
Which one is the Aeneid Dido ?
Which one is the
Virgil's Dido ?


Dea Foeda
Il primo giorno fu
questo, e questa fu la prima origine di tutti i
mali, e de la morte alfine de la regina; a cui poscia non calse né de l'indegnità, né de l'onore, né de la secretezza.

Ella
si fece moglie chiamar d'Enea; con questo nome ricoverse il suo fallo; e di ciò
tosto per le terre di Libia andò la fama.
[...] Queste e cose altre assai
la
sozza Dea
per le bocche de gli uomini spargendo, tosto in Getulia al
gran Iarba pervenne...
Da sinistra: la Verità (nuda), la Colpa, la Menzogna,
l'Innocente, la Calunnia, la Crudeltà, l'Odio,
l'Ignoranza, Re Ciascuno, la Credulità.
Citazione da V 4.169/73-195/6
(trad. di Annibal Caro).

Cosa
vi è di tanto strano?
Questa Morte di Didone
del Tiepolo è in genere ritenuta priva di fondamento letterario dalla critica
dell'arte.
Ma cosa vi sarebbe di
tanto strano nell'illustrazione del Tiepolo?
Quale lo scostamento
dal testo virgiliano?

Un uomo molto interessante, anzi pio
Non mi è penoso il fatto che i lettori siano scontenti dell’eroe;
mi è penoso il fatto che nel mio animo viva la persuasione incrollabile che di
questo stesso eroe, di questo stesso Cìcikov potrebbero essere contenti i
lettori. Se l’autore non gli avesse guardato così profondamente nell’animo, se
non avesse agitato nel suo fondo ciò che sfugge e si nasconde alla luce, se non
ne avesse svelato i più intimi pensieri, quelli che l’uomo non confida mai a un
altro uomo e se lo avesse presentato così com’era apparso a tutta la città, a
Manìlov e agli altri – tutti ne sarebbero stati lietissimi e lo avrebbero
giudicato un uomo molto interessante.
Nikolaj Vasil'evič
Gogol'
Le anime morte
(trad. di Natalia Bavastro)

Prima e Ultima
Le Poste della Repubblica di Tunisia dedicano ad Elyssa
il francobollo di maggior pregio nella serie "Personnages Célèbres Tunisiens".
Si noti, ad orecchino, il Segno di Tanit; apprezzabile l'età ben matura del
volto, indicante un netto rigetto della tesi denigratoria del suicidio; qualche
riserva sulla eccessiva virilizzazione dei tratti; capigliatura ed alcuni
caratteri del profilo (tra cui il naso aquilino), sembrano desunti dalla
monetazione punica.
Sono da segnalare, da
un lato, la storicizzazione del personaggio, e dall'altro, il riconoscimento
della leadership femminile da parte di un Paese islamico.
Il francobollo appare
inoltre artisticamente ragguardevole, felicemente impregnato da esuberanti
sfumature di porpora, e dotato di un'immediata capacità evocativa.
I nostri complimenti
al Presidente Zine El Abidine Ben Ali, novello Iarba busenelliano.
(S.C.)
La presentazione ufficiale:
Fr. - Dans le cadre de la concrétisation de la
haute sollicitude du Président Zine El Abidine Ben Ali pour la conservation de
la mémoire nationale et l'intérêt constant qu'il accorde pour hommage aux
grandes figures de la Tunisie en faisant connaître leurs œuvres et leurs
contributions grandioses à la construction de l'essor de la Tunisie, la Poste
Tunisienne émet cinq timbres-poste consacrés au personnages suivants : la
princesse Elissa, le poète et homme de lettres Ibn
Charaf Al Kairaouani, l'écrivain-ingénieur Ibn Al Chabbat, le peintre Hatem El
Mekki et Docteur Mongi Ben Hmida.
En. - In order to
concretise the constant attention accorded by the President Zine El Abidine Ben
Ali to preserve national memory and his steady endeavouring to pay tribute to
famous Tunisian great personalities and to advertise their great contributions
in building Tunisia's glory, the Tunisian Post issues five postage stamps
reserved for princess Elissa, the poet and writer
Ibn Charaf Al Kairaouani, the writer and engineer Ibn Al Chabbat, the painter
Hatem Mekki and Dr. Mongi Ben Hmida.

Dalla storia il marmo, Dai verbi lo scalpello, Dalla mente eccelsa la forma,
Dall'anima divina la vita.
(S.C.)
La metamorfosi di
Galatea
Ma
le dissolute Propètidi
giunsero al punto di negare
che Venere fosse una dea. Per l'ira del nume, si dice
che fossero le prime a prostituire il corpo e le grazie loro;
e come persero il pudore e il sangue si seccò nel loro volto,
che fossero mutate, con pochi tratti, in rigide pietre.
Avendole viste condurre vita dissoluta, Pigmalione,
disgustato dei vizi illimitati che natura
ha dato alla donna, viveva celibe, senza sposarsi, e
senza una compagna che dividesse il suo letto a lungo rimase.
Ma un giorno, con arte invidiabile scolpì nel bianco avorio
una statua, infondendole tale bellezza, che nessuna donna
vivente è in grado di vantare; e s'innamorò dell'opera sua.
L'aspetto è quello di fanciulla vera, e diresti che è viva,
che potrebbe muoversi, se non la frenasse ritrosia:
tanta è l'arte che nell'arte si cela. Pigmalione ne è incantato
e in cuore brucia di passione per quel corpo simulato.
Spesso passa la mano sulla statua per sentire
se è carne o avorio, e non vuole ammettere che sia solo avorio.
La bacia e immagina che lei lo baci, le parla, l'abbraccia,
ha l'impressione che le dita affondino nelle membra che tocca
e teme che la pressione lasci lividi sulla carne.
Ora la vezzeggia, ora le porge doni graditi
alle fanciulle: conchiglie, pietruzze levigate,
piccoli uccelli, fiori di mille colori,
gigli, biglie dipinte e
lacrime d'ambra stillate
dall'albero delle Eliadi. Le addobba poi il corpo di vesti,
le infila brillanti alle dita e al collo monili preziosi;
piccole perle le pendono dalle orecchie e nastrini sul petto.
Tutto le sta bene, ma nuda non appare meno bella.
L'adagia su tappeti tinti con porpora di Sidone
["concha
Sidonide", ndc],
la chiama sua compagna e delicatamente,
quasi sentisse, le fa posare il capo su morbidi cuscini.
E venne il giorno della festa di Venere, festa in tutta Cipro
grandissima: già giovenche con le curve corna fasciate d'oro
erano cadute, trafitte sul candido collo,
e fumava l'incenso, quando Pigmalione, deposte le offerte
accanto all'altare, timidamente disse: "O dei, se è vero
che tutto potete concedere, vorrei in moglie" (non osò
dire: la fanciulla d'avorio) "una donna uguale alla mia d'avorio".
L'aurea Venere, presente alla propria festa, coglie il senso
di quella preghiera e, come segno del suo favore, per tre volte
fa palpitare una fiamma, che con la sua punta guizza nell'aria.
Tornato a casa, corre a cercare la statua della sua fanciulla
e chinandosi sul letto la bacia: sembra che emani tepore.
Accosta di nuovo la bocca e con le mani le accarezza il seno:
sotto le dita l'avorio s'ammorbidisce e, perduto il suo gelo,
cede duttile alla pressione, come al sole torna morbida
la cera dell'Imetto e, plasmata dal pollice, si piega
ad assumere varie forme, adattandosi a questo impiego.
Stupito, felice, ma incerto e timoroso d'ingannarsi,
più e più volte l'innamorato tocca con la mano il suo sogno:
è un corpo vero! sotto il pollice pulsano le sue vene.
Allora il giovane di Pafo a Venere rivolge
parole traboccanti di gioia per ringraziarla, e con le labbra
preme labbra che più non sono finte. Sente la fanciulla
quei baci, arrossisce e, levando intimidita gli occhi
alla luce, insieme al cielo vede colui che l'ama.
La dea assiste alle nozze che ha reso possibili. E quando
per nove volte la falce della luna si è chiusa in disco pieno,
la sposa genera Pafo, del quale l'isola conserva il nome