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La Signora della Guerra

LA SIGNORA DELLA GUERRA

di Matthew Tusk e Salvatore Conte

(live role play, 31 dicembre 2019 - 1° gennaio 2020)

Non ci sono soltanto loro: i Signori della Guerra.

In Congo, Anna Frazer è la Signora della Guerra.

Per i suoi uomini vale una sola regola: saper reggere e gestire il piombo, e tornare alla base, sempre e comunque, non importa quanto piombo si sia mangiato.
Verrebbe da chiedersi, però, se anche lei sappia incassare.

E se lo chiedono anche loro: i suoi uomini.

«Abbastanza, non dico che sia una corazzata, ma - quantomeno - non crolla come una puttana al secondo o terzo colpo», questa una delle tante opinioni sussurrate intorno al bivacco.

L'occasione buona giunge presto.

La giungla è un brutto posto, non c'è rispetto per nessuno, nemmeno per una bella amazzone come Anna Frazer.

Il clima è teso, il ritmo è frenetico.

Tre-quattro colpo sono sufficienti...

Quantomeno a rallentarla.

Ma ce ne vuole un altro paio per metterla col culo a terra.

È fatta, Anna Frazer è fatta.
Isolata dai suoi uomini in fuga, con tanto piombo in corpo e qualcuno che la cerca per saldarle il conto.

Adesso bisognerà vedere se almeno si useranno modi da gentleman per affondarla.
Un killer di buone maniere le siederebbe accanto e le offrirebbe una sigaretta,
prima di finirla con due colpi al petto.

Ma dovrebbe meritarseli.

Perché altrimenti la farebbe sudare fino alla fine.

Anna annaspa: sente la fine. Almeno un paio di colpi devono essere mortali.

C'è il rischio che la situazione precipiti in fretta.

Giusto il tempo di un'ultima sigaretta...

E se invece facesse storie, cercando di salvarsi? Se provasse a farsi tamponare i buchi e a chiedere pietà come una vecchia troia?
Forse per Matthew Tusk sarebbe ancora meglio, Anna Frazer sarebbe in suo dominio.

Sarebbe stato in grado di illuderla in merito a un possibile accordo.

Sebbene lei, in cuor suo, avrebbe dovuto capire la situazione, trattandosi solo di una questione di tempo, non le sarebbe costato nulla provarci.

L'illusione di salvarsi è troppo forte per chiunque. Lo è anche per la Signora della Guerra.

L'ha riconosciuto in mezzo alle raffiche; si conoscono.

Un signorino della guerra, per certi versi. Ma forte e palestrato, con gusti ambivalenti.

«Ehi... Matto... che ti sei messo in testa...? Di fottermi...?

Ci sei andato vicino...

Ma non sono finita... posso ancora tentare...».

Lei è appoggiata con la schiena a un tronco d'albero, la testa piegata sul petto.

Lui spunta fuori dalla macchia, con il mitra spianato.

Appena lo vede si allenta due bottoni della camicetta da mercenaria, ormai zuppa di sangue.

Preferisce questo a tentare un altro tipo di reazione: ha i riflessi allentati, toccare la pistola servirebbe solo a farsi sparare addosso, e a schizzare all'inferno.

Preferisce tirar fuori le sue arme più pericolose, senza correre rischi.
«Ascolta, Anna... hai bisogno di cure. Dimmi dove si trova il carico d'armi e ti tampono per bene tutte le ferite. Ho della morfina con me: ti sentirai subito meglio...».

«Il gioco... lo comandi tu... Matt...», affanna. «Quelle armi... all'inferno... non mi servono più...».

Anna Frazer parla. E di corsa.

Lui, intanto, le infila le mani nella camicetta e le tampona le zinne pulsanti voglia di vivere.

Quando ha finito di parlare, le tampona come promesso anche il resto e le fa una siringa di morfina.

«Che vuoi fare... di me...?», gli chiede, senza riuscire a nascondere la sua ansia mortale.
«Adesso ti faccio vedere», si allenta i pantaloni e se la prende.

Lei ci sta. Resistere servirebbe a poco. Ma soprattutto vuole convincerlo a non freddarla.

Anna non è mai stata molto umile in vita sua.

Si sente ancora una gran fica ed è convinta di salvarsi in qualche modo.

Ma è anche molto furba. Lui sembra aspettare il momento topico per concederle il colpo di grazia.

Lei non sembra molto interessata.

Anna inventa una fitta terribile di dolore e si rovescia su un fianco, spezzandogli il ritmo.

Matt rimane piuttosto deluso: potrebbe facilmente imporsi, palestrato com'è, ma ha capito il messaggio.

Vuole proprio salvarsi, a tutti i costi. Le prova tutte.

Non le interessa scopare, ma tenerlo sulla corda, evitando di mandarlo troppo in estasi.

D'altronde le donne leggono negli uomini, i moribondi nel futuro: perciò una donna moribonda è davvero una veggente nei confronti di un uomo...
Intanto si fa desiderare, cerca di commuoverlo, poi tenterà anche di strappargli una chiamata d'emergenza all'elicottero nero: è una sorta di eliambulanza mercenaria, anonima, che svolge questo servizio dietro pagamento a qualunque milizia lo richieda.

«E va bene, Anna... ho capito quello che hai in mente». Esce un attimo e depone il telefono satellitare a qualche metro di distanza. «Adesso fammi venire, poi diventerà tuo. Chiamati l'elicottero», la voce è fredda, ma la Signora della Guerra intravede la salvezza: è questo ciò che conta per lei.

Adesso è lei che ha fretta.

Lui esce di nuovo e la Frazer comincia disperatamente a strisciare come una grossa biscia verso l'apparecchio.

Per una nelle sue condizioni non è facile coprire quei metri.

Matt si gode tranquillo la scena: la scia si sangue che le fa da ombra mentre struscia e ancheggia.

Una volta, una mercenaria morente usò gli ultimi attimi per chiamare la figlia...

È curioso di vedere cosa farà Anna: anche lei ha una figlia. Lui si informa sempre molto bene sui suoi obiettivi, prima di colpire...
La Frazer mormora qualcosa.

Ha paura di non farcela: di certo è un'imprecazione ed è facile capire chi ne sia il destinatario...

Improvvisamente lo schermo del telefono si illumina, ma non è facile per lei - con gli occhi appannati dalla morte - leggere cosa dica.

Matt si avvicina velocemente, un occhio sull'apparecchio per controllare chi stia chiamando, un orecchio sulle labbra della stronza: «Hai qualcosa da dirmi? Parla forte, non ho sentito bene...», la prende anche in giro.
Ma Anna Frazer è una vigliacca, in fondo: vuole salvarsi a tutti i costi, non osa ripetere le sue maledizioni a un orecchio tanto vicino.
«Forza, dillo!», diventa minaccioso.
Ma poi col piede avvicina il telefono.

«Aspetta...», sussurra Anna. Ha paura, capisce che fa sul serio e che non deve farlo incazzare troppo.

Per un attimo gli occhi della Signora si rianimano, la Frazer cerca di leggere sul piccolo schermo.

Forse è il nome del suo assassino, anche se è un termine improprio nella giungla: cacciatore è più adatto.
«Eebbene... era tutta una trappola. Sei stata giocata, hai fatto troppo rumore ultimamente».

«Aspetta...», ancora quella parola: la mente è annebbiata, pensare le costa un dolore fisico. «Aspetta...
digli che...».

La fissa, divertito.

La sua agonia lo eccita.
«Che... sono morta... ma non farlo...», le parole sono sconnesse: la buona sintassi è un lusso che non può più permettersi. «Rispondi... dammi una prova... che... mi ami... che... sei stato... obbligato... a farlo...», non ha più fiato. «Ti ricordi... mia figlia...? La conoscesti... a Kinshasa...».
Matt si siede dietro di lei, così può farla sdraiare sul petto. «Fallo per lei...».
L'uomo si accende una sigaretta.
«Cosa vuoi che faccia per lei?».
«Non uccidere... sua madre...
Se ti piace... avrai anche lei...».
Matt avvicina la sigaretta alle labbra della Frazer.
Senza dire parola.
La Signora della Guerra tira una boccata: anche la tossicità del fumo non è più un problema per lei...

Poi la sputacchia via insieme al sangue che ha in bocca: forse quella sigaretta le fa paura; sa quanto Matt sia pericoloso, e che difficilmente tradirà il suo committente.

Non vuole esprimere nessun ultimo desiderio.

Non vuole dargli alibi, anche ammesso che abbia una coscienza.

Vuole tentare ancora di persuaderlo.
Deve riprendere a parlare...
«Una foglia... ce l'hai... una foglia... di quelle buone...».
Deve coinvolgerlo.
Spingerlo a investire su di lei.

Matt, però, non appare minimamente interessato in quello che dice; tuttavia - per una sorta di estremo rispetto - le consegna quello che ha chiesto. Inoltre le ritampona per bene il seno nudo, colpito da una pallottola. Anna sembra l'amazzone ferita di Fidia.

La Frazer è lusingata, forse è riuscito a giocarlo, forse si riporta a casa la pelle: un paio di pallottole possono ucciderla, ma è lucida, c'è ancora un po' di tempo.
Lui, però,continua a non esprimersi, a ogni boccata che dà alla sigaretta ne offre una anche a lei.
La Signora della Guerra si ricopre il seno con la camicetta.
Un gesto strano.
Quasi pudico.
Mastica la foglia, ma rifiuta la sigaretta.
«Non ho... molto tempo... cosa... hai risposto... al... al tuo... committente...».
«Niente, non gli ho risposto niente. Sai benissimo qual è il destino che ti attende.

Adesso vedi di crepare con un briciolo di dignità, mi hai stancato».
Matt fa scorrere la sua pistola sul fianco sinistro di Anna, premendo la canna appena sotto la mammella.
«No... aspetta...! Non farlo...!».
«Fai in fretta, il tempo è denaro».
«Mi... avevi promesso... di aiutarmi...».

«Ti ho promesso di tamponarti i buchi e l'ho fatto.

Non di risparmiarti».
«Dammi il telefono... ti prego...».

Matt le mette in mano l'apparecchio.

Ma lei mangia subito la foglia. Un'altra.
«Fai presto e non fare scherzi, altrimenti farò in modo che tua figlia a Natale riceva in dono la tua testa».
«Chiama tu... ti prego...
Ho le mani sporche...
Ma non lei... chiamami... un'ambulanza...». Anna è costretta a rilanciare, cerca di imporsi in qualche modo. Ancora non vuole pensare che lui osi premere quel dannato grilletto. «L'elicottero nero...».

«Sì, ho capito».
«Chiama tu...».
Matt scorre tra i contatti e avvia la chiamata.

E le appoggia il telefono all'orecchio.
Con la mano, intanto, lei cerca delicatamente di spostare la canna della pistola dal proprio fianco.
«Parlaci tu...».
Ma l'uomo gliela preme addosso con ancora maggior forza, è irremovibile.
Anna sente una voce rispondere.
Poi un boato, proveniente dall'arma di Matt.
«Col cazzo, puttana!».
«No...», ha ancora la forza di sussurrare... delusa, mortalmente delusa...
Matt si rialza di colpo, facendola rovesciare a terra.
Anna scalcia disperata a vuoto, quasi una reazione automatica: anche una come lei deve predisporsi a morire adesso.
«Per...ché....», balbetta, con gli occhi ormai fissi.

Sa che la sta ascoltando.

Sa che la chiamata è partita.

La posizione viene acquisita in automatico.
L'elicottero nero partirà subito.

Il protocollo d'intervento non prevede l'annullamento della chiamata; spesso il telefono cade in mani sbagliate; l'elicottero parte e va: è la legge della giungla.

E gode anche di una certa immunità: è vietato sparargli addosso, perché un giorno potrebbe servire a chiunque.
Troverà il suo cadavere, almeno?
Non sa se vada consegnato al committente come prova.
O se basteranno delle foto.
Se arrivano a meno di un'ora dalla sua morte, l'ambulanza cercherà di rianimarla: applicano infatti protocolli segreti ancora sperimentali.
I risultati vanno a finire ad Area 51.
Anna è conciata male, ma è fortunata (forse).
Matt ha l'obbligo di scattare soltanto delle fotografie al suo corpo; tuttavia il committente è una persona d'esperienza: vuole che vengano fatte in condizioni di luce più che buona per affermare oltre ogni ragionevole dubbio che si tratti della persona in questione; inoltre - se donna, come nel caso di specie - i seni devono essere scoperti.
L'uomo le apre la camicetta prima di adempiere all'ultimo obbligo impostogli: piazzare un proiettile esattamente al centro, all'altezza dello sterno.
Pertanto va sopra di lei e prende la mira, spostando delicatamente le tette ai lati, così da esporre il profondo solco, e preme il grilletto.
Il sangue di Anna non esce copioso come Matt si attendeva, ma solo perché l'impatto le ha distrutto lo sterno e solo dio sa l'entità dell'emorragia interna che le schegge dell'osso le stanno procurando.
Questo è sufficiente, le fa una dozzina di foto e - prima di andarsene - le tira un calcione alla testa.
Il suo addio alla bella puttana, perché lo guardava fisso con occhi di rimprovero.

La puttana che voleva scambiare la figlia per la propria vita...
Non ci sono più le madri di una volta.

Però era davvero una bella puttana.

Peccato averla fritta, sembra pensare Matt, mentre si allontana.
Si volta indietro un'ultima volta e gli sembra di vedere ancora un sussulto provenire dal corpo.
Scuote la testa, scettico.

Missione compiuta: è questo ciò che conta.

Poteva farle scoppiare il cervello, se avesse fatto la brava, e fumato tranquilla l'ultima sigaretta; ma ha preferito soffrire fino alla fine.

Doveva sapere che sarebbe comunque morta in meno di due ore: dove pensava di andare?

A piangere da chi?

Certo, due ore sono tante quando stai per morire. Pensi di fare ancora tante cose.

Sorride.

Una mezzoretta, comunque, tra gemiti e colpi d'anca, se l'è presa.

Il cacciatore continua a marciare solitario, quando le pale di un elicottero cominciano a frullare in lontananza, molto oltre la sua testa.

A questo punto la curiosità quasi lo uccide più delle pallottole che Anna avrebbe voluto piazzargli addosso.

Matt decide di rimanere nascosto nei paraggi e vedere cosa fanno paramedici.
Non perché siano semplici infermieri, ma perché medici radiati dall'albo, invischiati negli azzardati esperimenti di Area 51.
È come se volesse veder stilare il certificato di morte della Signora, che ha fritto su commissione.

Ma rischia di rimanere deluso.
Perché questa è gente che non emette certificati di morte.
Perché per loro non esiste.
Non c'è una reale differenza tra vita e morte.
Atterrano nella radura vicino e compaiono sul posto con svariati macchinari.
Procedono senza alcuna esitazione o conciliabolo tra loro.
La circondano e le mettono addosso di tutto.

Poi una scarica fortissima.

E lui che pensava di averla fritta...

Loro sanno che qualcuno è lì, che li sta spiando, hanno strumenti molto sofisticati.

Ma non ha importanza, se quel qualcuno non interferisce.

Matt la vede portare via, ma non capisce se le gambe hanno avuto un sussulto, se è stata una reazione meccanica alle scariche elettriche.
«Rassegnati, puttana... non ti salverai...», mormora con freddezza, ma anche un pizzico di ammirazione, quasi un augurio a provarci ancora, e un po' di rammarico per non esserci.

I paramedici di Area 51 sono altamente professionali.

Nessuno conosce con esattezza i loro metodi, ma è ipotizzabile Anna Frazer sia stata rianimata e sospesa in un coma profondissimo.

Cosa rimarrà di lei non è dato saperlo.

Ma la sua pelle non è ancora appesa alla parete.

E un compromesso più stretto di questo, tra vittima e cacciatore, non si è davvero mai visto.

Lettore, se vuoi conoscere l'attrice che ha ispirato questo racconto, clicca qui.

Il racconto è un tributo alla sua bellezza, carisma, personalità.

Gli aspetti negativi sono introdotti per mere esigenze di ordine drammatico, narrativo, teleologico.

Il ruolo della protagonista va assimilato a quello dell'attrice rispetto a un film.

La devozione alla persona in questione, da parte dell'autore empirico, è implicita e assoluta.

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