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Un pupo per AgrippinA

di Salvatore Conte, Gennaro Francione e Loredana Marano

una Tragedia eternamente incompiuta

L'intensa, carismatica Elena Bonanno è stata la prima attrice ad avere incarnato Agrippina Augusta in questa nuova Tragedia destinata a rimanere eternamente incompiuta, scritta per rivelare al Mondo dei profani un antico Mistero.

AQUILEIA

piazza del Patriarcato

sabato 18 luglio 2009

ore 21:30

La Compagnia "Grado Teatro", diretta da Tullio Svettini, rappresenta “Un pupo per Agrippina”, testo teatrale scritto da Loredana Marano, Salvatore Conte e Gennaro Francione.
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Il legame, tenace e, per tanti aspetti, ancora oscuro, indecifrabile, fra Agrippina e Nerone, dopo aver interessato storici e letterati di ogni tempo, oggi appassiona anche psicologi e psichiatri, che si interrogano sul sentimento ambivalente di amore-odio di Nerone e sulla sua doppia personalità. Gli autori di “Un pupo per Agrippina” hanno scelto, sulla base di una rigorosa indagine storica, condotta da Salvatore Conte, una lettura “globale” dei fatti: i due personaggi sono indagati attraverso l’intreccio fra dimensione pubblica e dimensione privata, fra ragioni politiche e pulsioni dell’animo, capaci, queste ultime, di stravolgere ogni piano precostituito. La storia non è mai impersonale sequela di fatti, quanto viva esperienza di vita, che, in questo caso, gli autori rinnovano e cercano di far rivivere con la stessa intensità di sentimenti di allora (L.M.).
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Personaggi e Interpreti :

Agrippina - Elena Bonanno
Nerone - Tullio Svettini
Seneca - Romeo Mischis
L’Indovino Caldeo - Alessia Galzignato
Plinio - Alessia Galzignato
Danzatori: Cinzia Borsetti e Alessandro Rizzi
Musici: Ester Pavlich (arpa) e Sebastiano Titton (flauto)

Adattamento di Tullio Svettini ed Elena Bonanno
Coordinamento di Tullio Svettini
Luci a cura di Illuminotecnica “Vecio Friul” di Porpetto (UD)

Care Amiche di QDido.org,

esprimo le mie considerazioni a qualche giorno dall’evento, un po’ perché è bene stemperare l’intensa emozione che ha accompagnato la rappresentazione: che sia lode o sia critica, assumono entrambe maggiore rilevanza quando l’istante si è spento. Ed un po’ perché sono rimasto a godermi il Friuli, un’escursione dopo l’altra, in compagnia della mia grande Amica.

Desidero ringraziare tutti coloro che sono venuti, ed in particolare coloro che hanno assistito allo spettacolo in piedi, a causa dell’affluenza superiore al previsto.

Il palco presentava come sfondo la Basilica Patriarcale di Aquileia ed era montato sulle fondamenta del Palazzo del Patriarca. Non so se è necessario aggiungere che Aquileia è sito universale Unesco, ove ad ogni passo si inciampa letteralmente nella Storia.

Ho trascorso i minuti precedenti al ritorno in scena di Agrippina, all’esterno del muro absidale della Basilica, dove anziani cipressi custodiscono al fresco dell’ombra le ossa dei caduti della Grande Guerra.

La maggior parte di questi sono ignoti agli uomini. Ma ben conosciuti a Dio. Tra queste salme senza nome, una Madre che piangeva su tutte le croci affinché le sue lacrime cadessero anche sulle ossa del figlio, rimaste senza nome, scelse la salma che da allora è vegliata dai commilitoni sull’Altare della Patria a Roma. Questi giovani soldati, vergini da guerre, sorvegliano il fuoco eterno che sorge dalle ossa del Milite Ignoto. Così in quel medesimo luogo, le Vergini di Vesta vegliavano il fuoco eterno che univa in una sola famiglia tutti i cittadini di Roma.

Questa dolorosa scelta materna fu compiuta a pochi passi da una Madre che in quel nostro sabato stava per essere uccisa dal figlio…

L’entrata in scena di Agrippina è stata magicamente propiziata da una rievocazione dell’antichissimo rito della danza dei Salii, emuli dei Sacerdoti Arvali devoti ad Agrippina Augusta.

Se tutte le persone che son venute hanno resistito per un’ora ad un imprevisto e temibile freddo, ebbene vuol dire che il merito di ciò va diviso tra sensibilità del pubblico e passione degli attori.

Il testo, scritto da Loredana Marano, Salvatore Conte e Gennaro Francione, si presentava non facile per la profondità della riflessione e per il finale “a sorpresa”, che richiede di prestare particolare attenzione a tutto il percorso di maturazione del “dubbio” sulla sorte di Agrippina.

Ho quindi assistito ad un bellissimo gioco di squadra diretto dal Maestro Tullio Svettini, che si è diviso tra questo suo ruolo molteplice e quello di Nerone, soggiogando il pubblico con virtuose variazioni  espressive.

La voce profonda, ieratica, di Elena Bonanno ha mutato il freddo in calore, prodigio degno di Agrippina, e come lei, bellissima, appassionata. Sorprendente infine osservarla velata, avvolta dai Misteri della Storia.

Lo spirito truce ed infido di Seneca è stato evocato sulle scene da Romeo Mischis: confuso nel pubblico raccoglievo commenti compiaciuti per un’interpretazione di grande effetto drammatico.

Alessia Galzignato ha declinato un fedele Plinio al Femminile (coerentemente ai valori morali e politici di Plinio stesso), con un esercizio molto controllato della voce: un’interpretazione deliziosamente magnetica.

L’elegante adattamento di Tullio Svettini ed Elena Bonanno ha previsto la partecipazione di Cinzia Borsetti ed Alessandro Rizzi, che con le loro sinuose danze hanno espresso con efficacia immediata l’alternarsi delle pulsazioni nel rapporto personale tra Agrippina e Nerone, raffigurando emozioni intrecciate ed in movimento.

Si sarebbe forse sentita la mancanza della musica in una storia in cui parole e movimenti non avrebbero potuto raccontare tutto, ed è credo per questo che Ester Pavlich all’arpa e Sebastiano Titton al flauto hanno lasciato al pubblico - attraverso la mediazione della loro musica evocativa - la libertà di partecipare al destino dei due protagonisti.

Un lungo e caloroso applauso ha accompagnato il finale e salutato compagnia e autori, invitati sul palco.

La serata è stata caratterizzata da un improvviso, eccezionale freddo, tanto pungente da far battere i denti in piena estate. Un freddo non solo germanico, ma finnico. Un segno inequivocabile, potente, generoso - fuori dal tempo e dalle stagioni - dalla tappa estrema del viaggio mortale di Agrippina.

Salvatore Conte

 

cuore di Aquileia

arteria principale

solide fondamenta

sviluppo elevato

elevate fondamenta

deviazione causa Rievocazione Romana

un ponte d'antica pietra

le lacrime di una madre

per tutte le madri

la linea dell'Onore

sulla scena la Storia

la Storia per scena

scena Ovest

scena Est

case Friulane

tende Romane

scena in fermento

spettacolo permanente

il triclinio di Agrippina

cominciano gli arvali riti

riti in corso

 AgrippinAureA

Femminil Plinio

complotti in corso

intreccio di passioni

passioni e vibrazioni

applauso liberatorio

il rito più antico

il rito più universale

tutta la squadra

(meno il pupo)

AA 59 - 2009

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