È
difficile correre con la pancia imbottita di piombo.
Ma Pamela sapeva farlo.
Anche se appesantita da cinque pallottole .223,
la possente mignottona mercenaria non era tipo da mollare.
Pamela Shoop era reputata tra gli assassini
freelance più efficienti al mondo.
Cinque colpi in pancia non erano sufficienti a
fermarla, almeno non subito.
Tutto era cominciato con un incarico troppo
invitante per essere rifiutato.
Pamela era la migliore e lei lo sapeva.
Nessuno era mai riuscito a fregarla, né i poliziotti, né i
giudici, e nemmeno gli altri criminali.
Tuttavia aveva dovuto pagare un prezzo: in diverse occasioni
aveva rischiato di rimanere uccisa.
Le sue budella avevano assaggiato più piombo di un intero
plotone di marines in Vietnam.
Era viva grazie alla sua quasi soprannaturale capacità di
assorbire i colpi, che andava ben oltre la casistica medica.
In quei momenti, Pamela non si faceva travolgere dal panico,
anzi quasi riusciva a godere di quei buchi in corpo.
«Ooogh!».
Era questa la sua
esclamazione fatale di dolore, sorpresa e piacere, insieme.
Per il resto la Shoop, anche
a 50 anni, rimaneva un grosso pezzo di fica, gonfio e fasciato da camicioni tempestati di bottoni
lenti.
«Nettare»,
disse l'italiano dalla figura distinta.
«Dimmi di più», gli rispose
la bionda.
Lo conosceva come "Sal".
L'aveva contattata come molti
altri prima d'allora; con un mucchio di soldi d'anticipo, per sollecitare la sua
attenzione.
«La Società
Bilderberg
lo chiama così.
È un siero in grado di
rianimare i morti, da somministrare tramite iniezione, entro un'ora dal decesso.
L'hanno già sperimentato su
tre condannati a morte.
I tre sono stati giustiziati
una seconda volta, ma non si sono riavuti.
Il
siero funziona una volta sola.
Ebbene... io rappresento
un'ala della Bilderberg che intende produrre il siero su scala industriale, in
modo da soddisfare chiunque abbia abbastanza soldi da rifarsi una vita... diciamo
così».
«Vai avanti».
«La
formula del siero e un lotto campione di fiale sono custoditi nel sottosuolo di Ginevra, all'interno di
un'installazione segreta della Società, collegata alle fognature della città.
Il tuo obiettivo è penetrare
nella base e creare un diversivo, tenendo impegnate lo loro difese, mentre io
mi occuperò di portare via la formula con tutte le dosi di siero che riuscirò a
trovare.
La
struttura è difesa da decine di paramilitari, tra cui molte donne, perché i
gerarchi della Società, credendosi intoccabili, le usano più che altro per
sollazzarsi.
Pertanto non incontreremo una
grande resistenza».
«Va bene, ci sto».
I due mercenari si calarono sotto la città da un tombino
fognario.
Attraverso una mappa in possesso del killer italiano,
raggiunsero la zona rossa.
C'era scritto "Casa dei Cantonieri fognari" sulla porta.
Sal fece saltare la serratura con una microcarica. L'allarme
entrò in funzione.
«Qui ci separiamo, Pamela.
Questi corridoi sono simmetrici e formano un ovale, al cui
interno sono situati i locali della base: spara a tutto
quello che incontri e vai avanti. Io farò lo stesso.
Ci rivediamo alle tende rosse, al vertice opposto dell'ovale; l'uscita è lì».
La Shoop cominciò subito il suo lavoro.
Dopo
non più di cinquanta metri, Pamela si vide venire incontro tre uomini armati di
AR-15.
Pow-Pow-Pow...
La mercenaria prese la mira e li abbatté con tre colpi
in fronte, precisi al millimetro, utilizzando la mitraglietta in modalità tiro singolo.
Poi ne avvistò altri due.
Pow-Pow...
Bang!
Stavolta uno dei due lasciò partire un colpo,
prima di cadere morto.
Mentre continuava ad avanzare nel lungo corridoio tondeggiante,
Pamela
sentì arrivare altre guardie.
La forma curvilinea del passaggio consentiva di rimanere al
riparo dell'angolo cieco fino all'ultimo, e poi di scartare velocemente sul lato
opposto, sorprendendo gli opponenti.
In questo caso, la Shoop aprì il fuoco a raffica.
Erano donne, le mignotte di cui
aveva parlato Sal.
Ne fece fuori una mezza
dozzina; però una di queste, prima di crollare, riuscì a rispondere.
Bang-Bang...
«Ooogh!».
La puttanella cadde morta a terra, ma Pamela aveva incassato due pallottole in
pancia...
Altre quattro mignotte
sbarrarono la strada alla mercenaria bionda.
Con una mano sulla pancia e
l'altra sulla fedele mitraglietta a tiro multiplo, Pamela fece partire una raffica.
Rat-Rat-Rat...
Bang-Bang... Bang!
«Ooogh!».
L'eco non corrispondeva.
Infatti un paio di donne erano riuscite
a sparare, prima di crepare.
E altre tre pallottole
calibro 223 avevano raggiunto la Shoop nel pingue addome...
Gli avversari, però,
sembravano finiti.
Adesso doveva arrivare alle
tende rosse!
Le tende c'erano, l'italiano
no.
«Dove cazzo... ukh... sei
finito...», sussurrò tra sé la mercenaria bionda, con le mani pressate sulla pancia e la
mitraglietta a tracolla.
Quando la vide, fu troppo
tardi.
Una puttana ferita le puntava
contro la canna del suo mitra.
Era una vecchia cessona con tanto
piombo in corpo, una di quelle che - magari pensando ai figli - cercano di
salvarsi a tutti i costi; in ogni caso, doveva avere una discreta capacità di
assorbimento, non troppo diversa dalla sua.
«Maledetta troia...».
«NO!!», Pamela urlò disperata.
Ma l'altra non si fece irretire.
Rat-Rat-Rat...
«OOOHGGH!!».
Altre cinque pallottole in
pancia!
Ma poteva ancora gestirle...
«Aspetta... ukh...
aspetta...!».
Inutile.
Rat-Rat-Rat...
«Hougghk…hooughhk...!!».
Ancora pallottole!
Erano diventate tante!
Pamela era impietrita, ma
non crollava.
«Maledetta... houghhk...».
Rat-Rat-Rat...
Stavolta, però, non si
aprirono altri buchi.
Almeno non nel suo
corpo di gran classe.
«Mi dispiace non essere
arrivato prima...
Ma ho con me il siero; se
occorre, ne avrai una dose...».
Sal aveva liquidato la
mignottona troppo zelante, con una raffica nella schiena.
«Peccato... ukh... grossa
puttana...», guardandola a terra, schiantata.
«Era Susan Benson, l'amante di
James Bond; in questo periodo faceva servizio qui. Non volevo ammazzarla, l'ha
tradita il panico.
Quando 007 lo verrà a sapere, si incazzerà
da morire...».
«Allora... dalle una fiala... meglio...
ukhh... non
averlo addosso... quello...».
«Okay, poi ti metto su una
carrozzina e andiamo via; e se serve, ne avrai una anche te...».
«Non mi va... ukhh... di
sprecare... una vita... Sal...».
Superarono insieme le tende
rosse, che si aprivano sull'ingresso principale della struttura, il seminterrato
dell'obitorio comunale di Ginevra, un posto in cui nessuno andava a ficcare il
naso, e anche molto comodo per gli esperimenti in corso...