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«Regina, io
son
confuso;
L’anima mia vorrebbe
Concepir il suo debito al
tuo merto,
Ma l’obbligo disperde
I pensieri in se stesso,
Stà il buon voler dal non
poter oppresso.
E non formo parole,
Per non scemar,
parlando,
La gloria, che
dall’obbligo mi nasce,
E mentre il cor
nell’obbligo ti honora,
Honorato t’adora»
La Didone
II, 10
(Enea a Didone) |
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La D. storica
(seguendo Herm)
La
D. di Virgilio
(secondo Maleuvre)
La D. di Virgilio
(senza veste)
Nessun legame?
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Dido
(Alternative Viewpoint)
Didon
- Didone
Agrippina A.
at Wikipedia
Elissar
at Phoenicia.org

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Pubblicata
l'edizione integrale di
Dido
sine veste

di
Salvatore Conte
il commento di Rosa
Maria Suriano

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Apollonio di Giovanni e bottega (Firenze, sec. XV)
"Sicheo ucciso da Pigmalione appare a Didone esortandola a
partire" (BR)
[ V.
1.353 ss. ] |
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Andrea Mantegna's Dido
Didone
s'appresta alla catabasi
[ V.
4.661 ]

Il Sacrificio di Ifigenia
[ cf. V. 4.69 pp.ss.,
4.471, 4.621 ]
"Il suo capolavoro fu il Sacrificio d'Ifigenia, che
esisteva ancora a Roma ai tempi d'Augusto e un'imitazione della quale fu
rinvenuta a Pompei",
(Enciclopedia UTET, voce "Timante", pittore greco del V-IV
sec. a.C.)
La stessa fine delle opere di Ovidio,
dopo l'esilio?
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E' Didone l'ultrix di Virgilio
assassinato da Augusto.
Tutte le prove in:
Dido sine veste
di Salvatore Conte

Nunc tibi me posito
visam velamine narres,
si poteris narrare, licet!
(Ovidius, Met. 3.192/3)
Cur aliquid vidi?
cur noxia lumina feci?
cur imprudenti cognita culpa mihi?
inscius Actaeon vidit
sine veste Dianam:
praeda fuit canibus
non minus ille suis.
(Ovidius, Tri. 2.103/6)

Una chiave
per la doppia scrittura virgiliana
ed i misteri dell’Eneide:
perché Didone non commette suicidio
ed è l'autentico Eroe di Virgilio.
"Let the cruel Trojan’s eyes
[
V. 4.661,
Kline; "hauriat oculis";
cf.
V. 12.945/6:
"hausit oculis" ]
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A.M.'s Dido (particolare)
Didone
signoreggia la spada
[
V. 1.737, 4.659,
4.661 ]

Il Sacrificio di Ifigenia
[ cf. V. 4.69 pp.ss.,
4.471, 4.621 ]
Si veda la
catabasi Elissea in Cervantes.
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Virgil's
Double Writing:
do we see by our eyes
or
do we see
by Aeneas'
eyes?
check here
what Virgil does |

And
to enlighten thee gave
against the thing they see.
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di
Salvatore Conte
Abstract
Il saggio rappresenta un autonomo sviluppo delle più recenti acquisizioni
ermeneutiche inerenti forma e strategia del linguaggio virgiliano.
In particolare, esso esamina la “doppia scrittura” di Virgilio, anche con
ricorso alla imitatio esplicativa svolta da contemporanei quali Ovidio e
Silio Italico.
Costruito con metodo interdisciplinare, ovvero con riguardo a più ambiti
speculativi (letterario, storico, politico, religioso), nel saggio vengono ricercati i punti di contatto tra la Didone, Eroina virgiliana, ed
il personaggio storico (o mitico) della fondatrice di Cartagine.
La tesi centrale si innesta sullo scenario ermeneutico che teorizza (sotto forma
di linguaggio mediato) la più profonda contestazione del regime augusteo da
parte di Virgilio: Didone rappresenterebbe il più alto livello di incarnazione
letteraria dell’Autore, assumendo la funzione di Eroe principale del Poema.
La ricerca sulle aporie testuali e sulle regole di narrazione conduce altresì
verso una drastica confutazione: il noto suicidio della Regina virgiliana non si
concretizzerebbe, ed in luogo di questo si svilupperebbe la catabasi epica del
personaggio.
Tale esito, che risulta in apparenza inedito ed assai ardito, è invece proposto
quale esplicitazione filologica di posizioni già assunte, in forma mediata, da
insigni artisti e letterati moderni, risultando altresì coerente con il quadro
storiografico giudicato più plausibile.
Brevi note sull’autore
Salvatore Conte è nato a Roma nel 1968.
Laureato in scienze politiche, e specialista in diritto comunitario, è
funzionario della pubblica amministrazione italiana.
Interessato alla riflessione critica sui grandi conflitti storico-politici, ha
dato vita ad un sito web di approfondimento, accreditato presso Università e
studiosi di più Paesi, avente quale filo conduttore il confronto ermeneutico
sulla Didone virgiliana, ritenuta figura emblematica della cultura
euro-mediterranea, ed intorno alla quale troverebbero spontanea collocazione i
più significativi scenari politici, di oggi come di ieri.

Piano dell'opera:
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§ 1. Un
problema di aritmetica o di cacozelia latens? |
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§ 2. Enea :
Eneide = X : Anti-Eneide. Didone, ovvero l’Anti-Enea di Virgilio. |
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§ 3. Un
doloroso recepimento. |
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§ 4. Asdrubale Barca: «Il
nome della sidonia Didone appartiene alla mia famiglia». Didone Belide Barca. |
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§ 5. Perché la migliore dottrina traduce comites con “ancelle”?
Comites aspiciunt (E 4.664): in un vicolo cieco del labirinto virgiliano,
ovvero la prima scrittura in corto circuito. |
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§ 6. La
tragedia di Sicheo: una tragedia dimenticata. |
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§ 7. Resa dei conti agli Inferi. |
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§ 8. Elissa,
la Gioconda; e Didone, l’Infelice. |
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§ 9. Didone,
la Pitagorica. |
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§ 10. Il rogo
di Didone: un caso di autocombustione? |
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§ 11. «La
piété d’Enée n’est qu’hypocrisie, que vent». |
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§ 12. A chi
dobbiamo credere? |
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§ 13. Sulla
pira, alla ricerca di un movente. |
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§ 14. E’
Didone l’ultrix di Virgilio? |
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§ 15. Le integrazioni per analogia: Drance
contro Camerte (a Cartagine). |
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§ 16. Le
integrazioni per analogia: il salvataggio di Turno (sulla pira). |
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§ 17. Oreste
e Ifigenia: solo una cerva per gli Eneadi. |
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§ 18. Tot oculi, tot linguae, tot auris (E 4.182/3). |
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§ 19. La
morte di Didone: un caso di omertà collettiva? |
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§ 20. Una pira monumentale: a quale
scopo? |
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§ 21. Scacco
matto alla Regina. |
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§ 22. Sibilla Cumana, Sibilla Libica, e Sibilla Fenicia. |

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§ 23. «Ingannata com’era stata, ingannò tutti». Chi ha ingannato chi? La
metamorfosi di Didone. |
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§ 24. «E le sembrò che in quelle rivivesse la sorella». La catabasi di
Didone in Ovidio. |
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§ 25. «Sono stata morta, o per lo meno, giudicata tale da quelli che mi
hanno vista». La catabasi di Didone in Cervantes. |
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§ 26. Lo
scettro del falsario e i talismani perduti. |
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§ 27. Non ne verranno altri?
Il commercio silenzioso della Regina Didone. |
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§ 28. Un pio Eroe con radici nel Tartaro. |
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§ 29. Omina mortis. |

 

Ne ho letto, ne ho scritto, ne ho temuto nere
sorti, ma cosa so di Lei?
A nobile cuor non si parla invano.
Affinché nessuna vita andasse perduta, ha atteso giorni eterni purissimi.
Altro non so che dovrei conoscere e far sapere, ed allora l’opposto incedere è
prezioso al pudore, quanto il ventre della madre è l’aurora dei figli perché li
ammette alla luce di Febo.
Quale direttore dell’orchestra barocca che improvvisa nel petto,
come in effetti tutti siamo del nostro medesimo
cuore,
tengo a freno i celesti palpiti, non resisto a
goderne quando insorgono alati.
Ha scatenato tempeste, acceso tumulti,
ma non vi è nulla che ci leghi oltre a questo, se
ancora vi è oltre questo.
La sua fiamma ha consumato ogni parte di me.
Ora invero sono io quella stessa fiamma e
soltanto a Lei è dato estinguerla. Me con Lei.
Sarò placato solo da Te, non so dire come se un
nulla basta, né quando se sarà mai.
Carneade a Didone (Molteplice e
Una)

[
go to Virgil's Dido ]

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«Tros Tyriusque
mihi nullo
discrimine
agetur»
V.
(I, 574)
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«Teucri
e Tiri
senza divario
avran leggi
e governo»
Bacchielli |
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«Beneath my
royal sway
Trojan and Tyrian equal grace
will find»
Williams
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«Troyens
et Tyriens,
je ne ferai
aucune différence»
Boxus - Poucet |
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l'Eneide di Virgilio
i Libri di Didone
Traduzione e testo latino a fronte,
con indicazione sperimentale
della natura
della narrazione.
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