ho sempre rimpianto di non averti baciato quella volta».
Anna ebbe un piccolo sussulto di dolore, ma continuò, stringendogli più forte la mano: «Anch’io l’ho rimpianto ogni giorno. Ho sognato tante volte di svegliarmi accanto a te… senza pistole, senza taglie, senza vendette. Invece ho scelto la strada più nera, el Muerto, la fama… solo perché pensavo che non mi avresti mai voluto davvero. E invece guarda… alla fine sei qui, inginocchiato nel mio sangue, che mi chiami “Anna” come se fossi l’unica donna al mondo». Fece una pausa, respirando a fatica, poi i suoi occhi si accesero di nuovo di quella luce febbrile: «Ti confesso un’altra cosa, amore mio… quando ho saputo che stavi con Kelly, ho sentito una gelosia che mi bruciava dentro. Ho accettato di lavorare con El Muerto anche per questo. Volevo farti del male… ma soprattutto volevo che tu mi vedessi. Volevo che capissi cosa avevi perso».
«L’ho capito, Anna. L’ho capito adesso, quando ti ho visto cadere».

Lupo Grigio continuava a cantare piano, le sue mani rugose che applicavano impacchi di erbe sulle ferite. Anna Frazer respirava ancora, debolmente ma con ostinazione. I suoi occhi, velati dal dolore, rimanevano fissi sul Ranger.
La pistolera in nero gli pose una domanda strana, quasi morbosa: «Tex… dimmi la verità. Quale delle tre pallottole… secondo te… è stata quella fatale? Quella che mi ha ucciso davvero?».
Tex si bloccò per un istante.
«Anna… non chiedermi questo…».
«Dimmelo», insistette lei, con un filo di voce ma con una curiosità quasi febbrile. «Voglio saperlo. La prima allo stomaco...? La seconda al fegato? O il colpo di grazia che mi ha dato la tua puttana morta...?».
«Credo… la seconda», mormorò. «Quella al fegato. È stata la più devastante. La prima ti ha fatto male, ma potevi ancora combattere. Il colpo di grazia… quello l’ha sparato quando ormai eri già in agonia. Ma è il secondo colpo che ti ha tolto davvero la vita, Anna».
Anna rimase in silenzio per qualche secondo, come se stesse assaporando quella risposta. Poi un debole sorriso amaro le apparve sulle labbra insanguinate.
«E dimmi un’altra cosa, marito mio… potevi risparmiarmelo quel secondo colpo?».
La sua voce diventò più tagliente, anche se rimaneva debole: «Potevi spararmi al braccio, no? Farmi cadere la pistola. Solo un colpo al braccio… e magari tutto sarebbe andato diversamente. Invece mi hai centrato al fegato. Perché, Tex? Volevi essere sicuro di fermarmi? O… in fondo… volevi uccidermi?».
Tex chiuse gli occhi per un istante, schiacciato dal rimorso. «Anna… ero in mezzo al fuoco. Tu stavi per spararmi alla schiena. Ho agito d’istinto. Ho mirato al centro del corpo perché sapevo che eri veloce… troppo veloce. Non potevo rischiare. Ma Dio solo sa quanto mi dispiace…».
«Però alla fine… mi hai salvato. Hai sparato a Kelly per me. Hai scelto me. Quindi… siamo pari, amore mio».
Lupo Grigio osservava la scena con occhi antichi, sapendo che il tempo concesso alla pistolera in nero stava per finire.

«È stata anche colpa mia...», continuò Anna. «Se dopo il primo colpo… quello allo stomaco… mi fossi arresa… se avessi lasciato cadere la pistola… sarei ancora viva. Invece ho insistito. Ho voluto fare l’eroina fino alla fine… la grande pistolera in nero».
Un debole singhiozzo le sfuggì dalle labbra insanguinate. Era il rimpianto più grande, quello che le pesava più di tutte le ferite.
«Che stupida sono stata, Tex… che stupida. Volevo la fama, volevo dimostrare che ero alla tua altezza… e invece ho buttato via la mia vita...».
«Anna… non torturarti così. Eri ferita, stavi combattendo. Non è solo colpa tua. È di questo maledetto West… è mia… è di El Muerto che ti ha trascinato in questa trappola».
«Tex… dimmi la verità. Quanto tempo mi rimane? Voglio saperlo. Quanto ancora posso stare qui con te… prima di andarmene davvero...».
Lupo Grigio rispose al posto di Tex. La sua voce antica e profonda risuonò nel cimitero: «Il suo spirito è molto forte, Ranger. Le erbe hanno rallentato il sangue… ma la morte è già dentro di lei. Ha forse un’ora… forse meno. Quando il respiro diventerà troppo corto e freddo, allora se ne andrà».
Anna ascoltò le parole dello stregone senza paura.
«Un’ora…», mormorò. «Allora non sprecarla, marito mio. Parlami ancora. Stringimi. Dimmi tutto quello che avresti voluto dirmi in questi anni. Voglio andarmene con la tua voce nelle orecchie…».

Il tempo nel cimitero di Pueblo Feliz sembrava rallentato, ma inesorabile.
Anna Frazer, che fino a poco prima aveva mantenuto una certa forza, cominciò a perdere il controllo. Il suo respiro diventava sempre più corto e affannoso. Gli occhi, prima lucidi di amore e rimpianto, ora si spalancavano per la paura. Il corpo, scosso da brividi, tremava visibilmente.
«Tex… Tex!», esclamò improvvisamente, con voce più alta, quasi stridula. «L’emorragia… bloccala! Ti prego, bloccala! Sento il sangue che esce… non voglio morire così… non voglio!».
Anna alternava momenti di lucidità a ondate di puro terrore. Un attimo era lucida e dolce, quello dopo diventava disperata e quasi infantile.
Improvvisamente, tornava a rivendicare quello che aveva conquistato: «No… no! Io sono tua moglie! Tu hai sparato a Kelly per me! Io ho vinto…! Dimmi che sono tua moglie, Tex! Dimmelo ancora!».
Tex le rispose subito: «Sei mia moglie, Anna. Sei la signora Willer».
Anna sembrò calmarsi per qualche secondo, ma poi un’altra ondata di panico la travolse. Cominciò a scalciare debolmente con le gambe, come se volesse fuggire dalla morte stessa.
Lupo Grigio scosse lentamente la testa, continuando il suo canto basso, ma si capiva che stava solo ritardando l’inevitabile.
«Promettimi che non mi seppellirai qui… promettimelo! Voglio stare con te… anche dopo… non lasciarmi in questo cimitero maledetto…».
Anna Frazer stava perdendo completamente il controllo. La donna forte e spietata che era stata fino a poche ore prima si stava sgretolando sotto il peso della morte che si avvicinava. Il suo corpo, devastato da tre pallottole, si ribellava con tutta la forza che le rimaneva.

Lupo Grigio, vedendo che la situazione stava degenerando, intervenne con più decisione. Posò una mano sulla spalla di Tex e cominciò a cantare più forte, con una voce profonda e vibrante che sembrava provenire dalla terra stessa. Prese dalla sua sacca una piccola fiala contenente un liquido scuro e ne versò alcune gocce sulle labbra di Anna.
«Basta, donna dal cuore di lupo», disse lo stregone con tono autorevole ma calmo. «I tuoi spiriti stanno combattendo. Lasciali riposare un momento».
Il canto di Lupo Grigio riempì il cimitero, creando una specie di diversivo ipnotico. Per qualche istante Anna sembrò calmarsi, gli occhi persi nel vuoto mentre ascoltava la cantilena antica.

Anna Frazer era ormai al culmine della disperazione più totale. Il suo corpo potente, distrutto da tre pallottole, si ribellava con furia alla morte. Il respiro era un rantolo continuo, gli occhi spalancati dal terrore.
«Stregone!», ordinò Tex con voce dura, che non ammetteva repliche. «Dalle le tue droghe più potenti. Subito! Voglio che resti con me ancora un po’, anche se deve perdere conoscenza. Fallo!».
Lupo Grigio esitò solo un istante, guardando la donna che si agitava in modo sempre più scomposto. Poi annuì gravemente.
«Quello che chiedi è pericoloso, Ranger. Può accelerare la fine…».
«Fallo!», ringhiò Tex.
Lupo Grigio eseguì la richiesta e riprese a cantare più forte, scuotendo i sonagli rituali per distrarla dalla morte, mentre la potente donna si aggrappava alla vita con ogni mezzo, anche il più disperato e primitivo.

TEX: IL RITORNO

DELLA DIABLERA

di Salvatore Conte (2024)

   

       

«Proprio convinto che quella vecchia storia sia del tutto chiusa, pa'?».

«A questo punto, non me la sento più di dirlo».

«Ugh! Quella volta abbiamo commesso un errore: ricordo ancora come fosse ieri...

Nessuno di noi la toccò...

Rimanemmo vicini al corpo della Diablera soltato pochi istanti, per il timore di incorrere in altre trappole, suggestionati da quell'atmosfera da incubo».

«Vuoi dire che... poteva trattarsi di una semplice visione...?».

«Io non capisco di cosa stiate parlando...», Thomas, il figlio del Dottor  Ferguson, li interrompe per un attimo; ma viene ignorato.

«Se non ricordo male, la strega ci aveva già ingannato, facendo apparire sulla nostra pista dei lupi senza corpo».

«Hai ragione, Tiger; ora ricordo. Può esserci del vero in ciò che dici.

In ogni caso, andremo a fondo di questo mistero».

«Fermi un momento... mi viene in mente un altro particolare, adesso...».

«Sentiamo, vecchio cammello...».

«Sulla fronte la strega portava un teschio, ve lo ricordate?».

«E allora?».

«Allora, professore... sulla fronte del cadavere che abbiamo visto noi, non c'era nessun teschio...».

«Come puoi dirlo, dopo tutto questo tempo?».

«Mah... ecco...», Carson non sa cosa rispondere a Tex; in compenso, alza gli occhi, d'istinto, verso le pareti della gola.

È come se quel pensiero gli fosse stato suggerito da qualcuno...

«Comunque anche il nostro amico Morisco è capace di creare illusioni nella mente altrui con la forza della propria: vi ricordate quella volta nello Yucatan?».

«Certo, è vero, satanasso... quella poi, se non ricordo male, fu una disillusione...».

«Sì, una disillusione che ci salvò la pelle, vecchio mio».

Tex e pards sono giunti a Tubac sulle tracce del Dottor Ferguson, di cui non si hanno più notizie, in compagnia del figlio Thomas.

Il padre aveva alloggiato nell'unica locanda del paese; la moglie del proprietario, Esperanza, è anche la riluttante domestica del Dottor Stevens, amico e collega di Ferguson.

Willer vorrebbe mettere sotto torchio la bella governante, ma deve trattenersi.

Willer e i suoi pards recano visita al famigerato Dottor Stevens, ma questi - pur fingendo una cordiale ospitalità - si dissimula dietro risposte generiche e prevedibili.

L'amara verità viene presto scoperta: la Diablera è davvero tornata!

L'importante strega ha svolto ricerche presso il Meteor Crater e ha scoperto che in profondità alcuni ricci verdi sono ancora vitali.

Grazie agli immensi poteri di questa forma di vita aliena, Mitla si è messa in società con il Dottor Stevens, bramoso di ingredienti particolari per i suoi folli esperimenti.

È stato dunque così che la strega è riuscita a ricreare una terribile trasformazione simile a quella già ottenuta nei confronti di suo fratello Guaimas.

I potenti ed efferati uomini-scimmia sono tornati insieme a Mitla!

Questi vengono impiegati in rapine e razzie di vario genere, allo scopo di finanziare ulteriori ricerche.

La strega, benché invecchiata e imbolsita, sfrutta il suo fascino per tenere ammansito Stevens, e per controllarlo meglio gli ha messo addosso Esperanza, assunta nella propria organizzazione.

Anche questa volta, però, Tex Willer viene a romperle le uova nel paniere.

Tuttavia il ranger non ha intenzione di ucciderla, come del resto non ne aveva in occasione del loro primo scontro.

Di sicuro vorrebbe consegnarla al Morisco, affinché possa tentare di ammansirla e di carpirle qualche importante segreto.

Ferguson è stato fatto prigioniero e obbligato a collaborare, ma l'insistenza del figlio, che si è rivolto a Tex Willer su consiglio dell'Agenzia Pinkerton, si è rivelata letale per l'organizzazione creata da Mitla, a cui non rimane ormai che una precipitosa fuga in compagnia della fedele Esperanza, la quale sta alla strega come il buon Eusebio sta a El Morisco.

TEX: TESTE DI FERRO

di Salvatore Conte (2024)

Tex ha messo fine allo sporco commercio di due loschi individui che bazzicavano le riserve indiane.

«Qualcosa non mi va giù, Tex».

«A cosa alludi, amigo?».

«Al serpente più velenoso».

Tiger allude al quarto socio della banda; la donna indiana che sta con lui non vede di buon occhio gli affari pericolosi del compagno e forse è pronta a parlare.

Nel mentre, Anna Frazer ha fatto visita al suo ricettatore, rassicurandolo sul prosieguo delle attività di ricerca, malgrado la triste dipartita dei suoi soci.

Adesso, però, abbiamo una traccia, fratello.

Se la squaw ha detto il vero, e io credo che lo abbia fatto, ne sappiamo più della stessa Frazer, e possiamo anticiparla».

«Bueno...

Occhi aperti, Tiger... non mi fido della Sbottonata, o di come accidenti si faccia chiamare...».

«Ugh!».

Anna Frazer e il socio meticcio Cubero piombano alle spalle dei due pards e per poco non li ammazzano.

Poco dopo, però, è Tex a sorprendere la donna...

           

«Allora, bella zoccolona, a che gioco giochiamo?».

«Al gioco del pezzo di fica che cerca un po' di soldini, e anche un buon marito...»; la donna si avvicina a Tex con la lingua di fuori, languida e zozza.

«E va bene... facciamo fuori Cubero e ci mettiamo insieme», il ranger non sa resisterle. Anna è un calibro da guerra.

«Prima deve parlare, però».

«Bene, il vecchio cammello ha finito il suo lavoro...».

 «E l'oro?».

«Non sei tu l'esperta, bambola?».

«Era meglio aspettare prima di tappargli la bocca; comunque l'oro dev'essere nascosto all'interno del pueblo... lo troveremo da noi... socio...».

«Contenta, vero?», e ne approfitta per strizzarle le zinne sbottonate.

La fa sfogare addosso all'oro, e poi prende la parola: «Ce n'è abbastanza per tutti e quattro, inutile fare gli schizzinosi o pensare di fare ammuffire questa roba in un museo per turisti idioti.

La mia parte va in dote alla mia fidanzata... da adesso in poi righerà dritto... o quasi... visto che l'oro andrà venduto ai collezionisti.

Comunque, lasceremo qui il grosso del bottino, sarà una specie di grande salvadanaio, altrimenti qualcuno potrebbe mangiare la foglia.

Tu sai a chi rivendere un po' di questa roba, Anna?».

«Certo che sì, hai fatto un affare a metterti con me...».

«Lo so...».

Tex ha lasciato dietro di sé una grossa parte del tesoro, ma quella più importante se la porta appresso...